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Polemiche a Casarano: tutto quello che c’è da sapere sul Radon

 

 

Di Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it

Da "IL GALLO" edizione del  10/23 Novembre

 

Il futuro è come il Paradiso: tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare subito. E' questo il concetto nel quale si possono condensare le paure che, mai come in questo periodo, assalgono i casaranesi quando di parla di nuovi insediamenti industriali che esulano dal solito, e poco rassicurante, calzaturiero. E' successo e sta succedendo con la centrale a bio-masse della Italgest (di cui già diffusamente parlammo in un numero dello scorso febbraio), e sta continuando a succedere con il Consorzio Radon. Dopo il trionfalistico (e forse un po fuori luogo) annuncio da parte del Sindaco Remigio Venuti di una innovativa ed importante azienda che avrebbe portato  opportunità di lavoro ed addirittura un'emigrazione al contrario (da nord a sud), Casarano si è nuovamente divisa fra i soliti Guelfi e Ghibellini di noialtri o meglio in ambientalisti catastrofisti da una parte e possibilisti cauti dall'altra. Una sola cosa è sicuramente certa: la gente di tutto ciò non ne sa assolutamente nulla e anche chi sino ad ora ha preso posizione (in un senso o nell'altro) è più o meno nella stessa condizione. Il motivo di quest'inchiesta dunque è proprio questo: dare informazione in maniera “asettica”, fornendo ai lettori tutti gli elementi “certi” e solo dopo aprire un dibattito sull'utilità o meno dell'iniziativa senza schierarsi ciecamente per il sì o per il no solo perchè così sono schierati Venuti da una parte e la Fersino dall'altra.  

Cominciamo quindi chiarendo di cosa stiamo parlando e per farlo lo chiediamo al Dott. Gianluca Valentini,  Direttore Scientifico della Società Sparkle che dovrebbe realizzare l'insediamento. Centro di Produzione Radiofarmaci per diagnosi e terapia con sviluppo di un laboratorio di ricerca; questo è il nome completo del progetto – esordisce il Dott. Valentini con un fare gentile, raggiunto mentre si apprestava a partire per Londra – e comunque non stiamo parlando certo di un qualcosa di innovativo; il primo ciclotrone infatti, è stato realizzato a Castelfranco Veneto ormai più di 15 anni fa ed in Italia oggi ne esistono ormai circa una trentina, tutti regolarmente funzionanti, a conferma di una già esistente ed ampia attuazione di questo tipo di tecnologia. Inoltre – prosegue – ad oggi, non esiste alcuna casistica di danni collaterali neanche tra gli addetti ai lavori (sicuramente più esposti a potenziali rischi rispetto ai comuni cittadini) e perfettamente allineate sono anche tutte le altre statistiche a livello europeo. - ci dica qualcosa in più sul progettola struttura di Casarano avrà la peculiarità di essere rivolta alla produzione di radiofarmaci anche per applicazioni terapeutiche come il “rame64” ed il “rame67”; questo offrirà alla Regione grandi possibilità per la costituzione di un Centro Oncologico di sviluppo terapeutico di riferimento in campo nazionale – e questo famigerato ciclotrone? - il meccanismo, nella sua complessità, è concettualmente semplice: c'è dell'idrogeno che, appunto in un ciclotrone da 24 Mev, viene accelerato andando a colpire dell'acqua “arricchita” che (dopo una serie di processi diligentemente esposti dal Dottore ma che vi risparmiamo) diviene fluorodeossiglucosio (FDG per gli appassionati) che viene poi distribuito, in forma liquida, negli ospedali per la diagnostica PET. - Ma la gente ha paura di possibili contaminazioni esterne ma soprattutto di un possibile smaltimento in fogna delle acque di lavorazione non vi è alcuno smaltimento di acque radioattive, in quanto è proprio il liquido ottenuto che viene commercializzato, e non certo buttato via, inoltre, persino l'acqua di raffreddamento, per garantire la massima sicurezza, viene conservata in apposite vasche di decantazione comunque mai smaltite in fogna.

