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Senza una nuova Pac ovvero la disfatta del Paesaggio rurale

 

 

Di Antonio Bruno *

antonio.bruno2010@libero.it

Lecce, 10/10/2010

 

L'8 ottobre a Lecce, in occasione della quarta Conferenza economica, i presidenti di Cia-Confederazione italiana agricoltori, da Confagricoltura e da Copagri Giuseppe Politi, Federico Vecchioni, Franco Verrascina hanno sottoscritto un documento unitario sulla Pac post 2013. In questa nota le obiezioni sollevate da un dottore agronomo.

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Tre delle quattro organizzazione delle imprese agricole hanno presentato a Lecce un documento per la Politica Agricola Comune del dopo 2013 che, tutto sommato, ripropone i tre assi della PAC 2007 – 2013 ovvero pagamenti diretti, misure di mercato e assi dello sviluppo locale.

Inoltre secondo Cia, Confagricoltura e Copagri la Pac del dopo 2013 dovrà contenere nuovi e, rispetto ad oggi, più' efficaci strumenti per favorire la ricomposizione fondiaria, il ricambio generazionale e l'ingresso dei giovani in agricoltura.

Il dibattito di Lecce ha decretato la convinzione che la Pac non potrà', da sola, aiutare i produttori agricoli a superare le criticità' della nostra agricoltura ed a valorizzare e consolidare le tante eccellenze ed i punti di forza. A Lecce pare sia stato detto a chiare lettere che i produttori agricoli italiani hanno bisogno di un progetto per l'agricoltura perchè le imprese agricole, soffrono la concorrenza esercitata da paesi che hanno il vantaggio di minori costi produttivi o di più' efficienti dimensioni strutturali ed organizzative.

Scrivo ciò che penso e quindi mi chiedo e chiedo ai produttori delle organizzazioni Cia, Confagricoltura e Copagri sono a conoscenza che le risorse che l'Unione Europea destinerà all'agricoltura dopo il 2013 saranno inferiori a quelle del 2007. Ecco perchè le richieste del documento di Lecce mi sembrano un atto dovuto, nella consapevolezza che non potranno essere soddisfatte.

Un po' come se le organizzazioni convenute a Lecce partissero dalla convinzione di salvare quanto più è possibile dei fondi che vengono da Bruxelles destinati ai produttori agricoli.

Che cosa dire agli agricoltori che già quest’anno si sono visti tagliare risorse per oltre un miliardo di euro, e che hanno subito la soppressione degli interventi per le imprese come la fiscalizzazione degli oneri sociali e il ‘bonus gasolio’?

Possiamo impedire a questi produttori di rivendicare? Io non penso!

Il Prodotto interno lordo dell'agricoltura si è ormai attestato da anni intorno al 2 -3 % e nonostante questo Cia, Confagricoltura e Copagri sostengono che gli interventi di mercato devono continuare ad esser previsti, rafforzandoli notevolmente rispetto alla situazione attuale, al fine di garantire minore volatilità' dei prezzi e maggiore equilibrio tra domanda e offerta, quindi sempre secondo queste organizzazione dei produttori agricoli vanno sostenuti gli investimenti aziendali (innovazione tecnologica), il ricambio generazionale, l'integrazione di filiera e la promozione all'export.

Che altro potevano scrivere i rappresenti dei produttori agricoli? Mi chiedo e vi chiedo se gli imprenditori agricoli, quelli che producono per il mercato, siano i proprietari di tutto il paesaggio agrario nazionale. Per esempio lo sapete che nella provincia di Lecce ci sono la maggior parte di tutti i proprietari delle province pugliesi? Nel Salento leccese ci sono circa 200 mila proprietari! La provincia di Foggia ha solo 80 mila proprietari. Ma dei 200 mila proprietari del Paesaggio agrario solo pochissimi producono per il mercato invece la totalità eroga servizi ecosistemici a tutta la collettività! Molti di questi proprietari del Paesaggio agrario sono costretti all'abbandono e questo accade nel Salento leccese ma anche nelle aree di Montagna dove non è più conveniente coltivare. L'abbandono del territorio comporta l'aumento del rischio idrogeologico e per conseguenza un costo altissimo per la collettività in termini di perdite vite umane e capitali.

