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Il sacerdozio anche alle donne

 

 

 

Di Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

Casarano, 27/06/2010

 

Nella Chiesa Cattolica, fino ad oggi,  il sacerdozio alle donne è stato sempre respinto; se in un certo modo questo atteggiamento nel passato aveva una certa giustificazione, oggi non credo sussistano più quelle condizioni, e l'apertura di questo ministero alle donne oggi lo considero più che dovuto.

Una delle giustificazioni che hanno fatto perdurare questo stato di cose è basato sul fatto che Gesù durante la sua vita avesse chiamato attorno a se degli uomini, cominciò infatti con gli apostoli, e da allora si è conservata questa consuetudine.

Io credo che Gesù, 2000 anni fa, abbia fatto questa scelta perchè in quella società la donna aveva un ruolo prettamente famigliare e quindi Gesù per iniziare il suo percorso di conversione dei popoli si doveva per forza di cose affidare a degli uomini.

Dopo 2010 anni credo che i tempi siano cambiati, le donne non sono più viste solo come gli angeli del focolare domestico, ma si sono guadagnate spazio, stima e rispetto in tanti ambiti. Abbiamo donne che dirigono grandi nazioni, vedi la Germania, donne ministro, donne magistrati, insegnanti, scrittrici, scienziate, insomma, le donne hanno raggiunto la loro piena maturità e tutti abbiamo capito le loro immense qualità, sia in termini di sensibilità umana, che in termini di competenze specifiche e spessore morale. Non dare allora la possibilità alle donne di oggi l’opportunità di accedere al sacerdozio, io credo che sia un pensiero arcaico che andrebbe aggiornato.

La mia riflessione non nasce da quello che ho appena scritto, che ritengo comunque pertinente, quanto da un’altra serie di considerazioni.

Il sacerdozio, è la scelta di un individuo che decide di dedicare la sua vita a Dio, ama così tanto Dio da voler vivere in Lui in una continua comunione. Di solito ad un sacerdote viene affidata la guida di una parrocchia e fra le tante cose che un sacerdote fa, la messa rappresenta l’apice di questa intima unione con Dio condivisa con i fedeli durante la sua celebrazione.

Nella grande famiglia cristiana, ci sono varie espressioni di questa intima e totale scelta di vivere la propria vita con Dio; penso ai Frati Francescani, ai Domenicani, alle suore Vincenziane, alle Clarisse, alle suore di clausura, ect. ect. allora io mi domando, che differenza sostanziale c’è fra una suora ed un frate? Non hanno entrambi scelto di dedicare la propria vita a Dio? Le suore forse amano di meno Dio? Non credo….

Allora perché non diamo anche alle suore, come a tutte le donne consacrate, la possibilità di poter celebrare la messa? Perché non diamo anche a queste anime speciali, che con grande umiltà servono Dio e gli uomini la possibilità di completare tutto il cammino formativo finora  permesso solo agli uomini?!

Queste donne se lo meritano, sono secoli che con grande abnegazione hanno prestato il loro servizio senza poter stringere fra le mani e alzare al cielo quella particola che diventa corpo di Cristo;  l’hanno sempre vista fare agli uomini, come se loro fossero delle figure di serie B. Dio è di tutti, non può essere celebrato solo dagli uomini. L’amore di Dio non ha sesso, il suo amore chiama tutti, Dio vive in tutti, e quindi, anche le donne devono avere questa possibilità.

Vi immaginate una suora missionaria in Africa, che vive la sua missione di sacrificio e di amore totale, dover dipendere da un sacerdote per poter far assistere una messa ai suoi “fratelli”? Non può esercitare nessun sacramento, tuttavia lei vive la sua missione perché ama Dio. Chi meglio di quella suora ha testimoniato fra gli uomini l’amore di Dio? Perchè non darle la possibilità di poter vivere completamente il suo ministero apostolico? Perchè è una donna?

Speriamo che la Chiesa romana inizi una umile riflessione su questo aspetto e offra alle donne che scelgono di dedicare la propria vita a Dio gli stessi diritti riservati a noi uomini.

