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Consultori Familiari ed interruzioni volontarie di gravidanza: note in merito alla recente Relazione ministeriale sullo stato di attuazione della Legge 194/78

 

 

Art. inviato dal Movimento per la Vita "Gianna Beretta Molla"

Casarano, 09/09/2010

 

La recentissima Relazione ministeriale del 6 agosto 2010 sullo stato di attuazione della legge 194/78 , ( Legge  sulla “Tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza”) offre numerosi spunti alla riflessione di chi è impegnato nella elaborazione di nuove e più efficaci strategie preventive di questo drammatico fenomeno. . I dati della Relazione  si riferiscono all’anno  2008 e mettono in evidenza una ulteriore riduzione del fenomeno abortivo  in Italia; in particolare,

il panorama dei comportamenti relativi alla procreazione responsabile e all’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto è stato legalizzato. Siamo in un paese a bassa natalità ma anche basso ricorso all’IVG – dunque l’aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo – e insieme un paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad es.) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile” ( dalla Relazione ministeriale, 6  agosto 2010)

Le interruzioni volontarie di gravidanza ( IVG)  italiane nel 2008 sono state  121.301. La Regione con il più alto tasso di abortività ( numero di IVG per 1000 donne in età fertile) è stata l’Emilia Romagna, seguita da Lazio, Piemonte e  dalla Puglia ; che invece detiene il triste primato nazionale per rapporto di abortività  ( 270 aborti ogni 1000 nati vivi); la seguono Emilia Romagna, Liguria e Piemonte. E’ opportuno  sottolineare  l’importanza che il rapporto di abortività ( numero di IVG per 1000 nati vivi) sta conoscendo come indice del fenomeno: occorre infatti tener presente che al triste computo dell’abortività italiana sfuggono gli aborti precocissimi non di rado provocati da farmaci, spesso registrati per ben altri fini terapeutici, usati per indurre interruzioni fai-da-te;è il caso del Cytotec,( misoprostolo)  farmaco incluso nel nostro Prontuario Farmaceutico per l’ulcera gastrica, ma usato anche per  l’induzione di aborti in fasi iniziali della gravidanza. Non si deve poi dimenticare l’attuale diffusione della “pillola del giorno dopo”, altrimenti detta “contraccezione d’emergenza”, il cui meccanismo d’azione varia a seconda della fase del ciclo femminile durante la quale viene assunta, potendo, in fase periovulatoria, sviluppare un effetto inibente l’annidamento in utero dell’embrione, comunque già formatosi nelle tube e giunto in utero per poter continuare il suo normale sviluppo. Si tratta di una azione microabortiva il cui computo sfugge a qualunque statistica, ma il cui numero certamente non è trascurabile se, secondo un dato pubblicato dal “Corriere della Sera”, nel 2008  in tutta Italia se ne sono vendute circa 370.000 confezioni. Basterebbe che anche solo un terzo di esse avessero espletato la loro azione in senso abortivo, perché il computo delle IVG italiane schizzi di colpo ai numeri del 1982-83.

La Puglia continua a mostrare tassi di abortività elevati fra le teen agers, ( 8.2., contro una media nazionale di 7.2 ed una di 6.1 per l’Italia meridionale); peggio di noi Liguria, Emilia Romagna e Lazio; interessante , a tal proposito, ribadire quanto già affermato dalla Relazione a livello nazionale, e cioè che le regioni italiane con un  tasso di abortività più elevato sono quelle che vedono una più elevata diffusione della contraccezione.  Persiste lo “zoccolo duro” degli aborti reiterati: in Puglia, il 20.1% delle IVG viene compiuta su donne che erano già ricorse ad essa una volta, l’8.5% 2 volte, il 2.7% 3 volte.

In Italia, la Provincia autonoma di Trento ha mostrato nel 2008 un considerevole calo del tasso di abortività (-11); la stessa Provincia, nel 2008 ha fatto registrare il primato italiano per indice di fecondità: constatazione interessante in una Provincia che ha fatto delle Politiche di sostegno alla Famiglia il suo fiore all’occhiello in una Italia che, secondo dati del Tesoro, destina alla famiglia solo l’1.2% del Pil.  Non a caso, se in Provincia di Trento, così come in Lombardia o nel Veneto la maggior parte delle donne che ricorrono all’IVG sono nubili, in Puglia invece sono coniugate.

