"Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio."
(W. Shakespeare)

 

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"L'amore, al pari della preghiera, è una forza e un processo evolutivo. E' curativo. E' creativo." (Z. Gale)

Giotto - Il bacio di Giuda

Il ramo secco e solitario

 

Di Gabriele Bastanutti

gbastianutti@tiscali.it 

Casarano, 01/01/2010

Agrifoglio

 

Caro Eugenio, siamo nel 2010 e non vorrei che le mie riflessioni apparissero come una sorta di moralismo lacrimevole rivolto al passato. Sono figlio di un profugo istriano e con il passare del tempo riscopro giorno dopo giorno, qualcosa che è in me senza appartenermi completamente. Vivo anch’io una sorta di esilio, la sensazione nebulosa di vivere altrove, in quel “non luogo”  che è il desiderio di condividere il rigore della semplicità e delle cose autentiche.

Osservando con attenzione la realtà che ci circonda si comprende quanto essa non corrisponda affatto all’idea che le persone se ne fanno; direbbe Kafka che la realtà si disvela sempre più irragionevole, sempre più inverosimile.

Quella precarietà che l’altro ieri appariva semplicemente economica e solo ieri esistenziale, oggi ha assunto i caratteri della precarietà di ideali e di valori. Non voglio addentrarmi nel ginepraio delle dichiarazioni che oggi affermano e domani smentiscono, non desidero confrontarmi  con chi da un lato semina odio e dall’altro si autoproclama il “partito dell’amore”, né con i paradossi del Blasi o dell’Emiliano di turno, né tantomeno con la visione personalistica e piramidale di D’Alema o di Casini, né con le dichiarazioni della  Poli Bortone  o del sindaco Ivan De Masi; voglio invece affrontare il problema del domani che ci riguarda un po’ tutti, come uomini, cittadini e, in alcuni casi, come  genitori.

La precarietà di valori, la mancanza di riferimenti stabili, l’incertezza che gli  ideali possano permanere nel tempo e non siano semplice merce da barattare in funzione di interessi personali o familiari, ci rende tutti più poveri. E’ la morte della politica, della comunicazione autentica, del dire sensato, della certezza della parola. Si preferisce il gioco linguistico, il sofisma, il detto che non è un dire, l’affermare che è un equivocare,  il promettere per poi smentire, l’illuminare per nascondere; è questa la costruzione  dell’orizzonte nichilista, la perdita di valori,  il nuovo territorio del non senso che avvilisce e svaluta anche ciò  che è propriamente e intrinsecamente umano, il sentimento, l’emozione forte, la sensibilità d’animo, in altre parole tutto quello che un tempo veniva custodito nell’intimo del proprio io e che oggi viene sventolato ai quattro venti. Tutto finisce per essere mercificato, svenduto come mercanzia da offrire ad una platea affamata di emozioni personali offerte per una misera ed effimera notorietà. Ecco perché sono convinto che questa dimensione ci renda tutti più poveri ed in special modo renda più deboli i nostri giovani così narcotizzati dai palcoscenici virtuali che fagocitano e digeriscono lacrime, morti, gioie e sorrisi senza distinguo, senza empatia, se non quella del momento che oggi ti celebra e domani ti getta nell’oblio non riconoscendoti più.

Il cerchio si chiude nel più misero dei modi: il semplice attimo di notorietà diventa anonimato, omologazione, perdita di sé e della propria storia che divenendo di tutti cede la propria sacralità, il proprio essere unica, all’essere una tra le tante.

Un sentimento di disagio circonda il nostro vivere l’angolo buio delle ombre. La prigione della falsità incatena lo spazio reale della vita autentica. La semplice e faticosa quotidianità viene  offesa dagli assedi di un illusorio mondo virtuale,  dall’inattendibile politica del mercato  che costruisce  sogni e paure. L’operazione di annichilimento dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni è il grande affresco di una “morale” servile . E’ il funerale della politica, è il funerale del domani, la difficilissima quaestio, il delirio di questo paese sedotto dai venditori dell’effimero, dove la mancanza di memoria induce ad acclamare il vincitore del momento in cambio della fortuna di Giuda: trenta denari e un cappio appeso su un ramo secco e solitario …

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01/01/2010 Caro Gabriele, per cercare di contrastare questo scenario, dobbiamo continuare a dire no a questo sistema contorto e illusorio. Cercare di far scoprire la forza e la bellezza della verità, della gioia autentica e non della felicità effimera. Abbiamo tanti buoni esempi a cui ispirarci per rendere questa vita degna di essere vissuta, sarebbe bello che anche i ragazzi conoscessero altri modelli oltre a quelli del Grande Fratello, e gli adulti riscoprissero ciò che hanno cancellato o barattato.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

02/01/2010 Caro Eugenio, prima di tutto desidero rivolgere i più sinceri auguri di buon anno ai miei concittadini. Scrivo perché vorrei commentare l’ultimo intervento del prof. Bastianutti, ringraziandolo per le riflessioni mai scontate che offre alla sempre più numerosa comunità del web, e evidenziare se possibile qualche spunto. Mi scuso sin da ora se sarò un po’prolisso.

Di certo anche la tua risposta, Eugenio, mi ha fatto riflettere, potrei dire che ha esercitato una sorta di "maieutica" dentro di me, aggiungendovi anche una dose di ottimismo che, ritengo, non faccia mai troppo male. "Abbiamo tanti buoni esempi a cui ispirarci per rendere questa vita degna di essere vissuta...sarebbe bello che anche i ragazzi conoscessero altri modelli oltre a quelli del Grande Fratello". Verissimo! Io ho ventun anni e (potete anche non crederci) non ho mai guardato il Grande Fratello nè nessun altro di quelli che eufemisticamente si è soliti chiamare reality show (spettacoli della realtà? E quale sarebbe questa realtà?). Tuttavia, non considerandomi un "bacchettone", ho provato a interrogarmi sul perchè del successo di queste trasmissioni e credo di aver capito che, oltre a dare ovviamente ragione alla profezia di Andy Warhol sui "quindici minuti di celebrità per ognuno", si vada alla ricerca di un edonismo leggero, non pesante ma allo stesso tempo non pensante, un "disimpegno" generale insomma, quasi per non "prendersi troppo sul serio".

Tutto ciò può essere simpatico, accattivante ma di questo passo dove si va? Dove si va se si crede di fare carriera esclusivamente perchè si sta ventiquattro ore su ventiquattro sotto gli occhi delle telecamere, la maggior parte delle volte senza possedere un briciolo di talento? Dove si va se - appunto - i modelli sono questi e non altri?

Eppure credo che lo spazio per divertirsi ci sia ancora: davvero può non divertire, facendo però riflettere, un racconto di Stefano Benni? O un monologo di Ascanio Celestini? Uno spettacolo di Gigi Proietti o di Marco Paolini? Un film di Massimo Troisi o Roberto Benigni? 

I modelli ci sono, sì, eccome se ci sono! Sono i giovani ricercatori che sfidano il futuro. Loro sì che avrebbero bisogno che qualcuno li tuteli, che li aiuti economicamente, perchè le ricerche, le scoperte si possano fare anche in Italia, senza per forza fare le valigie e andare all'estero. Sono le associazioni di volontariato, quei medici che accolgono a braccia aperte i malati, i sacerdoti della "chiesa del grembiule" e quelli "di strada", i giudici e le forze dell'ordine che mettono a repentaglio la propria vita per assicurare giustizia e legalità, sono quei negozianti che rifiutano di pagare il pizzo, sono i ragazzi di Locri o di Brancaccio che si ribellano contro le mafie.