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28/06/2010Ciao Eugè, quello che tu pensi è una riflessione che ho fatto anche io.
Tuttavia devo fare delle considerazioni in particolare sulla frase: "...che differenza sostanziale c’è fra una suora ed un frate? Non hanno entrambi scelto di dedicare la propria vita a Dio? Le suore forse amano di meno Dio?".
Nella sostanza forse c'è poca differenza tra un frate e una suora (dico forse perché non conosco bene le peculiarità dell'uno e dell'altro) ma non possiamo semplificare con una domanda che si basa sulla quantità d'amore dedicato a Dio.
In tempi passati e recenti ho riflettuto anche sull'esercizio maschile del sacerdozio e sulla possibilità di potersi sposare da parte degli stessi. Sono tutte riflessioni che però si sono fermate alla semplice idea o al semplice "se". Questo perché non è una questione che mi tange più di tanto per vari motivi:
- Non condivido molte scelte della Chiesa Cattolica;
- Non mi ritengo autentico Cattolico;
- Ho le mie ipotesi sull'esistenza di Dio;
- Sono in continua ricerca di risposte sull'esistenza (e non solo);
- Un determinato tipo di vita, essendo una scelta personale, comporta che si accettano determinate regole (che si scelga di essere frati, suore, buddhisti, etc...).
In particolare l'ultimo motivo è il limite oltre il quale non vado avanti: chi accetta di entrare a far parte di una determinata cerchia ne accetta le regole che, evidentemente, vanno bene con il proprio essere.
Posso farmi un'idea di come sarebbe la vita di un sacerdote o di una sacerdotessa "se" venissero approvate determinate norme. Posso pensare che sarebbe meglio o peggio per chi intraprende quella strada, posso "suggerire" quello che penso.
Ritengo sia più utile questo.
In amicizia,
Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

28/06/2010 Caro Eugenio,

credo che prima di diventare sacerdote le donne dovrebbero condurre una campagna seria ed efficace contro una cultura, la nostra, che le vuole solo in TV a mostrare tette e culo... poi ne riparliamo...

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

28/06/2010 Questa battaglia perchè dovrebbero condurla solo loro? dobbiamo ribellarci tutti a questa merceficazione del corpo pur di vendere un profumo in più o per aumentare i dati auditel.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

29/06/2010 Io trovo sconfortante e allo stesso tempo incoerente e/o di convenienza l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della nostra TV.
La gerarchia clericale si occupa di tanti temi quali la difesa della vita(?), le guerre, la fame nel mondo, le missioni, pensa un po' troppo ai 'nostri' affari statali e poi si dimentica
di 'suggerire' che certi comportamenti visibilissimi in TV vanno evitati: perché non interviene duramente condannando simili atteggiamenti?
Ribadisco che sono solo osservazioni personali: le libertà, l'essere umano, le ha conquistate nel tempo; la Chiesa ha un atteggiamento fin troppo centralizzato e rigido.
Questo la rende solida al suo interno, ma fragile e oscura verso chi la osserva con conseguente aumento della sfiducia nei suoi confronti.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

29/06/2010 Si, certo... si potrebbe fare... ma e' un dato di fatto che quando c'e' una discriminazione, e' sempre il discriminato che deve convincerci di quanto e' assurda la nostra tesi. Guarda ad esempio i neri in america... se aspettano che i bianchi migliorino le loro condizioni di vita stanno freschi, perfino Obama a questo proposito li ha criticati dicendo che farebbero meglio a studiare invece che giocare a Basket... per quanto riguarda le donne poi, siamo onesti, gli uomini ci provano, se loro ci stanno...  siamo l'unico paese al mondo, credo, ad avere una soubrette come ministro e per giunta alle pari opportunita'... si, una soubrette, ma con una laurea in legge...

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

 

01/07/2010 Ciao Eugenio,

se cerchi su vatican.va dovresti trovare l'enciclica di Giovanni Paolo II "Mulieris dignitatem".

E' una bellissima lettera sulla dignità della donna nella chiesa.

In realtà nel seguito di Gesù c'erano diverse donne e pensa, i primi testimoni della Risurrezione furono delle donne!

Dall'inizio della Chiesa le donne hanno un ruolo e una dignità altissima. Basta leggere le lettere di Paolo, per capire come le donne fossero punti di riferimento per le comunità delle origini, o basta entrare in una qualsiasi parrocchia di oggi per capire che non è poi cambiato tanto!

Se possono interessare due piccole note: le Donne, come tuti i Laici, non presiedono l'Eucarestia, ma celebrano la Messa insieme al Sacerdote. In virtù del Battesimo tutti i battezzati sono Profeti, Re e Sacerdoti!

Non è neppure corretto dire che le donne non possono celebrare nessun sacramento, in realtà le donne, come tutti i laici possono celebrare validamente il sacramento del Battesimo!

Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com

 

 

 

 

Suora di Clausura su www.chiesadinapoli.it

 

 

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

06/06/2010 Non giudichiamo... parole che gettiamo nel vento.

Di Eugenio Memmi

 

 

 

 

 

 

31/05/04 Conferita a don Ciotti la cittadinanza onoraria

 

 

 

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