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La religione del proprio orticello

 

 

Di Patrizia Cristaldi

patrizia.cristaldi@libero.it

Casarano, 14/05/2010

 

Sfogliando distrattamente il settimanale belpaese di sabato scorso mi imbatto in un articolo il cui titolo recita: “Liberate piazza Pisanelli”.

La curiosità mista a un pizzico di apprensione prevale sulla pigrizia del dopo pranzo e, decisa ad andare oltre il titolo, apprendo che la piazza a cui si fa riferimento è il cuore della città di Tricase, da otto mesi occupato da due gazebo degli operai del gruppo Adelchi, che protestano contro il licenziamento.

Alcuni titolari dei pubblici esercizi, nonché residenti prospicienti la piazza lamentano, attraverso una missiva indirizzata agli amministratori locali, che “piazza Pisanelli non è più il salotto all’aperto dei tricasini, i quali nelle prime timide serate primaverili indugiavano piacevolmente in questo luogo per conservare e trascorrere rilassanti ed amene ore con le loro famiglie, i bambini e gli amici”.

Gli stessi cittadini, sollecitando un intervento con i rappresentanti degli operai al fine di individuare  una soluzione circa l’ubicazione delle tende, concludono: “Pur nelle loro legittime e condivise istanze per la tutela del posto di lavoro ed il sostentamento delle loro famiglie, occupano uno spazio centrale della piazza che i sottoscritti chiedono che ritorni ad essere quel luogo incantato, senza con ciò far venire meno la necessaria visibilità del presidio operaio”.

In sostanza, questo gruppo di zelanti cittadini, pur riconoscendo legittimità alla protesta degli operai e lungi dal voler sottrarre loro visibilità, lamenta che la presenza dei cassintegrati in piazza danneggia gli affari dei pubblici esercizi, le loro antiestetiche tende deturpano la vista delle abitazioni prospicienti e, da ultimo, denunciano il rischio che il dramma di cinquecento famiglie senza più lavoro possa essere causa di turbamento  per bambini, famiglie ed allegre compagnie.

Sarei curiosa di conoscere la loro opinione circa il luogo più idoneo per allocare i gazebo ma purtroppo credo di sapere che se potessero dare libero sfogo ai sentimenti più profondi, più di quanto non abbiano già fatto, suggerirebbero di trasferire la protesta in qualunque altro luogo purché il disagio sia di altri e non il loro, meglio se nell’intimità delle mura domestiche.

Di questi tempi è normale, fedeli quali siamo all’imperante religione del proprio orticello, guardare alla tragedia di intere famiglie senza più un lavoro e senza più dignità con distacco e fastidio, come si trattasse di un fatto privato che in fondo non riguarda chi non ne è direttamente colpito, al di là dei facili annunci di solidarietà che non costano nulla.

Di questi tempi è normale che qualcuno non si imbarazzi nel dar libero sfogo alle proprie istanze più egoistiche, addirittura elevandole alla dignità di un diritto.

E nel tentativo di trovare una ragione a tutto questo mi sovvengono le riflessioni di Curzio Maltese secondo il quale oggi in Italia non ci si vergogna più di nulla. Tranne che della vergogna.

In questa prospettiva, dunque, anche noi, cittadini di questo estremo lembo d’Italia, facciamo la nostra bella figura.

 Patrizia Cristaldi

 

 

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