 

Ritornando all'intervento del prof. Bastianutti senza dimenticare le parole di Eugenio, penso che ci sia ancora una speranza e la speranza, senza presunzione, dobbiamo essere noi, noi giovani. O meglio, potremmo esserlo nella misura in cui riusciamo ancora ad assaporare il gusto, la gioia della libertà nel senso più pieno del termine. Libertà di pensiero e di pensare, di esprimere la propria opinione, di evidenziare i limiti e le storture di questo mondo indipendentemente se ciò può andare a scardinare le nostre simpatie, le nostre idee che giudichiamo come fisse e inattaccabili, le nostre convinzioni politiche. Non voglio, però, essere molto astratto. Vado perciò al cuore del problema: se viene proposta la candidatura di un politico di centro-destra che in Campania riscuote un certo appeal elettorale ma che al tempo stesso è sospettato di essere colluso con ambienti della malavita per me non può andare bene. Allo stesso tempo se viene ripresentata la candidatura di uomini di centro-sinistra che non hanno la coscienza pulita sul caso dei rifiuti che ha dato una pessima immagine dell'Italia agli occhi del mondo, non va bene ugualmente.

Andando al "caso Puglia" di cui tanto si parla in questi giorni, la legge da approvare in tempi stretti perchè chi guida un'amministrazione comunale possa candidarsi alla regione senza dimettersi dalla propria carica è una stortura, è una legge ad personam proprio come quelle che riguardano l'attuale presidente del Consiglio! Ma non per una riflessione guidata da criteri di carattere politico o per simpatia verso l’uno o l’altro schieramento ma perchè in altre condizioni, con altre persone candidate o elette in quei posti di potere, tali leggi non sarebbero state proposte. Molti considerano questa la normalità, la prassi della politica ma io e, spero tanti altri, a questa prassi non voglio abituarmi affatto!

 

"Nella politica deve valere il detto della moglie di Cesare che dev'essere al di sopra di ogni sospetto". Non sono parole mie ma del presidente della Camera Gianfranco Fini, del quale ho letto (e apprezzato) recentemente il libro "Il futuro della libertà". Mi direte, sono solo parole. Verissimo! Per questo attendiamo ansiosamente i fatti ma impegniamoci anche noi, nella vita quotidiana, a fare del nostro meglio perchè la politica, nel senso più alto del termine, è di tutti e non solo quando siamo chiamati alle urne ma tutti i giorni.

Attenzione, però: non cadiamo nel rischio di gettare tutto all'aria, di dire con aria sconfitta che oramai tutto il sistema è marcio, ("e poi ti dicono che tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera ma è soltanto un modo per tenerti chiuso dentro casa quando viene la sera" per dirla con Francesco De Gregori e la sua splendida "La storia"), che non c'è via d'uscita, perchè rischieremmo di cadere nel classico qualunquismo ("L'uomo qualunque è stufo di tutti e il solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole", diceva il fondatore del Fronte dell'Uomo Qualunque Guglielmo Giannini).

Scusate se faccio ancora una citazione per chiudere ma la reputo davvero illuminante: è l'epilogo del bellissimo libro di Italo Calvino "Le città invisibili" in cui l’autore dice: "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abbiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce fatale a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

Diamo spazio a questo cantuccio, che ne dite?

Buona vita a tutti!

Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

 

 

 

02/01/2010 Caro Matteo, il tuo commento è quanto di più bello potessi sperare di leggere a margine della bellissima mail dell'amico prof. Gabriele Bastianutti. I tuoi 21 anni da quanto leggo sono stati utilizzati al meglio, hai fatto tesoro del tempo e dell'intelligenza che ti è stata donata. La tua riflessione descrive al meglio la diffusa superficialità banale propinata soprattutto dalla televisione influenzando i modelli delle nuove generazioni, che si basano sull'effimero, sul non senso; grazie a Dio non tutti ne sono contagiati, e la tua splendida lettera ne è l'esempio tangibile.

Felicissimo di aver ospitato la tua riflessione, auguro anche a te

Buona Vita.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

03/01/2010 Come puo' non passare inosservata una simile riflessione? Parlo della lettera di Matteo Gambettino. Riflessioni molto personali e direi veramente libere da certe influenze: rispecchia molto il mio modo di pensare soprattutto quando a parlare di politica si deve partire non da schieramenti, ma da bisogni umani e necessità contingenti. Elogio le sue riflessioni ricche di coerenza e di pochi fronzoli nei quai alcuni individui girovagano nel tentativo di far perdere la concentrazione sulle cose essenziali. Sì, proprio così. La lettera di Matteo mi parla di essenzialità, una parola che pare persa nei reality show in cui tutto è presente tranne l'essenziale per trasmettere valori.
Ora, mi chiedo, sulla scia delle sue idee, come puo' un premier e un direttore di una rete pubblica (perché nelle principali reti del nostro paese accade questo) far trasmettere simili programmi e poi parlare di riforme il primo ed elogiarlo il secondo.
Come si puo' parlare di futuro in un paese in cui le trasmissioni culturali sono ridotte al minimo e la pubblicità al massimo. Ci dicano chiaramente che ci stanno coprendo l'ESSENZIALE.
Ci credevo e oggi ne sono convinto e contento del fatto che esistano ragazzi con pensieri profondi come quelli di Matteo.
Eleviamoci al di sopra del compromesso (anche se la vita ci ripete che la politica ne è l'arte) e diamo spazio alle nostre personali idee anche se spesso cozzano con la realtà: capiremo che siamo ancora in grado di ragionare con la nostra mente.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

03/01/2010 Leggere nel giorno del mio compleanno l'intervento di Matteo Gambino è stato veramente un bel regalo per iniziare con sprint la giornata. Scorgere tra le sue righe quel pizzico di buon senso, sempre più spesso nascosto dal putrido compromesso morale cui siamo soggiogati, è la conferma che nonostante la brutta crisi sociale, oggi ci sono giovani capaci di pensare e di credere in un futuro migliore. Caro Matteo, non ho il piacere di conoscerti, ma lasciati fare i complimenti, con l'augurio che tu riesca a far valere sempre questo spirito fiero e coraggioso. D'altronde i gladiatori che combattevano nelle arene erano in pochi, ahimè..molto pochi rispetto alla gente urlante seduta comoda e accondiscendente in tribuna! Eppure.. ogni tanto esce fuori uno Spartacus.. eppure la Storia cambia... (e chi si sente escluso, non si senta offeso!)

Un saluto a tutti

Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

 

 

 

03/01/2010 Molto belle le parole-pensieri di Bastianutti-Memmi-Gambettino-Tomasi-ledicolantepazzo (mi ci metto pure io, visto che la penso come voi). Una cosa, però, nessuno la dice: per cambiare questo andazzo, cosa bisogna fare? Può bastare scrivere 2 righe + o - colte su un sito internet?

ledicolantepazzo

ledicolante.p@tiscali.it

 

 

 

03/01/2010 Caro Edicolante, chiedi cosa bisogna fare per cambiare questo andazzo…. È una grossa domanda la tua, provocatoria, conoscendoti!!! So già che cosa vorresti che si iniziasse a fare per cercare di cambiare, ma per raggiungere un obiettivo è necessario prima di tutto far crescere culturalmente, socialmente, politicamente le menti sopite di troppa gente che vive accontentandosi in ogni senso.