L'interesse pubblico dei servizi ecosistemici è ormai pacifico e il messaggio che tento di lanciare è finalizzato a concentrare l’attenzione dei proprietari del Paesaggio rurale che poi è il 95% dell'ambiente dell'Europa si riponga sui “servizi ecosistemici” e sulla relazione tra rischio idrogeologico, conservazione dei servizi ecosistemici ed economia. Nel dibattito sulla PAC, anche quello che si è appena concluso a Lecce, nessuno ha evidenziato il collegamento tra danni al territorio e servizi ecosistemici resi dai proprietari del Paesaggio rurale. Ogni azione politica che

intenda sostenere lo sviluppo sostenibile, sia nel breve che nel lungo periodo, deve riconoscere il valore economico dei servizi ecosistemici.

In letteratura si ritrovano numerose definizioni di servizi ecosistemici (Costanza et al. 1997; Daily

1997; Scott et al. 1998; Luck et al. 2003). Nel contesto della PAC per servizi ecosistemici intendo le

condizioni e i processi attraverso i quali gli ecosistemi del paesaggio rurale e le specie che vi appartengono, sostengono e mantengono la vita umana. Essi sono fondamentali per la vita, ma gravemente minacciati dalle attività umane (Daily 1997; Costanza & Folke 1997; Heal 2000) e dall'abbandono dell'attività di manutenzione dei proprietari del paesaggio rurale europeo.

La mia proposta è quella di calcolare il valore in Euro dei servizi ecosistemici resi alla collettività dal paesaggio agrario in possesso di ogni proprietario e di riconoscere agli stessi un pagamento economico per una parte utilizzando i fondi che invece in questa PAC 2007 – 2013, sono stati utilizzati per i pagamenti disaccoppiati. Le stesse organizzazioni dei beneficiari ritengono che i pagamenti disaccoppiati sono compensativi di una situazione pregressa che concedeva garanzie di prezzo e di mercato. Inoltre il criterio di assegnazione delle risorse economiche, sempre a detta delle stesse organizzazioni dei produttori, non risulta del tutto giustificabile dopo diversi anni di applicazione. Il tutto sarebbe risolto dal pagamento dei servizi ecosostemici a tutti i proprietari del Paesaggio agrario infatti tra i proprietari del paesaggio rurale ci sono anche i produttori agricoli.

I passaggi dovrebbero essere la valutazione annuale dei servizi ecosistemici erogati alla collettività che potrebbero essere pagati ai proprietari in parte con i fondi che prima venivano impiegati per il disaccopiamento e, per la parte restante, direttamente dai cittadini beneficiari dei servizi.

Rinnovo l'invito ad aprire un dibattito su questa proposta perchè c'è necessità di confrontarsi. Mi permetto di suggerire l’approccio partecipativo alla Politica Agricola Comune che implica il coinvolgimento attivo dei beneficiari potenziali nelle diverse fasi, a partire dalla sua ideazione. Mi meraviglia che Dacian Ciolos, nuovo commissario UE all'agricoltura e al Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro non abbiano attivato Processi decisionali inclusivi e di progettazione partecipata alla Politica Agricola Comune 2014 - 2020. Spero che leggano questa mia nota e che concordino sull'utilità di questi strumenti e di conseguenza spero di vederli attivarti al più presto.

Oggi è il 47° anniversario del disastro del Vajont che costò la vita a circa duemila persone: non si dette l'allarme per far allontanare la popolazione e la memoria di quella strage annunciata deve servire da lezione per i disastri che potrebbero continuare in funzione della mancanza di manutenzione del territorio che è per il 95% Paesaggio rurale. Oggi c'è un nuovo pericolo, il pericolo di assistere a alluvioni a ripetizione soltanto perchè si continua a guardare al territorio rurale con gli occhi di mezzo secolo fa, come se fossimo ancora l'Italia del dopo guerra. Le generazioni che ci hanno preceduto prima hanno perso la guerra ma dopo hanno vinto il dopoguerra! Speriamo di non essere ricordati come la generazione che ha assistito impotente alla disfatta del Paesaggio rurale!

