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Paolo Borsellino

Il silenzio di via D'Amelio

 

 

 

 

 

Di Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

Casarano, 21/07/2010

 

Guarda Paolo, guarda quanta poca gente oggi in via D'Amelio, ascolta le poche parole che tagliano l'aria infuocata. Quanto silenzio lì dove in una domenica d'estate come tante un fragore sconvolse Palermo e l'Italia intera, come già aveva fatto poco meno di due mesi prima, quando morì il tuo amico Giovanni Falcone.

Guarda come invano si agitino quei giovani che schiumano rabbia, che invocano giustizia con le lacrime agli occhi e il sangue che ribolle nelle vene, i giovani con le agende rosse in mano in ricordo della tua agenda misteriosamente scomparsa. Ascolta le frasi di tua sorella Rita, ormai stanca di vedere solo i soliti volti in occasione del ricordo del tuo sacrificio, così pochi da poterli riconoscere e chiamare per nome. Già, tua sorella Rita, che qualche anno fa perse alle elezioni regionali contro un certo Cuffaro...

E no, Paolo, non ti sarebbe piaciuta questa Palermo, come non ti piaceva all'epoca, e proprio per questo motivo ti sei sforzato di amarla perchè "il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare". Ma ora dimmi sinceramente, tu, Giovanni, Rosario, Peppino, Rocco, don Pino e tanti altri siete riusciti a cambiare Palermo, a cambiare l'Italia intera? Oppure è la solita Palermo, la solita Italia, gattopardesca, ammantata da una parvenza di rispettabilità dove il "puzzo del compromesso" domina ancora sul profumo di libertà?

Quel silenzio di via D'Amelio è emblematico del silenzio dell'Italia intera, di tutto un Paese capace di indignarsi solo se l'Italia perde con la Slovacchia e Lippi schiera qualche giocatore fuori ruolo ma non se in occasione dell'anniversario della tua morte qualcuno decide di danneggiare un monumento che rappresenta te e il tuo amico Giovanni oppure se via D'Amelio è quasi deserta. C'è poco da fare, ha vinto l'indifferenza, Paolo. Forse le gambe che dovevano sorreggere le vostre idee, come scrissero all'indomani della tua morte migliaia di palermitani su lenzuola infinite sono diventate fragili, inerti, paralizzate.

"Ma in fondo che cosa importa?", sembrano dire le facce di tanti. L'estate è appena cominciata, direttori di telegiornali si concentrano su programmi ad altissimo livello di informazione tipo "Bikini" e Belen ha lasciato Corona e tutto scorre. E ci corrode, ci insordisce, ci consuma, ci rende simili alle belve.

Cala la sera in via D'Amelio. Nemmeno un soffio di vento che agita le foglie degli alberi, nemmeno un soffio di libertà, di verità, di giustizia. Solo silenzio e la morte che nel silenzio e nell'indifferenza, si sa, ha il suo regno, si aggira trionfante. Qualcuno continua a uccidere, a distanza di diciotto anni.

 

 

 

Via D'Amelio

 

 

"Non credere a nulla, semplicemente per sentito dire, non importa dove l'hai letta o chi l'ha detto, neppure se l'ho detto io, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.
Non credere nelle tradizioni, perché sono state tramandate per molte generazioni.
Non credere in niente, solo perché se ne parla tanto, o è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli uomini.
Non credere semplicemente perché è scritto nei tuoi libri religiosi.
Non credere solo per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani.
Ma se dopo l’osservazione e l’analisi personale, scopri che è d’accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettala e vivi per essa.

(Buddha)

 

 

 

18 anni dalla morte di Borsellino

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

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