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Il depuratore consortile di Casarano torna a far discutere

 

 

 

 

 

Di Alberto Nutricati

anutrica@tiscali.it

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 10/03/2010

 

Ad interpellare il presidente della Provincia, il Prefetto, i sindaci di Casarano e Gallipoli, l’Aqp, il consorzio di bonifica «Ugento Li Foggi» e l’Arpa è il presidente della sezione Sud Salento di «Italia Nostra», Marcello Seclì.

 

«Dall’incontro svoltasi il 25 febbraio a Casarano alla presenza di tutti i soggetti istituzionali interessati – spiega Seclì - è emersa la possibilità di avviare l’impianto utilizzando provvisoriamente il canale del Consorzio di bonifica, per lo scarico dei reflui depurati, che verrebbe giornalmente monitorato per prevenire l’eventuale, se pur remoto, sversamento delle acque sulla costa gallipolina; nel frattempo, la Provincia si è impegnata al reperimento delle risorse economiche, pari a circa 400mila euro, per rimettere in sesto l’impianto di affinamento, oggi semidistrutto da attività furtive, in modo da utilizzare le acque ulteriormente depurate a fini irrigui, così come garantito dai rappresentanti del Consorzio di Bonifica. Non appena l’impianto di affinamento entrerà a regime, si prevede prima della stagione estiva del 2011, si dovrebbe scongiurare ogni possibilità che le acque del depuratore di Casarano possano arrivare sulla baia di gallipolina e, comunque, nel Canale dei Samari».

 

Resta il problema dei reflui provenienti da Parabita e Matino, che attualmente smaltiscono i loro liquami, appena liberati dai fanghi, ancora in falda. A giorni dovrebbero essere appaltati i lavori per la realizzazione delle condotte necessarie al recapito dei reflui di Matino e Parabita nel depuratore di Casarano.

 

Questa soluzione impensierisce Italia Nostra, poiché in tal caso, «risulterebbe poco convincente l’ipotesi che le acque del depuratore di Casarano non arriverebbero sulla costa gallipolina».

«Per tali ragioni – continua Seclì - Italia Nostra da tempo sta proponendo di escludere dall’impianto di Casarano il trattamento dei reflui di Parabita e Matino ed effettuare la depurazione in maniera autonoma; ciò potrebbe avvenire attraverso l’adeguamento degli impianti esistenti nei due comuni e il completamento del processo di depurazione attraverso la fitodepurazione da effettuare a valle dei due impianti in bacini artificiali da realizzare nelle aree classificate come piane alluvionali ove, tra l’altro, insistono vecchi campi di spandimento di Parabita. In tal modo si creerebbero nuovi habitat, utili alla fauna stanziale e migratoria, da valorizzare anche per attività ricreative, sportive e turistiche».   

 

Ed è proprio per valutare questa ipotesi che Italia Nostra auspica la convocazione urgente di un apposito tavolo tecnico.


 

 

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