 

*Dottore Agronomo

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10/10/2010 La mia nota sulla Pac ha prodotto due interventi che vengono riportati insieme a una nuova serie di osservazioni e dati. In questa nota si rileva il bisogno di una forte spinta sociale per imporre all'attenzione generale l'emergenza del paesaggio rurale dell'Europa

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Ho ricevuto due scritti che a seguito della mia nota sulla PAC: http://www.viniesapori.net/articolo/senza-una-nuova-pac-ovvero-la-disfatta-del-paesaggio-rurale-0910.html

 

il primo è del Dott. Alfonso Pascale http://www.alfonsopascale.it/

 

Caro Dottor Bruno,

le sue considerazioni sono dettate dal buon senso e dovrebbero essere immediatamente recepite dalla politica. Ma purtroppo non ci sono più forze politiche padrone di se stesse; e quelle attuali si lasciano condizionare in ...modo imbarazzante da organizzazioni che rappresentano più le proprie strutture sindacali che gli interessi globali dell'agricoltura italiana. La quale si compone di molteplici soggetti: imprenditori professionali, produttori part time, agricoltori amatoriali, tutti gestori del paesaggio rurale, che è il bene pubblico da salvaguardare.

 

e il secondo dal Dott. Mario Carminati http://ec2.it/mariocarminati

 

Il tema del riconoscimento economico agli agricoltori dei servizi "ecosistemici" ,della cura del paesaggio e dei servizi ambientali e paesaggistici alla collettività è un tema antico e complesso: condivido con l'autore la necessità di porre maggiormente l'attenzione a questi temi. Non ho dubbi che l'agricoltura italiana necessiti di progetto oltre che di misure di sostegno. Ad esempio penso che debba essere indagata con maggiore attenzione la relazione tra prodotti agricoli di qualità (a partire dalle piccole produzioni locali italiane che costituiscono uno dei più grandi patrimoni culturali e di biodiversità del mondo) e paesaggio di qualità. Questa riflessione dovrebbe essere estesa alla legge urbanistica nazionale e, di conseguenza, alle normative pianificatorie regionali che, a fronte di uno spaventoso consumo di suolo e di paesaggi, non prevede in maniera esplicita, ad esempio, la figura del dottore agronomo e del dottore forestale all'interno dei gruppi multidisciplinari cui affidare la pianificazione territoriale anche a scala comunale.

 

Non nascondo la soddisfazione che ho provato per le due note sopra riportate e, nello stesso tempo, non posso fare a meno di rilevare lo stridore tra noi che abbiamo dimostrato il valore economico dei servizi ecosistemici resi dai proprietari del Paesaggio agrario alla collettività chiedendo che lo stesso venga riconosciuto affinchè tali servizi vengano pagati da tutti i cittadini e le dichiarazioni rese dal Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro alla Fiera del Levante durante i lavori della prima conferenza nazionale di ascolto sulla riforma della Politica agricola comunitaria, a cui hanno partecipato oltre allo stesso De Castro, il sottosegretario alle Politiche Agricole Antonio Buonfiglio e i rappresentanti nazionali di tutte le Organizzazioni di Categoria dello scorso settembre 2010. In quella circostanza De Castro ebbe a dire: “ La Pac ridistribuirà le risorse secondo nuovi criteri con effetti enormi sui territori. Non ci sarà più alcun riferimento ai “premi” storici, ma verranno introdotti criteri nuovi di trasparenza, di equità, di giustizia che terranno conto della qualità delle colture e del lavoro.....Siamo tutti impegnati nel riportare al centro della riforma il tema del reddito degli agricoltori, che soffrono più di altri gli effetti di un mercato ancora senza regole. Per questo abbiamo bisogno di un protagonismo nuovo del Sistema Italia”.