La gente dovrebbe abituarsi non accontentarsi più, a pretendere giustizia, rispetto, a vedere riconosciuti i propri diritti e imparare ad assolvere i propri doveri. Solo quando la gente prenderà consapevolezza di tutto questo, allora le cose cambieranno. Prendi l’Iran, un paese islamico ad altissima scolarizzazione, dopo anni di silenzio e sottomissione, solo adesso è possibile un moto popolare di ribellione, e il grosso della resistenza passa dai giovani, che hanno maturato insieme al loro bagaglio culturale anche quello civico. Tutto nasce comunque dal “pensare”, perché ciò che ci rende liberi è la capacità di pensare che nessuna cella può ingabbiare, Nelson Mandela ce lo ha dimostrato. I cambiamenti, però, insegna la storia, sono lenti, hanno bisogno di tempo. MA ALLA FINE LA VERITA’, IL BENE, HANNO AVUTO SEMPRE RAGIONE.

Nel concreto, se parliamo di politica, niente indugi a rifiutare da qualunque schieramento provenga, il tentativo di adattare leggi e costituzione per favorire l’interesse di pochi. Via la politica dalla nomina di qualunque dirigente, la politica deve dare gli indirizzi generali, gli enti statali o parastatali devono essere guidati da persone che rispecchiano criteri di competenza, spessore morale, verificati tramite concorsi seri e non farse che deridono chi ha invece impegnato il suo tempo dedicandosi allo studio, al lavoro serio e onesto. Appalti pubblici e privati condotti con trasparenza, serietà.

Scuola, Università, Ricerca sono il fulcro della formazione culturale, sociale e di sviluppo di un paese, non è pensabile che esistano ancora oggi baronati che decidono la carriera di un professore universitario, e non la preparazione.

Giustizia, si parla di processo breve per mascherare gli interessi principalmente del nostro premier a cui serve un lodo per  essere sottratto dai processi in cui è chiamato rispondere; i problemi dei processi troppo lunghi sono in parte legati ad un sistema legislativo contorto, ma per buona parte dipende dal fatto che la giustizia come le forze di polizia, non hanno risorse umane e strumenti in proporzione alla mole di lavoro che si deve affrontare. Secondo me, l’Italia è strozzata dalla politica che vuole controllare troppe cose, spesso perché ne cerca il modo per gestire la cosa pubblica direttamente attraverso cooperative, associazioni, gestite da familiari o prestanomi, che vendono allo stato servizi con contratti scritti su misura. Che fare allora? Questa classe politica va cambiata, bocciata, risanata e soprattutto ridisegnati gli obiettivi che oggi mi sembrano essere sfuggiti a chi ci governa. Ma quanti cittadini si ricordano questi obiettivi, che sono poi il buon governo della cosa pubblica?

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

03/01/2010 Io qualcosa in tempi non sospetti te l'ho detta. la ridico per l'ennesima volta: bisogna coinvolgere le persone alla lettura, all'approfondimento, all'informazione.......(tramite la presentazione di libri, dibattiti con la presenza di professionisti-professori-politici.........) della materia trattata dalle varie tematiche che ci riguardano ogni giorno: scuola, giustizia, salute......per far si che la gente sia consapevole delle cose, in modo di avere degli elettori-persone che scelgono in base alla qualità e non alla quantità delle proposte politiche. un'altra proposta, provocatoria, l'ho fatta su tuttocasarano quando dissi che avrei dato il mio voto al candidato sindaco che mi diceva prima il nome degli assessori. ok, poteva sembrare un tantino utopistica ma, come ti dicevo, era per provocare. era per far capire che non ci sono solo elettori-caproni.......... quindi se ogni 30gg salta uno su tuttocasarano e fa una letterina piena di belle parole e commoventi citazioni che toccano il cuore e lo scaldano, vi dico già da adesso che sono d'accordo su tutto ma non basta................se uno come don Ciotti si sarebbe limitato alle belle parole, avrebbe aperto solo un sito internet........

caro eraungenio, questa ultima mia osservazione non vuole essere una critica nei tuoi confronti ma è solo un modo per dirti che bisogna andare oltre alle belle citazioni-pensieri..........appunto: fare qualcosa di concreto!!!

ledicolantepazzo

ledicolante.p@tiscali.it

 

 

 

03/01/2010 Caro Edicolante, fossimo tutti come don Ciotti, o Gandhi, o Gesù, il mondo sarebbe perfetto, invece è abitato da persone limitate come me, te, esseri abbastanza normali ma che tuttavia cercano nel loro piccolo di seminare qualcosa di buono. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, dobbiamo aiutarci uno con l'altro, incoraggiarci ad andare avanti controvento, vista l'aria che tira. Tu dici che non basta.Tu cosa proponi?

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

03/01/2010 Cari amici,
permettetemi di andarmene un po' per una strada diversa da quella tracciata dagli interventi precedenti al mio... e' usanza comune dire che oggi c'e' una crisi di valori e che le ideologie politiche non esistono piu'... io credo che sia i valori che le ideologie ci sono ancora... hanno semplicemente mutato il loro pelo. Il problema e' che la parola "valore" cosi' come la parola "ideologia" puzzano di vecchio e stantio... quindi si cerca di rimpiazzarle con qualche nuovo acronimo... ma la sostanza resta...

analizzando brevemente il discorso delle ideologie politiche c'é da dire che nel passato il mondo era diviso in blocchi... gli sconfitti (per intenderci gli ex-fascisti), e i vincitori (i democratici e i comunisti)... basta guardare un episodio qualsiasi della serie "Peppone e don Camillo" per rendersi conto che i vincitori, dietro le quinte, avevano una faccia diversa rispetto a quella che mostravano in pubblico... ma questi giochi si giocavano (scusate il giro) ad alti livelli... l'importante era mantenere la faccia... la gente doveva veramente credere di avere una scelta o di qua, o di la... punto...

Dopo il crollo del muro di Berlino il panorama geopolitico ed ideologico e' mutato... il problema oggi non sono i comunisti che mangiano i bambini... la paura non e' rappresentata dalle testate nucleari sovietiche puntate su obiettivi strategici in occidente... la paura oggi e' rappresentata dal terrorismo di matrice islamica e dal terrorismo di matrice economica. Perdere il proprio posto di lavoro e quindi la possibilita' di vivere dignitosamente... oppure rimanere vittima di un vile e brutale attacco terroristico, magari mentre ci si reca sul posto di lavoro o peggio ancora mentre si e' in vacanza.

Ma se prima esisteva una sorta di via di fuga rappresentata dall'altra sponda (chi ha paura del comunismo vota DC, e chi ha paura dell'imperialismo americano vota PCI), oggi l'altra sponda non c'é...

Bush ha cercato di crearla quest'altra sponda, dividendo il mondo in buoni e cattivi... ha fallito, e Obama sta cercando in tutti i modi possibili di trasformare sia i buoni che i cattivi in una massa indefinita di qualcosa...

Nella nostra piccola cittá lo slogan vincente é stato quello dell' "insieme"... il risultato é che di fatto a Casarano esiste un governo ma non una opposizione... emblematiche sono state le parole del sindaco nel presentare l'ingresso della Fersino in maggioranza, adesso raggiungiamo l'80% degli elettori...  l'unica speranza che resta é che questo governo abbia in se meccanismi di autocontrollo del proprio operato...

Passiamo ai valori... che cosa sono i valori? Io dico semplicemente che i valori sono delle mode... per un certo periodo di tempo va bene l'una, poi si cambia... prima era moda fare determinate cose e comportarsi in una certa maniera. Chi non rispettava queste regole non scritte veniva tagliato fuori dalla societá... esattamente quello che accade oggi con altri tipi di atteggiamenti o condotte...

Possiamo discutere a lungo se questa o quella moda fa bene o no... ma per favore, non diciamo che la societa' moderna e' priva di valori... i valori ci sono, eccome!

