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A Casarano hanno staccato la spina

 

Di Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it

Da “il Gallo” del 29 ottobre 2010

 

Forse questa volta siamo davvero al capolinea. In una situazione economica che vedeva Casarano come ricoverato in quella “terapia intensiva” che intanto la Regione ha deciso di spostare da un’altra parte, siamo arrivati al punto in cui hanno deciso di “staccare definitivamente la spina”.

Sono stati giorni convulsi per i lavoratori casaranesi o meglio, per quei pochi che un lavoro, ancora per poco ce l’hanno. Il primo a dire basta, con un comunicato pubblico, secondo il suo stile, che ha sempre reso pubblico tanto i suoi progetti quanto le battaglie che gli stessi hanno sempre causato, è stato Paride De Masi.

Ha preso atto, si legge, del fatto che non ci sono le condizioni per continuare gli investimenti nel Salento. Non c’è poi bisogno di un grosso sforzo di immaginazione per capire che questa decisione è parente stretta della mancanza di consenso nei confronti delle centrali a bio-masse che sarebbero dovute sorgere nel Salento stesso.

E così, da centinaia di nuovi lavoratori impiegati solo “potenzialmente”, dopo schieramenti e battaglie a suon di scenari apocalittici da una parte e rassicurazioni più che rosee dall’altra, si è passati ad una perdita più che concreta di ben 240 posti di lavoro.

Nessuno quindi saprà mai se e quanto le Cassandre ambientaliste avevano ragione, così come nessuno mai saprà quanto avrebbe potuto, l’Italgest, rilanciare l’economia moribonda di questa Terra.

Neanche il volgere di una settimana ed anche un altro imprenditore annuncia di voler, per S.Silvestro, smontare baracca e burattini. Antonio Sergio Filograna infatti, erede dell’impero della Filanto, con un laconico comunicato, ha sentenziato la fine di due fra le pochissime realtà produttive sopravvissute al ciclone che ha investito il gruppo del Cav. Filograna: “Zodiaco” e “Tecnosuole”.

In questi casi gli attestati di solidarietà si sprecano ed ovviamente le Istituzioni (ma solo quelle nostrane) intervengono sulla questione. Il Sindaco Ivan De Masi infatti lancia l’idea di una riunione consiliare aperta e monotematica per cercare di capire come intervenire sulla questione prendendosi l’impegno (quale Sindaco del Comune capofila di altri 66 dell’Area Vasta) di intervenire nei confronti di imprese, lavoratori e sistema creditizio. 

Sembrano simili questi due imprenditori eppure, a ben guardarli, hanno caratteristiche ben diverse; mentre infatti Paride De Masi ha sempre fatto della comunicazione la propria forza, Antonio Sergio Filograna ha sempre mantenuto un basso profilo mediatico, senza troppe apparizioni televisive o sui quotidiani e questo anche perché in fondo non ne aveva bisogno.

Tanti attori quindi in questo drammatico teatrino ma, ad ognuno di essi, consentiteci di fornire alcuni semplici consigli  tanto, uno in più, uno in meno…

Vorremmo ad esempio perfezionare la dichiarazione del Sindaco quando parla di un dramma che colpisce tanto gli operai quanto gli imprenditori; vede caro Sindaco, il Gruppo Italgest non chiude, semplicemente sposta, o meglio “delocalizza” in Albania ed in Sudafrica, a differenza della famiglia Filograna che invece preferisce l’India o giù di lì; e per gli imprenditori c’è solo l’impiccio di qualche viaggio aereo in più. I drammi, quelli veri, sono per coloro che non lavorano e per coloro che tra un po’ non lavoreranno più.

Dalla Famiglia Filograna invece, che tanto ha già dato a questa terra (ma tanto ha anche preso in termini di lavoro, sovvenzioni ed agevolazioni), magari avremmo gradito un po’ più d’impegno nel cercare di trovare una soluzione diversa, un qualcosa tipo il “metodo Marchionne” della FIAT; Casarano avrebbe risposto positivamente ma ci rendiamo conto che forse è più facile “delocalizzare”.

A Paride De Masi infine rimproveriamo proprio la sua comunicatività. Solo poco più di un anno fa infatti, in piena campagna elettorale, gli spauracchi per l’incolumità dei casaranesi erano 3: la sua centrale, il ciclotrone che avrebbe dovuto produrre radiofarmaci ed il sansificio. Dei tre argomenti, a tenere banco sui giornali sino quasi ad annoiarci, c’è stato solo la materia bio-masse. Nel frattempo invece, lavorando quasi esclusivamente di notte, quando i casaranesi dormono e con loro anche l’acceso sentimento salutar-ecologista, il ciclotrone non solo è stato costruito (con tutte le autorizzazioni ed in perfetta regola) ma ha cominciato anche ad operare, producendo, in collaborazione con un’Università americana, radiofarmaci utili per la diagnosi di tumori celebrali. Del sansificio ancora non si sa nulla ma la presenza di operai indaffarati proprio in quella zona ci fa ben sperare…

A tutti i padri e le madri di famiglia che non lavorano o che lo stanno facendo per ancora pochi mesi, la nostra sincera solidarietà, coscienti però che non la si potrà esibire alle casse del supermercato per far la spesa.

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04/11/2010 Carissimo sig.Memmi, ho letto attentamente il suo articolo ,devo dire che su alcuni punti mi trova d'accordo .E' vero,esiste una sola certezza, i posti di lavoro che giornalmente questa terra (Casarano in particolare) regala ad altri territori, i quali non perdono occasione per prendere al volo nuovi investimenti ( anche dei nostri imprenditori) . Rimproverare a De Masi la sua comunicativita' (idea partecipata), forse significa che Casarano non e' ancora pronta a auto definirsi cittadina, o forse non lo e' stata mai in realta', ma solo nelle chiacchiere da bar(come siamo abituati a fare).  Marchionne va da Fazio,  dice la sua, e fa' opinione ,anche questa e' una forma di comunicativita' ,onestamente non vedo differenze, tranne  che di trattamento   .La SPARKLE , e' vero ,chi la vista , chi ne sapeva nulla ,autorizzata e costruita in silenzio , come il SANSIFICIO, stessa cosa . C'e' forse chi aveva gia' capito da molto tempo, che la paventata cittadina, era cresciuta si negli anni, anche industrialmente, ma, con  cultura da paese, dove se si deve fottere,  CITTU CITTU !

Con stima

paolo.paolosabato40@gmail.com

Paolo Sabato.

 

 

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