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Non sempre la si può chiamare "malasanità"

 

 

Di Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it 

Da "il Gallo" del 5 marzo 2010

 

Molto spesso sui giornali, soprattutto quelli del sud, si usa e si abusa di termini e di luoghi comuni come ad esempio “malasanità”. Le generalizzazioni però, si sa, non portano mai con se la verità per cui oggi ci limiteremo a riferire solo alcuni fatti, cercando di trovare magari solo alla fine del racconto, il termine esatto che riassuma la vicenda.

 

Siamo al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Casarano ed in una tarda serata invernale una coppia di nonnini che ha superato gli ottanta, accompagnata dal loro figliolo, chiede soccorso perché la signora, con il cuore che da qualche anno fa i capricci, avverte un malessere che necessita di intervento. La famiglia viene accolta con cordialità e con disponibilità sincera  da parte del personale infermieristico di turno quella sera; la signora continuava ovviamente ad avvertire il proprio malessere ma dopo qualche minuto, che magari le sarà sembrato interminabile, arriva il medico di turno.

 

Con un fare frastornato e sonnacchioso, il dottore  non chiede alla donna neanche il suo nome, anzi nemmeno la guarda e, armato di penna invece che di stetoscopio, si precipita a firmare uno dei tanti moduli indispensabili per la sanità italiana e, senza poi scomporsi più di tanto, annuncia la sua terapia che si può così riassumere: qui non ci sono posti, si faccia curare all’ospedale di Gagliano. Il marito della signora fa però presente che sarebbe forse il caso di intervenire in qualche modo, magari con un elettrocardiogramma o con una terapia tampone che  potesse magari consentire alla donna di superare la notte ed essere ricoverata a Gagliano all’indomani.

 

Prima però di riferire della reazione del medico, è importante descrivere un po’ il marito della signora che nella sua vita ha fatto il giornalista, l’informatore scientifico per una multinazionale e non da ultimo il segretario provinciale di un grande partito e questo non per dare maggiore valenza ai fatti che poi ha pubblicamente denunciato, ma solo per evitare di cadere nell’altro luogo comune che vede tutti i pazienti del pronto soccorso sempre pronti a venire alle mani con i medici o avvezzi quantomeno ad alzar la voce.

 

Sin qui quindi i fatti certi. Da qui in poi le versioni si differenziano, con il marito della signora che asserisce che il medico a questo punto avrebbe perso la pazienza cominciando ad urlare ed inveire nei confronti dei parenti che, piuttosto a malo modo, sono stati poi fatti uscire dalla stanza ed il tutto perché stanco di sentirsi suggerire se non addirittura imporre, prognosi e terapie per non parlare poi di una frase inqualificabile che il medico avrebbe senza ritegno pronunciato in presenza della signora ormai rimasta sola nella stanza.

 

La versione del medico sentito qualche giorno dopo dal vice direttore sanitario Dott. Giovanni De Marco nell’ambito di un’inchiesta interna, è ovviamente diversa e parla di un’insistenza del marito a far ricoverare a tutti i costi la propria moglie anche in assenza di letti. La struttura sanitaria ha fatto subito quadrato intorno al medico e di colpo nessuno ha più visto o sentito nulla di sconveniente ed ancora una volta le dichiarazioni ufficiali parlano di situazioni al limite in cui si trovano ad operare i sanitari (come se Casarano fosse Beirut) e con questa motivazione viene archiviato l’ennesimo episodio.

 

Noi non c’eravamo quella sera e quindi non possiamo certo prender posizione ed al termine del racconto non possiamo neanche attribuire al fatto il timbro di “malasanità”. Ma c’è un altro termine che identifica la nostra sanità (o almeno parte di essa) ed è “mediocrità”; la mediocrità di tanti medici che ogni giorno ottemperano formalmente alla burocrazia ed alle sue procedure ma che di certo hanno scordato il motivo per il quale un giorno si iscrissero a medicina: l’amore per il prossimo.

 

 

 

 

Gioacchino Genchi a Casarano 1/4

 

 

 

Gioacchino Genchi a Casarano 2/4

 

 

 

Gioacchino Genchi a Casarano 3/4

 

 

 

Gioacchino Genchi a Casarano 4/4

 

 

 

 

 

               

 

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