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

03/01/2010 Dispiace dirlo ma voglio andare controcorrente. Tutto molto bello quanto scritto e commentato finora ma ha ragione l'amico Graziano alias edicolante pazzo, o il contrario, ma a volte per lodare qualcuno si finisce per autocommiserarsi. Il punto non è se c'è qualcuno, meglio poi se giovane, capace di ribellarsi alle logiche perverse che la realtà(?) televisiva vuole giocoforza propinarci quotidianamente o se quel qualcuno, chiunque esso sia, novello Spartacus o mister X del caso, ha modo e metodi per imporre alla nostra sonnolenta cittadina quel cambio di marcia che su questo sito in molti evochiamo......o no? Il problema non è chi su questo sito, come in una piazza virtuale, chi scrive o chi legge...il problema è chi non conosce tutto questo e noi potremo stare anni qui a parlare ma se al pensiero non riusciremo a collegare un'azione non ci potrà essere consapevolezza e quindi non ci potrà essere nessun cambiamento.

Buona Vita a tutti.

Piergiorgio Caggiula

pierocaggiula@alice.it 

 

 

03/01/2010 Chiedo scusa se m'intrufolo in questa vostra vetrina che ,in alcuni frangenti, mi e' apparsa dai contorni decisamente stucchevoli e demagogici. Premetto che non e' mia intenzione essere irrispettoso verso alcuno, e confesso di avere particolare stima per molti degli scriventi, tra i quali Francisco La Manna e il prof. Bastianutti come lo stesso Eugenio Memmi. Cio' non mi impedisce di essere piuttosto critico su alcuni aspetti della lettera di Matteo Gambettino e su parte dei vostri commenti sulla stessa. Mi associo e condivido l'interrogazione proposta da l'edicolante, preliminarmente. Poi mi esprimo sulla lettera di Gambettino che trovo abbastanza demagogica e impregnata di frasi fatte( non sto qui a ripeterle).

E' certamente lodevole,vista anche l'eta',la sua volonta' di partecipazione a dibattere su riflessioni importanti quali quelle proposte dal prof. Bastianutti; meno apprezzabile, per me, risulta quel suo attingere a termini e frasi fatte, in larga parte messe in campo dalla parte politica di cui dimostra di essere fedele e tipico "estimatore". Parte politica che conserva nel proprio arco termini come "bacchettone" per poter denigrare e deridere chiunque abbia, o abbia mai avuto, idea di porre un freno ai comportamenti che vanno oltre il lecito, dal punto di vista linguistico( avallando e giustificando, come indice di modernismo e liberta' di espressione, veri e propri sproloqui di vario genere), dal punto di vista comportamentale( considerando, da sempre, l'anticonformismo come indice di crescita intellettuale dei giovani), permettendo una evoluzione di una Società senza regole. Dal punto di vista etico, in quanto, provocando un disfacimento morale della stessa societa', minata nella struttura portante fatta dai valori che oggi tutti cerchiamo, l'ha consegnata nelle mani degli affaristi, oggi liberi di sguazzare a loro piacimento e creare, incontrastati, tutte le condizioni per poter "governare" i popoli, ormai privati di ogni punto di riferimento etico autorevole.Quello che potra' risollevarci, caro Matteo, sara' la riscoperta ( specialmente da parte dei giovani) dei cosiddetti "valori",e che portano il nome di "rispetto", di'"umiltà", di "semplicità", del "senso della giustizia", del "senso del dovere" e non solo quello dei diritti,del "senso della morale"e di tutte le altre virtu' che erano proprie della nostra civilta' e che abbiamo perse.Tutto il resto, di cui tu parli ,verrà di conseguenza, ma sarà possibile solo dopo. Solo in seguito potremo sbarazzarci (e lo potrete fare solo voi giovani) di questa putrida accozzaglia politica affaristica che, in larga parte,spadroneggia nell'attuale societa', trovando un terreno fertile in un campo da cui sono state estirpate le radici di culture secolari. Infine vorrei esprimere una mia opinione sull'uso esuberante da parte di tanti( compreso il buon Gambettino) delle citazioni di questo o quel filosofo o letterato. Io ho sempre ritenuta la scuola una palestra del cervello.Lo studio deve servire allo studente per apprendere le varie materie, certamente, ma, essenzialmente, deve essere un esercizio che permetta uno sviluppo sempre piu' complesso delle capacita' intellettuali del soggetto.Se non quelle specialistiche, attraverso cui si svolge la vita professionale, tante altre nozioni,nel tempo, andranno perse, ma rimarrà certamente quella capacità intellettuale che permette una propria disamina degli eventi ,e il voler esporre spesso citazioni altrui, pare atteggiamento di sterile ostentazione culturale.

Buon Anno a tutti.  

Mario Casto

europea008@alice.it

 

 

 

04/01/2010 Bene, propongo di creare una scuola di cultura, mi spiego meglio: creare degli incontri in cui persone di qualsiasi schieramento, ideologia, credenza etc possano discutere, esprimere, dialogare tra di esse e con persone che fanno la storia e la cultura odierna e mi riferisco ad autori, politici, divulgatori etc.
Io non sono bravo ad organizzare tutto quanto, ma potrei suggerire qualche nome o dare una mano pratica. Mettiamo le carte in tavola nel senso concreto, mettiamo la conoscenza in condivisione, propone... il sasso l'ho lanciato.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

04/01/2010 Facendo un'attenta analisi dello scambio dei commenti, si è partiti da un'osservazione-stimolo dell'esimio professore Bastianutti ( e scusate se ho detto Bastianutti! Spero solo che questa lettera l'abbia scritta lui e non l'abbia trovata su internet, perchè conoscendo il tipo... è molto facile!) fino a giungere finalmente al risultato a cui bisognava arrivare. Prova ne sia del fatto che la filosofia serve come spunto di riflessione, e non come soluzione. Perchè cari amici tutti, è inutile che ci soffermiamo a giudicare colte o demagogiche talune osservazioni di questo o quel commentatore: la domanda che obbligatoriamente bisogna porsi già dopo la prima lettura è proprio questa: "E ora IO cosa posso fare?"

E' come quando la domenica a messa il sacerdote legge il Vangelo e poi lo commenta (non me ne voglia l'UDC di Casarano se faccio questo esempio!). La classica "predica" offre occasioni di meditazione, di autocritica, ma poi... cosa si fa? Si è stati attenti alle parole del parroco, o l'attenzione non era al massimo? E chi ha avuto la tenacia di seguire il discorso e il coraggio di mettersi in dubbio, tornato a casa, ha messo in pratica i suggerimenti subliminali del prete o ha ricominciato la propria routine settimanale nella stessa maniera della domenica precedente? Si è impegnato a istruire ed educare i propri figli con massima dedizione? Rispetta la famiglia? Ha sempre offerto l'altra guancia? Si è sempre sottratto da pregiudizi e farneticazioni ideologiche su cose e persone? Ha veramente AMATO il prossimo suo come se stesso? Qualcuno è tornato a messa la domenica successiva, per dire al  parroco che le sue parole erano inutili?

La stessa cosa, cari amici concittadini (e parlo a tutti, non solo a chi si è sentito giustamente "in dovere" di intervenire), sta avvenendo in questi anni dopo la lettura di libri denuncia come quelli di Enzo Biagi, Marco Travaglio, Giammarco Stella, dopo la lettura di numerosissimi articoli su svariati giornali, dopo documentari come quelli della Guzzanti, di Montanelli, di Erik Gandino; dopo gli allarmi sulle false guerre che esportavano democrazia, sulle quote di inquinamento terrestre,  sul disboscamento del pianeta e del suo depauperamento minerario... e potrei continuare... E lì, amici miei, cosa abbiamo fatto tutti? Sempre la stessa domanda: " e mmoi cci facimu?" Ma fatemi capire... a casa nostra.. qualcuno è sceso in piazza a gridare contro un indagato per truffa che è diventato sindaco del nostro paese? Non mi sembra... Però mentre siamo pronti a riverirlo e a non dargli troppo fastidio, siamo anche pronti a denunciare demagogia e qualunquismo nelle frasi di un giovane ragazzo che si permette di dire che forse le cose non vanno come devono andare e che la colpa non può essere la sua, ma di chi lo ha preceduto. 

