"Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio."
(W. Shakespeare)

 

 

 

 

 TuttoCasarano

  Lo spazio web a disposizione dei cittadini

  Home page

   La vita Politica

  Lo sport

  Cultura

  Tutto città

   Informazioni turistiche

    scrivici

"L'amore, al pari della preghiera, è una forza e un processo evolutivo. E' curativo. E' creativo." (Z. Gale)

Sui cattolici disobbedienti

 

Di Luca E. Caputo

absoluc@virgilio.it

Casarano, 16/04/2010

 

Vorrei esulare dallo specifico dalla pillola abortiva e delle sue proprietà farmacologiche per tornare per un istante alla questione che mi pare venga posta da Enrico Giuranno: ossia del rapporto tra la Chiesa e i suoi fedeli. In particolare i suoi fedeli disobbedienti, espressione nei confronti della quale accuso un certo disagio; e tuttavia, questo ossimoro può forse fornire un esempio di disobbedienza: magari non proprio quella cui accennava Primiceri, ma pur sempre disobbedienza:

l’assenza dalla Messa domenicale.

Semmai volessimo cercare una pratica concreta della disobbedienza, non ci sarebbe bisogno di spingersi molto in là, basterebbe prendere in considerazione le statistiche che denunciano la progressiva diserzione delle funzioni religiose, cioè di quell’unico basilare obbligo che la fede cattolica ci prescrive: ne verrebbe fuori un popolo costituito per il 75% circa da “disobbedienti”.

Sulle ragioni di questo, forse prima che sulle posizioni personali circa l’aborto, varrebbe la pena di interrogarsi.

Non mi pare la sede giusta per fare professione di Fede né per presentare credenziali di appartenenza, non parlo di pedofilia né di pillole abortive né del rapporto con la politica: mi limito a parlare di quale rapporto è possibile tra una istituzione come la Chiesa e il popolo che è chiamata a guidare. Rispetto l’istituzione, questa istituzione apparentemente così lontana ma che pure ha saputo produrre un clero giovane molto preparato E di dottrina E di cose del mondo: difficilmente infatti, parlando con un sacerdote, un parroco o un frate, che non abbiano già passato da molto gli –anta, ho riscontrato la stessa irritante sensazione di distanza, quasi di alienità, che si prova a sentire talune (la maggior parte, per la verità) dichiarazioni e prese di posizione della Conferenza Episcopale Italiana. Che in quanto Chiesa del territorio nazionale, è forse troppo presa dalle vicende politiche interne e dal tentativo di influirvi, dal punto prospettico (interpreto ma posso sbagliarmi, descrivo quello che si percepisce) di chi vede i fedeli come una massa da indirizzare e gestire, piuttosto che non da quello di chi, gomito a gomito con loro, è invece abituato a guardarli in faccia e a vedere la persona anziché il numero; a dargli risposte e a formulargli domande che sappiano di coerenza e di impegno, piuttosto che di predica.

Lungi da me voler dire all’istituzione e ai suoi organi come va gestito il gregge; di pecorelle, questo sì. Se oggi gli organi preposti alla guida della Chiesa ritengono di dover puntare forte la propria azione di indirizzo sul tema dell’ortodossia, della bioetica e sulla morale innanzitutto in campo sessuale, avranno i loro validi motivi. Tuttavia, dalla mia posizione di laico, pur rispettando l’autorità in quanto tale, non rinuncio a esprimere il mio personale dissenso per la scelta fatta: una scelta che sa di arroccamento, di difesa e consolidamento di un nocciolo duro di fedeli obbedienti piuttosto che di dialogo coi “disobbedienti”, di ricerca di golden shares politiche e sociali piuttosto che di autorità e autorevolezza universali.

Mi rattrista profondamente la Chiesa che, piegandosi al gossip, si concentra sui temi scandalistici, su quelli maggiormente suscettibili di “spaccare” il fronte del suo gregge e quello dei cittadini che vivono dov’è presente, temi facili da affrontare e sui quali è sempre agevole separare il giorno dalla notte, le pecore bianche da quelle nere, dando quindi precise indicazioni identitarie ed autoconservative.

Se mai c’è stato un momento della storia in cui è massima la necessità di rapportarsi con gli individui, di vincerne la diffidenza e conquistarne il rispetto, di non dare per scontate le appartenenze e l’autorità ma semmai il loro opposto, è questo qui.

La sensazione di una Chiesa che rinuncia ad essere universale per farsi minoranza armata in un mondo dominato da religioni dall’ortodossia ben più forte e temuta, quali quella del profitto, della libertà dei costumi e di quella dei consumi, mi lascia parecchio perplesso: pare quasi che abbia rinunciato alla sua missione storica, quella indicata dal Cristo, di cercare la pecorella smarrita.

 

Luca E. Caputo

 

 

 

Processione Venerdì Santo - Casarano

 

 

 

 

               

 

Clicca sugli annunci Google per sostenere TuttoCasarano

 

 

 

 

 

 

 

Il Dr. ANTONIO INGROIA

(Procuratore antimafia di Palermo)

il 22 aprile sarà a Casarano

 

 

31/05/04 Conferita a don Ciotti la cittadinanza onoraria

 

 

 

2000 - 2010 www.tuttocasarano.it All rights reserved.