Diciamo allora che il Direttore Scientifico è stato abbastanza convincente; di certo però ricordo le parole di mia nonna che diceva che non bisogna mai chiedere all'acquaiola se l'acqua è fresca... per questo quindi chiediamo ad un esperto “non aziendale” qualcosa in più e lo chiediamo quindi al Prof. Giovanni Marsella del Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione dell'Università di Lecce andando subito al sodo: quanto è pericoloso un ciclotrone? - Nei ciclotroni viaggiano fasci di particelle controllati. Nel momento in cui se ne dovesse rompere una parte, le particelle si fermerebbero senza viaggiare indefinitamente. Già questo basterebbe a render non pericoloso il tutto, ma per maggiori garanzie tutto l'impianto va realizzato in un bunker di cemento armato e piombo che garantisce tutta una serie di misure supplementari; bisogna comunque chiarire che qui non parliamo di prodotti radioattivi come comunemente li intendiamo noi, con periodi di dimezzamento lunghi decenni.  Per dare un'idea, basti pensare che a Ginervra esiste, a pochi chilometri dalla città, un enorme acceleratore di 24 km di circonferenza che lavora ad energie enormemente superiori a quelle previste e necessarie per la produzione di radiofarmaci a Casarano. Questo centro (CERN) è attivo dagli anni 50 e non ci sono mai stati problemi di nessun tipo. Nessuna controindicazione?... possibile? - direi di no a patto però che tutti gli organi preposti facciano bene il loro dovere in modo da garantire che tutte le procedure di sicurezza previste vengano rispettate, sia in termini di monitoraggio ambientale sia in termini di professionalità e sicurezza dei lavoratori. Mi piace ripetere una massima: "Ciò che spaventa, non necessariamente nuoce".

Ma come funziona un’indagine PET? Lo chiediamo al  Dott. Fabio Musca, Oncologo e Direttore dell’Unità Oncologica dell’ospedale di Campi Salentina che in breve riassume: - La PET è stata ed è tuttora utilizzata con precise indicazioni cliniche in pazienti con patologie neurologiche e cardiologiche. Tuttavia, negli ultimi anni, si è avuto un esponenziale sviluppo della metodica soprattutto in campo oncologico; nello specifico, parliamo di sostanze “traccianti” in grado di rilevare anche una molecola tumorale estremamente piccola; questi traccianti vengono somministrati per via  endovenosa dopo un digiuno di almeno 6 – 8 ore e non sono noti effetti collaterali o indesiderati. Questi traccianti inoltre sono specifici per la misura del metabolismo cellulare tumorale e permettono di valutare il grado di aggressività del tumore, la presenza e la distribuzione delle metastasi e l'effetto dei trattamenti della chemio o radioterapia. Questi "super-radiofarmaci" però richiedono apparecchiature speciali per essere rilevati e sono utilizzabili solo nelle vicinanze di un ciclotrone. Infatti, questi prodotti rimangono radioattivi (e quindi utilizzabili) per un tempo molto più breve rispetto a quelli tradizionali, nell'ordine di minuti o, al massimo, di poche ore; la vicinanza fisica al ciclotrone inoltre, consente di  ridurne anche i costi di produzione. Concludendo: ma questo ciclotrone è pericoloso? - Purtroppo il termine "nucleare" che identifica questa disciplina incute tuttora, in chi non la conosce, un senso di timore che è invece assolutamente non giustificato. In realtà l'aggettivo "nucleare" identifica solamente l'origine delle radiazioni utilizzate, che provengono dal "nucleo" degli atomi che compongono i radiofarmaci impiegati. Non c'è quindi nulla di misterioso o particolarmente minaccioso. Dal punto di vista pratico le indagini di medicina nucleare, relativamente ai rischi derivanti dall'impiego delle radiazioni ionizzanti, sono del tutto simili alle comuni indagini radiologiche. Forse nessun altro campo della medicina è così rigorosamente regolamentato come quello delle discipline radiologiche.-

Questo, in estrema sintesi, lo stato delle cose sul consorzio RADON che tanti animi ha agitato sino ad ora: nessuna soluzione occupazionale miracolosa (sono previsti al massimo 15 unità lavorative più un piccolo indotto legato ai trasporti) ma neanche un pericoloso mostro nuclear-ecologico; solo una fabbrica di armi contro il vero nemico dei giorni nostri: il tumore. Ai casaranesi decidere…

 

 

Per dare un'idea, basti pensare che a Ginervra esiste, a pochi chilometri dalla città, un enorme acceleratore di 24 km di circonferenza che lavora ad energie enormemente superiori a quelle previste e necessarie per la produzione di radiofarmaci a Casarano.
Questo centro (CERN) è attivo dagli anni 50 e non ci sono mai stati problemi di nessun tipo. Nessuna controindicazione?... possibile? - direi di no a patto però che tutti gli organi preposti facciano bene il loro dovere in modo da garantire che tutte le procedure di sicurezza previste vengano rispettate, sia in termini di monitoraggio ambientale sia in termini di professionalità e sicurezza dei lavoratori. Mi piace ripetere una massima: "Ciò che spaventa, non necessariamente nuoce".
In quella frase che ho sottolineato ed evidenziato in rosso si nascondono una dopo l´altra tutte le mie paure...
Vero, a Ginevra il CERN esiste da piu´ di mezzo secolo... ma stiamo parlando di una istituzione che si trova sul suolo di una repubblica nota in tutto il mondo per la rigidita´ delle sue regole...

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com
 

 

 

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  28/10/07 C'è anche  l'opera di un nostro concittadino, l'ingegnere Raffaele Corvaglia, nel "nodo 2" lanciato con lo Shuttle nello spazio

 

 

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