La domanda sul "COSA e COME fare" fatevela da soli, la mattina, davanti allo specchio e correggetela in questo modo: "IO COSA FACCIO?" Quando sentite la notizia che durante la campagna elettorale un candidato consigliere accompagnava elettori sin dentro la cabina con la scusa che erano disabili, iniziate a gridare! Pretendete di conoscere la sua identità e quella dei presidenti dei seggi elettorali interessati! Chiedete che non venga eletto Consigliere Comunale.. perchè vi rappresenta! Perchè l'ignoranza che lui ha ostentato con beata arroganza è la piaga della nostra società.

Un popolo ignorante è un popolo senza speranza, e lo dico senza particolari ricerche in rete. Questo è l'esempio per quei giovani di cui tanto criticate la demagogia. E poi, più che farvi le domande, prendete l'iniziativa, informatevi, partecipate in massa, scendete in piazza, gridate, fatevi sentire... non siate servi ossequiosi verso chi, seduto in alto perchè ha i soldi e potere, vi violenta ogni giorno nei diritti e nell'animo... non siate così presuntuosi con un ventenne che si lamenta e che ha il coraggio di dire la sua, di esprimere forse qualche opinione "acerba".. ma giusta!

Ci sono una infinità di ragazzi italiani che una opinione non ce l'hanno, che se ce l'hanno la mettono da parte per fare i tronisti in tv, che fanno le file per ore e ore ai provini del Grande Fratello, e una volta dentro immolano la propria privacy sull'altare dell'edonismo! Bambine accompagnate dalle loro mamme agli stage per diventare la nuova Miss Italia, o la velina del momento!Dov'è l'"amor proprio" e la sana educazione che i loro GENITORI avrebbero dovuto trasmettere!

Per cambiare la situazione: informarsi e informare, DENUNCIARE, e resistere... e se poi volessimo farla completa, usare il proprio voto come strumento di protesta.

Buon Anno a tutti... ( e buona visione di "VideoCracy"  http://www.youtube.com/watch?v=XTu2hKD3Y2I&feature=related... così fareste meno domande e più fatti, spegnendo per cominciare la televisione!)

Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

 

 

04/01/2010 Ringrazio tutti per i commenti, positivi e negativi, com'è giusto che sia, su quelle che sono state delle riflessioni seguite alla lettera del prof. Bastianutti. Riflessioni che ho scritto di getto, dei pensieri liberi per confrontarmi, anche e soprattutto con altri giovani.

Sapete, alcuni anni fa con altri giovani di questa città, provammo a coinvolgere i nostri coetanei intorno a un giornale che voleva essere soprattutto di cultura e invito alla lettura (fatti cari all'edicolantepazzo e non solo). Dopo tre numeri de "L'Orizzonte" (così si chiamava) abbiamo chiuso baracca e burattini per non essere riusciti a coinvolgere quasi nessuno, se non persone più grandi di noi.

Io non sono iscritto ad alcun partito politico e sinceramente non capisco che appartenenza "tipica" mi abbia attribuito il sig. Casto, con il quale condivido certamente la riscoperta di valori quali il rispetto, l'umiltà, il senso della giustizia e del dovere. Sull'abuso delle citazioni sono certo d'accordo con Lei ma penso che confrontarci con quello che grandi uomini hanno scritto o detto sia comunque un fatto positivo. Non a caso Eugenio sotto le nostre riflessioni ha messo il video delle parole che Paolo Borsellino disse davanti a una platea di giovani liceali.

Mi spiace se le mie parole sono state in qualche modo fraintese. Sono convinto dell'importanza del dialogo e dell'importanza dei giovani in questa città e in questa società, anche partendo da quel "forum" che il sig. Casto aveva lanciato. Anzi, visto che mi avrebbe fatto piacere dirglielo prima, se la proposta diviene concreta, di certo non mancherà il mio supporto.

Grazie a tutti,

Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

 

 

04/01/2010 Caro Matteo, la proposta del "Forum dei giovani" e' partita certamente da me, ma sulla possibilità che assuma concretezza, come tu dici, dipende esclusivamente da voi giovani.In cuor mio mantengo sempre viva la speranza di vedere tanti ragazzi confrontarsi su temi di spessore, trarsi fuori dalla deriva a cui quest'epoca li sta spingendo, ma cio' e' esclusivamente nella vostra volonta' e capacita' di dialogo. Per quanto riguarda l'intervento di Francisco La Manna che imputa al singolo l'incapacita' di mettere in pratica, ogni giorno, i tanti buoni propositi, devo dire di non essere d'accordo con lui, e gli spiego il perchè.

Innanzitutto non credo che un mondo ,cosi' com'e' oggi, possa essere cambiato in tempi brevi; sono convinto che, solo se si verificheranno anche le condizioni giuste, una uscita da questa "poltiglia" potra' verificarsi nel corso di molte generazioni.Quello che oggi puo' essere fatto e' creare le condizioni per una inversione di rotta. Lo possiamo fare pero' se saremo in grado, non solo come singoli ma anche come comunita', di rivalutare valori erroneamente gettati alle ortiche. Valori che, mi ripeto,hanno nomi precisi : umiltà, semplicità, rispetto, senso del dovere,senso di giustizia,senso morale. Va riscoperta la bontà dell'ubbidienza, del sacrificio, dell'altruismo. Questi sono i caposaldi da cui le future generazioni devono ripartire per poter creare un mondo piu' equo e vivibile. Questo tentativo risulterà, per decenni, estremamente complicato, perchè le menti dei giovani, pur intelligenti come quelle di tanti di voi, sono state contaminate da fasulli e ipocrite dottrine, incanalate su percorsi intellettualistici spesso negativi ma dalle sembianze estremamente accattivanti. Esempio ne è certamente il " buonismo" tipico veltroniano, il "permissivismo" incontrollabile, il"relativismo etico" che, giustificando ogni comportamento, anche al di fuori del "comune sentire", come diritto ad essere tollerato in nome di una liberta' che spesso penalizza la libertà dei piu', finisce per infestare la parte sana della comunità e , a farne le spese, sono  le giovani generazioni, ma non solo.

Quello che viene considerato, nei confronti sin qui proposti, sono interventi e posizioni , secondo me, abbastanza superficiali, che risentono molto di questa cultura di sinistra radicale molto aleatoria e demagogica, tanto accattivante nei propri ideali storici, quanto gracile e dannosa nella sua effettiva consistenza. Quello che va riscoperto è il coraggio di chiamare le cose col proprio nome, di saper escludere le negativita', senza tentennamenti, senza indugi. In un campo seminato, il frutto che potra' germogliare sara' tanto piu' sano quanto piu' erbacce avremo estirpate, è una legge naturale su cui c'è poco da discutere.Si tratta di individuare le erbacce e mettersi daccordo anche su quali esse siano. Con questo clima non sara' facile, e, intanto, ci sara' sempre chi andra' ad approfittarne!

Cari saluti.    

Mario Casto

europea008@alice.it

 

 

 

04/01/2010 Caro Mario (mi permetto di darti del tu anch'io), il tuo ultimo commento è per larghi tratti condivisibile e in alcune parti lo sottoscrivo pienamente.

