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Non giudichiamo... parole che gettiamo nel vento

 

 

 

 

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin,it

Casarano, 06/06/2010

 

C’è un atteggiamento molto diffuso nella nostra vita ed è quello di giudicare gli altri; ci viene naturale, giudichiamo i colleghi di lavoro, giudichiamo i parenti, figli, genitori,  nuore, suocere, conoscenti; giudichiamo tutto e tutti. Se c’è una cosa che però ci da fastidio è essere giudicati….

E dire che il nostro paese ha ispirazioni cristiane e dovremmo vivere con letizia e spirito di carità se è vero che Gesù fra le tante cose che ci ha detto, vi è anche quella di “non giudicare”.

I nostri valori cristiani, credo siano oggigiorno molto sbiaditi, e comunque, questo atteggiamento non virtuoso, è figlio è del nostro essere imperfetti, e di una scarsa attitudine all’introspezione, alla meditazione, alla riflessione di ciò che facciamo, di quello che ci succede attorno. Siamo più facilmente portati a emettere immediati giudizi su quello che percepiamo, piuttosto che fermarci un attimo per capire e riflettere prima di parlare. C’è chi assume questo atteggiamento perché per sua natura è portato a vedere sempre il male in ogni cosa, perché dentro di se porta tanta negatività da cui non è riuscito ad affrancarsi, c’è chi sente di essere una persona corretta, giusta, e non sopporta gli errori degli altri e come giudice emana sentenze a destra e manca.

E’ giusto correggersi fraternamente, avvicinarsi al proprio fratello, al collega, all’amico e con il giusto modo, fargli presente quell’aspetto che secondo noi andrebbe migliorato, e’ giusto che un genitore richiami suo figlio quando assume atteggiamenti sbagliati, per aiutarlo a correggersi. Non si può correggere qualcuno usando un tono aggressivo, violento, e soprattutto quando non riusciamo a spiegare/motivare lo facciamo con l'imposizione. Spesso succede, soprattutto nel lavoro, che qualcuno critichi l’operato degli altri, ad alta voce, in presenza di altre persone estranee; che risultato conseguiranno coloro che si comportano così? Gettano calunnie al vento! E il danno procurato dal loro tentativo di una ipotetica lamentela è addirittura peggiore dell'errore che criticavano.

Ora, cari amici, siamo tutti uomini, con i nostri pregi e difetti, mi e vi chiedo: prima di criticare qualcuno, facciamo spesso un esame di coscienza? Siamo così sicuri che siano solo glia altri a dover essere corretti, o, piuttosto, non abbiamo anche noi altri delle pecche su cui dovremmo lavorare per migliorarci?

Senza accorgercene, abituandoci a spettegolare, ci omologhiamo a quei cattivi modelli comportamentali, caratterizzati dalla superficialità che come una catena ci tengono con i piedi nel fango della mediocrità invece di essere liberi di camminare con il cuore ricolmo di gioia; gioia che nasce dalla nostra quotidiana ricerca di vivere guardando il cielo.

Una persona matura, consapevole, che crede in un Dio o nel rispetto più alto dell’uomo, si pone degli obiettivi morali nella sua vita, può prendere come modello Gesù, Buddha, Maometto, o la sua coscienza, per dare un senso alla propria vita e si impegna ogni giorno a vivere nella Grazia di Dio o della sua coscienza. Se riusciamo a marchiare dentro di noi questo desiderio, ognuno troverà la sua strada e il modo con cui realizzare il suo progetto di vita, non c’è una strada da percorrere uguale per tutti, ognuno troverà la sua, l’importante è far nascere dentro di noi questo anelito.

C’è un concetto che credo ci può aiutare molto a fermarci un attimo prima di dare un giudizio ed è “PERCHE’”, chiediamoci il perché delle cose, che cosa ha portato una persona a fare o a dire una cosa, prima che la nostra molla automatica inneschi il meccanismo del giudizio immediato. Se impariamo a domandarci “il perché”, troveremo sicuramente moltissime risposte a tante situazioni che frettolosamente preferiamo bollare con un nostro giudizio lapidario, che di fatto tranquillizza la nostra  “coscienza superficiale”, nascondendo a noi stessi la verità che spesso preferiamo omettere per non riconoscere forse i nostri errori.

Se iniziamo a comprendere questi concetti, giorno dopo giorno, possiamo iniziare a vivere cercando di evitare quegli atteggiamenti poco cristiani  del “NON GIUDICARE”, questa “virtù” se desiderata, si può attuare nella nostra vita chiedendo aiuto a Dio e impegnandoci personalmente in un esercizio pratico abolendo il pettegolezzo fine a se stesso dal nostro parlare. Sapete cosa faccio io? Me lo scrivo sullo sfondo del cellulare, sull’antina dell’armadietto dove lavoro, e spero di averla impressa anche nel mio cuore. Riesco a non giudicare? Non sempre, ma noto che credendo in questo valore, ogni giorno mi sforzo di farlo, e come una atleta, mi alleno per migliorarmi.

Cosa provo? Una gioia interiore grandissima.

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 Preghiera indiana: Grande Spirito, dammi la saggezza e la forza di non giudicare mai nessuno se prima non ho percorso almeno un miglio nei suoi mocassini

 

"Non credere a nulla, semplicemente per sentito dire, non importa dove l'hai letta o chi l'ha detto, neppure se l'ho detto io, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.
Non credere nelle tradizioni, perché sono state tramandate per molte generazioni.
Non credere in niente, solo perché se ne parla tanto, o è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli uomini.
Non credere semplicemente perché è scritto nei tuoi libri religiosi.
Non credere solo per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani.
Ma se dopo l’osservazione e l’analisi personale, scopri che è d’accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettala e vivi per essa. (Buddha)

 

 

 

IL SENSO DELLA VITA - LORENZO JOVANOTTI CHERUBINI

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

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