Quale prevenzione , quindi in Puglia? Oltre alla prospettiva di un lavoro attento e concreto sulle politiche familiari, è interessante riproporre la centralità dei consultori familiari  nell’iter pre-abortivo e post-concezionale . E’ opportuno notare che in Italia le Regioni in cui i Consultori offrono un servizio poliedrico , tale da garantire, accanto a prestazioni sanitarie, anche apporti psicologici, sociali e di servizi in rete in grado di sostenere la donna da più punti di vista, sono anche quelle in cui il tasso di abortività è meno elevato. In Puglia nel 2008  c’è stato un lieve incremento del ricorso ai CF della donna che richiede l’IVG

Nel 2008 si è registrato  un ulteriore aumento generale dell’obiezione di coscienza già

presente negli ultimi anni. In Puglia, Il 79.9%dei ginecologi i è obiettore di coscienza , contro una media italiana del 71.5% ed un del 80.9% dell’Italia Meridionale. Malgrado ciò, la Puglia detiene il primato italiano per le esecuzioni più veloci  di interventi abortivi: addirittura il 79.1% delle interruzioni avviene entro 14 giorni dalla richiesta del certificato previsto dalla legge 194, contro una media italiana del 58.9%; ed il 61% delle IVG pugliesi avviene entro le prime 8 settimane di amenorrea, contro il 39% delle IVG nazionali.

Come rilevato dalla Relazione ministeriale, “la tendenza, nel tempo, alla diminuzione dei tempi di attesa tra il rilascio della certificazione e l’intervento, e il contemporaneo aumento della percentuale di personale obiettore, sembrano indicare che il livello dell’obiezione di coscienza non ha una diretta incidenza nel ricorso all’IVG.”

Ciò evidentemente induce a riconsiderare l’opportunità dell’esclusione del personale medico obiettore di coscienza dai consultori familiari pubblici pugliesi per prevenire gli aborti  in regione; d’altronde, a fronte della continua riduzione del ricorso all’aborto tra le donne italiane, - riduzione più lenta nelle condizioni di maggiore svantaggio sociale,- si registra  il costante aumento degli aborti effettuati da donne straniere, dovuto anche al  crescere della loro presenza nel Paese,

E’ evidente che, in particolare  in tali situazioni, è fondamentale che i Consultori possano pienamente svolgere le funzioni ad essi assegnate dalla legge 194 che, all’art.2, descrive minuziosamente una serie di interventi miranti  a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna alla interruzione volontaria della gravidanza”(…)attuando direttamente o proponendo all’ente locale competente o alle strutture sociali operanti sul territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per i quali risultano inadeguati i normali interventi La legge 194, cioè, attribuisce al consultorio compiti attivi,in campo socio-sanitario,legale, economico

Sbaglierebbe quindi chi  volesse interpretare il ruolo del  consultorio pubblico in termini di erogazione di certificati, a danno della indispensabile azione preventiva post-concenzionale, per esercitare la quale il CF si può avvalere, sia secondo la legge 194, che secondo il nostro Piano Regionale di Salute, della collaborazione di forze del volontariato o del privato sociale, in grado di sostenere la donna sia durante la gravidanza che dopo il parto; e l’opportunità di tale collaborazione viene sottolineata dalla Relazione ministeriale, che presenta, per la Puglia, dati  che fanno temere  una eccessiva superficialità nel rilascio del certificato, a detrimento di quanto previsto dalla legge.

Infine, la Relazione ministeriale propone una ulteriore riflessione: il tasso di abortività sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione ma anche a fattori culturali più ampi:”circa la metà degli aborti è richiesta da donne con un’occupazione lavorativa, sia fra le italiane che fra le straniere, così come le IVG sono richieste in percentuali poco differenti fra donne coniugate e nubili, sia fra italiane che fra straniere. Fra le italiane, inoltre, quasi la metà delle IVG è richiesto da donne senza altri figli, mentre fra le straniere un aborto su tre è di una donna senza figli.

Ciò necessariamente suscita le maggiori preoccupazioni: in una Regione come la Puglia, in cui dal 1982 al 2008  si sono registrati 312.848 aborti legali ,e che viene annoverata fra le ultime regioni italiane per tasso di fecondità, possiamo davvero ancora porci di fronte a questi drammatici problemi in modo ideologico?

IL FORUM delle ASSOCIAZIONI FAMILIARI di PUGLIA

Bari, 6 settembre 2010

 

 

Parla con Me 23-03-10 - Piercamillo Davigo -

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

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