Mi tocca però dirti in tutta sincerità che mi è piaciuto di meno il voler individuare a tutti i costi dietro le parole, non solo le mie, una presunta appartenenza politica (che per quello che mi riguarda, non è esatta). Vedi, credo che i valori che hai citato (umiltà, semplicità, rispetto, senso del dovere,senso di giustizia,senso morale) siano trasversali, che riguardino sia la destra sia la sinistra (e mettiamoci anche il centro!). Sinceramente, quando leggo una riflessione che mi piace -come quella in questo caso del prof. Bastianutti-, bado poco se chi scrive si colloca "di qua" o "di là". Un articolo, che ne so, di Veneziani può piacermi allo stesso modo di un editoriale di Scalfari, anche se sono di due opposte tendenze politiche.

Proprio per questo, sono pienamente d'accordo con la proposta di Remo sull'apertura di una discussione con "persone di qualsiasi schieramento, ideologia, credenza, etc.", senza porre steccati o muri.

E' già importante, a mio parere, che su questi temi si stia portando avanti una discussione civile, rispettosa e aperta. Mi fa veramente ben sperare!

Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

 

 

05/01/2010 Salve a tutti,
vogliamo creare qualcosa di interessante allora? Riprendo l'idea che ho espresso in precedenza, voi come pensate che possano svolgersi questi incontri concretamente? Ovvio che si deve coinvolgere quanta più gente possibile, nessuno escluso ed invitare individui che oggi fanno la storia del nostro paese. D'altra parte a scuola ci siamo fermati poco oltre la seconda guerra mondiale non tenendo in considerazione quegli eventi (gli anni di piombo, prima e seconda repubblica, etc.) che hanno determinato il clima odierno. Ma anche autori, divulgatori di discipline umanistiche e scientifiche. Converrebbe non esagerare, ma diluendole nel tempo tali occasioni possono divenire un appuntamento interessante per molti. Ovviamente con orari quanto più usufruibili e magari nei fine settimana. Gli eventi si potrebbero registrare e conservare nella biblioteca comunale per poterne prendere visione in qualunque momento (magari anche on line).
Nella speranza che questo serva a vedere la realtà senza veli sugli occhi, cogliendo queste occasioni come modi per distrarci ogni tanto dalla tanto amata/odiata TV.
Altre proposte?

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

05/01/2010 Salve, lancio una proposta; nonostante il web sia un mezzo straordinario, forse potremmo incontrarci fisicamente per un caffè, senza impegno e senza grandi proclami. Iniziamo a vederci di persona, almeno ci salutiamo quando ci incontriamo per strada, poi vedremo cosa nascerà. Mia proposta: domani ore 17 Marabà (quello vicino la caserma dei carabinieri).
Che ne dite?
Marco Mazzeo

mrc03@libero.it

 

 

 

05/01/2010 Per me va bene. Alle 17 al Marabà.

Eugenio Memmi

328 2856158

tuttocasarano@tin.it

 

 

05/01/2010 La proposta di Remo è assolutamente interessante, penso sia la strada giusta da seguire. Quello che dice riguardo al disagio che si ha nel capire la realtà contemporanea, è veritiero. Parlando con alcuni miei amici tempo fa è venuto fuori il loro rammarico di sapere ben poco sulla storia del secondo Novecento, dato che nel quinto anno di scuola superiore si arriva massimo all'inizio della guerra fredda. E' chiaro che certe dinamiche di oggi non possono essere comprese in questo modo e anche il web, che pure è uno strumento importantissimo e oggi imprescindibile d'informazione, spesso non ci dà notizie attendibili al 100% (anche la stessa Wikipedia risente di questo fattore). "Capire la realtà contemporanea" allora può divenire la traccia generica da cui partire.

Quindi sì alla proposta di Remo, a un ciclo di incontri con varie personalità: storici, anche perchè no, esperti sulle problematiche meridionali, divulgatori, giuristi, etc. Certo, come ho scritto anche a Remo in privato, è difficile che un gruppo di ragazzi da soli riescano ad organizzare il tutto; bisogna perciò coinvolgere tanti settori della cittadinanza e inevitabilmente, per l'importanza che potrebbe avere questo progetto se diverrà concreto, l'amministrazione comunale.

Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

 

 

 

06/01/2010 Caro sig. Casto, Le spiego invece io perchè non sono d'accordo con il Suo punto di vista.

Se andiamo avanti così potremmo incorrere nel classico dilemma del " è nato prima l'uovo o la gallina?", e visto che la mia fede buddista mi ha insegnato a prendermi le responsabilità della mia vita, di quanto mi accade intorno (e mi sconsiglia vivamente l'autocommiserazione, in quanto poco propositiva!), credo che sia doveroso affermare che è la consapevolezza del "se" che precede quella del "noi". L'ambiente è lo specchio del nostro "IO". La società è tale perchè composta da una pluralità di individui che hanno un interesse e un obiettivo in comune, e non esisterebbe se non fosse il singolo a volerne far parte, perseguendo gli scopi e gli ideali dei propri simili. E' normale che quando diritti e doveri si demandano o si trascurano, è la collettività che ne risente. Se io non butto le carte fuori il mio balcone è perchè rispetto prima il mio angolo di strada, me stesso e poi gli altri. Se le butto, significa che mi affido al servizio di nettezza urbana e rinnego il mio senso civico. Tutto risiede perciò nella giusta e sana educazione, che siamo in dovere di impartire alle future generazioni, dando il buon esempio prima di tutto.

E invece, mentre predichiamo bene in piazza, a casa razzoliamo male: "Sine... tantu... l'addhi fannu li stessu..."

Convengo con Lei quando dice che la società non si cambia in poco tempo, ed è proprio questo che mi preoccupa, perchè non è una crisi solo socio-politica o economica... ma è anche ambientale. E con l'ambiente non si gioca, perchè potrebbe essere un "Game Over" irreversibile.

Con stima

Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

 

 

 

06/01/2010 Ci sto anche io: alle 17 domani  gennaio 2010 al marabà (penso sia la ex Taberna degli artisti no? o mi confondo?).
Matteo mi ha fatto riflettere sul fatto che è necessario coinvolgere persone che possano aiutarci nell'organizzazione, perciò ragazzi possiamo dare tutti una mano a partire da questi incontri sia in pubblico (domani alle 17) sia in privato inviando mail alle nostre rispettive caselle.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

06/01/2010 Caro Francisco, permettimi il "tu" (anche per questioni anagrafiche), per commentare le tue ultime osservazioni.

Sono completamente d'accordo con te sul fatto che l'insieme dei "singoli" forma una"comunità",e che, per avere una comunita' orientata verso il "BENE COMUNE", recentemente auspicato dallo stesso Pontefice, i comportamenti individuali sono alla base dell'obbiettivo. Ma chi, nella nostra epoca, incide sulla formazione del singolo, chi detiene i poteri, nella stanza dei bottoni, per imporre ai "singoli", modelli di vita, atteggiamenti e comportamenti, determinando priorita' di valori,è certamente chi rappresenta la comunità ,e di cui il"singolo" subisce le influenze.

Oggi, secondo il mio parere, forze affaristiche immorali e avide approfittano di precedenti influssi etici negativi iniettati nelle menti negli ultimi 40 anni. Probabilmente con sacche di positività ( tutela sul lavoro, emancipazione femminile), questi influssi hanno insinuato nella società dottrine lassiste che hanno poi garantito totale libertà di penetrazione alle su citate forze. Percio' bisogna ripartire ricreando nelle giovani generazioni gli anticorpi perchè possano rintuzzare questa opera, in atto, di disfacimento della società, anticorpi che possono essere dati solo dalla forza di Valori etici che, in altro intervento, ho già indicato.Una formazione etica di base è indispensabile per poter avere, domani, una classe dirigente credibile e degna del proprio compito, e cittadini responsabili che sentiranno reale quel senso civico che gli permetterà, attraverso il loro esempio, di insegnare ai propri figli che le carte non si buttano fuori dal balcone.

Cordiali saluti,

Mario Casto

europea008@alice.it

 

 

08/01/2010 Strano popolo quello italiano sa, signor Casto! Non sono mai riuscito a capire se è realmente così o ci fa.

Siamo immersi sempre più nelle sabbie mobili, con una tribù di privilegiati che ci monta sulla testa per salvarsi la pelle e mantenere la posizione di "casta super partes", e continuiamo a guardarci l'un l'altro nella speranza che da fuori la palude qualcuno butti una corda per trarci in salvo.

Ma chi è questo benefattore? "Eh.. qualcuno farà qualcosa!", "l'Europa ci salverà", "le Istituzioni ci proteggeranno", "la Magistratura vigilerà", "Il Parlamento non voterà".. Sono le esclamazioni che più ci piacciono quando ci vediamo stretti all'angolo a pigliar pugni e sganassoni da tutte le parti. Tutt'al più, come frase più propositiva ho sentito dire: "Ma la scuola deve cambiare.. solo così sarà possibile un cambio di rotta!"

Nessuno che, oltre a dissertare saggiamente in piazza e dimostrare le ragioni della propria preoccupazione, vuole essere responsabile delle proprie azioni, nel quotidiano.

Ma vabbè, il quotidiano è un po' troppo impegnativo per cominciare, basterebbe approfittare delle frequenti occasioni di scandali, inciuci, vilipendi, ingiustizie, soprusi che "La Casta" ci offre immancabilmente a cadenze settimanali, per incazzarci e far sentire non solo la propria voce e il proprio dissenso, ma anche il nostro "fisico", la nostra presenza. Il problema quindi non è tanto reperire le occasioni, perchè le porcherie sono sotto gli occhi di tutti coloro che VOGLIONO vedere, ma è soprattutto "come" reagire: e il discorso qui diventa delicato.

Oramai siamo così avvezzi a queste porcherie di cui sopra, che ci piace non farci più caso, non ci sforziamo neppure più di immagazzinarle nella nostra memoria: le commentiamo li per lì e poi ne aspettiamo una fresca per verificare ulteriormente la nostra intelligenza e le nostre previsioni.. oramai Maria De Filippi ci ha trasformati in semplici OPINIONISTI. Basta apparire per dire la propria, e far vedere così che si esiste, per poi mozzare "l'opera rivoluzionaria" e sparire nell'anonimato. Così la coscienza è appagata e si è salvati la faccia con il "potentato".

Sarebbe come recarsi in periodo elettorale verso il proprio seggio, parcheggiare la macchina, farsi vedere salutando un po' in giro, per poi ritornare alla macchina senza aver votato. Questo non è esercizio del diritto-dovere al voto. Manca la fase finale, manca l'azione!

E quindi mi domando: ma che gravità deve raggiungere un sopruso per farci incazzare? Bisogna realmente aspettare momenti ancora più tristi per reagire a questo scempio? Siamo davvero così popolo borbonico fin dentro le ossa? Capisco che abbiamo solo 150 anni di unità nazionale, ma non per questo dobbiamo svendere i nostri diritti e i nostri ideali.

Un imprenditore brianzolo, proprietario di televisioni e di giornali (e quant'altro..!), si candida alla presidenza del Consiglio... e noi lo votiamo! Scopriamo che era indebitato sino al collo prima di "scendere in campo", per poi diventare nell'arco di 15 anni l'uomo più ricco d'Italia... e noi lo giustifichiamo! Veniamo inoltre a sapere che è un corruttore, pedofilo, mignottaro, colluso fortemente con la mafia... e lo difendiamo! Ci rendiamo conto che c'è una opposizione complice dell'intero sistema... e stiamo zitti!

Ma veramente lei pensa, sig. Mario, che ci sia qualcuno dall'alto che si privi di un pizzico di potere per concederlo a chi non ce l'ha? Non crede che sia più credibile e più giusto pensare che il potere sacrosanto e legittimo del popolo,.. bisogna ogni tanto andarselo a riprendere?

Perchè vede, non c'è mai fine allo scempio: siamo in un epoca in cui i politici ladri e rei confessi come Bettino L'Africano vengono riabilitati con targhe e strade intestate, mentre a eroi anti-mafia come Peppino Impastato le onorificenze vengono negate se non addirittura tolte.

Io e Lei qui possiamo stare a scriverci per l'infinito futuro, ma se alle parole non facciamo seguire i fatti, niente e nessuno cambierà.

(http://www.youtube.com/watch?v=F4UciT4HYbM l'opinione di un'altra buddista... Sabina Guzzanti)

RinnovandoLe la mia stima

Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

 

 

 

08/01/2010 Quando leggo, su certi argomenti, delle cose dette in modo chiaro e senza giri di parole mi rallegro perchè vuol dire che c'è in giro altri "pazzi" come me. Vuol dire che ci sono altre persone che sono orgogliose di essere di parte (ma questo lo sapevo già). Invece alcuni giorni fa sentivo dire in diretta: si ma però.......è meglio essere prudenti.....non dobbiamo sembrare di parte.

ledicolantepazzo

ledicolante.p@tiscali.it

 

 

 

08/01/2010 Caro Francisco, ho letto il tuo intervento con profondo interesse. Il tuo spirito battagliero è una componente del tuo carattere che, imparando a conoscere seguendo i tuoi interventi su questo sito,mi è sempre piaciuto e, quindi,ho sempre apprezzato. Rivela una genuinità di comportamento che, piaccia o non piaccia,garantisce all'interlocutore la certezza di sapere con chi si ha a che fare( in tempi di dilagante ipocrisia e meschinità ) e rivela uno spirito idealista che auguro a tutti i giovani. Mi esprimo in termini lusinghieri nei tuoi confronti anche perchè il mio, di spirito, non si è mai discostato dal tuo.C'è una sola differenza pero', e sostanziale. Le mie idee e la mia condotta hanno avuto sempre radici nella Destra sociale, e probabilmente si noterà nelle mie opinioni. Io credo che, in fondo, diciamo le stesse cose quando analizziamo la realtà attuale ( anche se tu hai delle certezze che io, sinceramente, ancora non ho ).Credo, però, ti sia sfuggito un passo decisivo; non è per codardia che io non individua il superamento di questa fase storica in una "opera rivoluzionaria" basata sulla presenza fisica nelle piazze a gridare, insultare( per quanta di ragione si possa avere nei confronti di questa "casta").Ma perchè credo di piu' in una opera culturale profonda che immetta nelle menti delle nuove generazioni quei VALORI etici ( che ho già avuto modo di elencare) e, solo attraverso il possesso dei quali,il nostro paese può arrivare ad invertire la rotta.Purtroppo, quei valori sono stati vilipesi proprio da quella parte politica a cui tu ti rifai, e la  devastazione etica e morale prodotta nella comunità da una cultura  deleteria che in 40 anni ha frantumato un intero tessuto sociale, impregnandolo di disvalori continui, ha aperto la strada a forze affaristiche/politiche che di questa disgregazione hanno approfittato, con i risultati che vediamo tutti. Caro Francisco, ammiro il tuo giovanile impeto ma sono convinto che le rivoluzioni, oggi, non possano piu' essere fatte con la battaglia "fisica",tantomeno esiste piu' un "Popolo" che possa avviarla. Il popolo, oggi, è un insieme di gruppi,dai diversi interessi, che cozzano fra loro. La "casta" della politica si amplifica nel popolo. E' un sistema piramidale, con un vertice di "grandi privilegiati" che poi si dirama verso il basso e concede privilegi sempre minori , man mano che ci si allontana dall'"Olimpo". E in questa piramide, una miriade di arrampicatori, su qualsiasi livello di gradini, alla ricerca di piu' ambite e gratificanti posizioni. Caro Francisco, con me tu sfondi una porta aperta quando denunci tante iniquità e ingiustizie di questo nostro paese. Io sono figlio di un padre che a 20 anni andò a fare la guerra in Russia e tornò, dopo 3 anni di campo di concentramento in Siberia, ridotto al peso di 31 chili( lui che ne pesava 70) e con i piedi congelati. Per non chiedere niente a nessuno( e niente mai ebbe dallo Stato) andò a farsi altri 17 anni nelle miniere del Belgio. So bene quali siano i Valori veri della vita, li ho imparati da lui. Perciò sono convinto che solo il loro recupero, di quelli propri degli uomini umili , porterebbe ad un recupero della speranza per chi vuole sentirsi fuori da quella piramide immorale.

Un caro saluto

Mario Casto

europea008@alice.it

 

 

 

09/01/2010 Persino Falcone venne tacciato di tentennamenti, era un uomo, e come tutti gli uomini, poteva averne!

La tesi che voglio portare avanti è che per cambiare radicalmente la politica di oggi, io preferirei una strategia sociale piuttosto che una strategia di "annientamento" politico.

Sembra un paradosso, ma non lo è.

 

Falcone, oggi 09 gennaio 2010, continua ad essere il mio riferimento culturale, sociale e di azione, c'è un filo invisibile che lega la mia crescita all'anno 1992.

 

Parte da un giorno preciso il mio impegno civile e politico, e cioè il 23 Maggio 1992, prima ero un casaranese insensibile e banale come molti altri, forse disegnavo falci e martelli sulla mia agenda, così, senza un motivo ragionato, forse perchè all'età di 11 anni avevo vinto una bicicletta rossa alla festa dell'unità?? forse...

Credo che se non ci fosse stato l'estremo sacrificio di Falcone (perchè quello di Falcone fu un sacrificio dei nostri tempi), oggi sarei un potenziale assessorino, sarei uno che si lascia trascinare dal vento.

Ed invece le mie radici sono profonde, (oh intendiamoci, non ho detto che sono quelle giuste), ma di certo sono ben piantante nell'humus della "voglia di cambiare".

 

Anche a Falcone mesi prima dell'attentato, molti cominciarono a voltargli le spalle, per esempio, Leoluca Orlando, che era diventato sindaco e aveva inaugurato una cosiddetta "primavera di Palermo" tuonando contro gli andreottiani, auspicava un certo gioco di sponda tra procura e istituzioni, anzi "una sinergia" come disse lo stesso Falcone.

Questa sinergia durò fino all’estate del 1989, quando il pentito Giuseppe Pellegriti accusò il democristiano Salvo Lima di essere il mandante di una serie di delitti palermitani, ma Falcone fiutò subito la calunnia.

 

Orlando si convinse che il giudice volesse proteggere Andreotti.

Fu durante una puntata di Samarcanda che Orlando scagliò l'accusa, poi ribadita in altre trasmissioni quali il Maurizio Costanzo Show.

 

Accusa che verrà ripetuta a ritornello da molti uomini del movimento di Orlando: Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa e Alfredo Galasso i quali dicevano: "Falcone ha una serie di documenti sui delitti eccellenti, disse, ma li tiene chiusi nei cassetti."

È di quel periodo, peraltro, un primo e sottovalutato attentato a Falcone:

il comunista Gerardo Chiaromonte, circa la bomba ritrovata nella casa al mare di Falcone, scriverà così: "I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità". E la voce circolò.

Così, quando Falcone accettò l’invito del ministro della Giustizia Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, la accuse aumentarono a dismisura.

L'obiettivo di Falcone era creare strumenti come la procura nazionale antimafia, ma in sostanza fu accusato di tradimento.

Si scagliò contro di lui il Giornale di Napoli: "Dovremo guardarci da due “Cosa nostra”, quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta per insediarsi a Roma".

Così Sandro Viola su Repubblica: "Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura... s’avverte l’eruzione d’una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi".

L'Unità, due mesi prima che Falcone saltasse in aria, fece scrivere un corsivo al membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso: "Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché".

E sempre l'Unità poco tempo prima aveva titolato così: "Falcone preferì insabbiare tutto".

 

Ritornando al "qui" e ritornando "all'ora", vorrei assumere e proporre alcuni punti di dibattito e riflessione: due piani e due soluzioni (quelle che ho in testa io) per ogni piano:

(piano 1°) Vincere Berlusconi

(piano 2°) Vincere il berlusconismo

 

Ed attenzione questi due piani, non hanno nessuna connessione ne politica ne culturale ne sociale

 

Il politico Berlusconi si vince o con le armate Brancaleone, o semplicemente non si vince (ha troppi soldi, troppo potere); io vorrei vincerlo, ma poi quando si è al governo, e si devono decidere le cose, le difficoltà di mantenere la propria integrità morale e di prospettive, cozza con la necessità di mantenere il Berlusconi politico lontano dalle istituzioni, per cui nel centrosinistra, vi è stata una sorta di schizofrenia innata, visto che le decisioni assunte a Roma, diventavano polemiche esacerbanti all’interno dei vari partiti, tanto da raggiungere vette allucinanti, quando nelle stesse riunioni si udivano compagni avere posizioni diametralmente opposte, quali per esempio il mantenere la barra dritta su argomenti concreti quali le pensioni, mentre un altro compagno esortava a desistere per il bene della deterrenza al Berlusconi.

 

Altra "guerra" (brutto termine per un pacifista straconvinto come me) è il berlusconismo che si è insinuato ovunque e la battaglia campale, riguardo la quale mi sento più interventista di D'annunzio, va giocata in ogni luogo, tranne che nel campo della politica intesa come schieramenti.

Rigetto, dunque, ogni accusa velata o palese di lassismo ed esorto tutti coloro che ci credono a essere meno caustici dialetticamente e più pragmatici nell'agire.

So che questa mia potrebbe scatenare una ridda di parole, ma spero che una volta per tutte si possa comprendere che con la provocazione non si raggiunge nessun obiettivo.

Politicamente parlando non ho timore di nulla, non ho mai avuto paura di essere di parte, sono comunista, di sinistra, e antiberlusconista (e non antiberlusconiano), io vorrei annientare “l’ista”  (il sistema di pensiero) e non la persona o in senso lato il politicismo contingente.

Mi dispiace molto che taluni confondano il modus agendi con l’essere politicamente pavido, e penso che il berlusconismo, abbia preso molti di noi, esempio lampante è ridurre tutto a innocue e simpatiche battutine.

Marco Mastroleo

marco.mastroleo@poste.it 

 

 

 

 

 

Enzo Biagi Intervista a Don Luigi Ciotti

 


 

Paolo Borsellino - CONTIGUITA' MAFIA-POLITICA (26-1-89)

 

 

 

 

 

 

               

 

28/12/09 Rocco Stefanelli espone nel sedile settecentesco di piazza S. Giovanni i suoi lavori di cartapesta

 

24/12/09 E' Natale ogni volta che...

 

 

22/12/09 Per tutto il periodo delle festività natalizie, presso l’edicola San Domenico di Casarano potete trovare presepi del Commercio Equo e Solidale

 

 

Casarano

 

 

 

 

Buone Feste...

 

31/05/04 Conferita a don Ciotti la cittadinanza onoraria

 

 

 

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