La visione del Presidente De Castro prevede una Pac rivolta esclusivamente agli Imprenditori Agricoli professionali. Una visione “monotona” condivisa da gran parte degli addetti ai lavori. Per discutere meglio di questa visione ancora molto diffusa tra “gli addetti ai lavori” voglio riportare i dati del Rapporto Eiro sulla rappresentatività nel settore agricolo in Italia dell' European Commission, Eurostat, (Community Labour Force Survey – LFS) http://www.eurofound.europa.eu/eiro/studies/tn0608017s/it0608019q_it.htm .

L’ultimo censimento del settore agricolo in Italia (2000) ha registrato circa 2,5 milioni di aziende agricole, con un calo di circa il 14% rispetto al 1990. Nel 2004 se ne registrano 2,2 milioni, e secondo la classificazione Europea, che esclude quelle con meno di un ettaro di Superficie Agricola Utilizzabile, o con produzione di valore inferiore ai 2.500 Euro), sono 1,9 milioni.

Riporto le caratteristiche generali della forza lavoro del settore agricolo:

Numero di aziende agricole nel 1993 3 milioni nel 2004 1,9 milioni;

Forza lavoro complessiva* nel 1993 1,1 milioni di persone nel 2004 990mila persone.

Aggregate sectoral employment as a % of total employment in the economy(Aggregato di occupazione settoriale come% dell'occupazione complessiva nell'economia) nel 1993 il 5,4% e nel 2004 il 4,2%;

Aggregate sectoral employees as a % of the total number of employees in the economy (dipendenti di aggregazione settoriale come% del numero totale di dipendenti per l'economia) nel 2004 si ha il 2,6%.

Il 69% degli occupati, in termini di persone fisiche, in agricoltura è costituito da maschi; il 49% è impiegato al Sud, mentre il restante 51% è distribuito tra Nord (38%) e Centro (13%). Il rapporto tra lavoro agricolo e popolazione è mutato molto rapidamente nel decennio qui considerato. Nel 1994, infatti, vi erano 32 abitanti per ogni unità di lavoro agricola, mentre nel 2004 ve ne sono 46.

Infine il settore dell'agricoltura rappresenta il 2 – 3% del Prodotto interno lordo italiano.

Vi rimando alla lettura di tutti i dati per approfondire le mie affermazioni.

Riporto infine quanto scritto e riportato negli atti dell'ASSEMBLEA del 21 giugno 2010 organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro sul tema Osservazioni e Proposte “LO STATO DI ATTUAZIONE DELLA NUOVA PAC (Politica Agricola Comune) ED I PSR (Piani di Sviluppo Rurale)” http://www.agrotecnici.it/cnel/nuova%20PAC%20e%20piani%20regionali.pdf

 

“Il problema del corretto uso del suolo, in un Paese come l’Italia, costretta da una orografia particolare (con molte zone montuose o marginali e le già scarse pianure fortemente antropizzate), è di grande attualità; il consumo di territorio per fini non agricoli non cessa di crescere, complice anche l’assenza di una vera cultura urbanistica, incapace di vedere la campagna diversamente da un “vuoto da riempire”.

L’agricoltura invece opera sul territorio come cosa viva ed esplica potenti effetti positivi: mantiene la fertilità dei suoli, regimenta le acque, previene i dissesti idro-geologici.”

Dobbiamo fare uno sforzo di uscire dal tunnel che impedendoci di vedere cosa c'è intorno fissa il nostro sguardo a una visione di un agricoltura italiana fatta “esclusivamente” da persone che lavorano nel settore agricolo in maniera esclusiva o da Imprenditori professionali che, come abbiamo visto, sono meno di un milione di persone sui 60 milioni di abitanti del nostro paese.

Dobbiamo tutti uscire dal tunnel delle lamentazioni senza fine, dobbiamo uscire dal tunnel della narrazione di un Italia agricola del primo dopoguerra che oramai non c'è più! I proprietari del Paesaggio agrario Italiano devono alzare la testa e, con la schiena dritta, dire basta! Devono dire basta alla fornitura di servizi gratuiti all'intera collettività! Basta assorbire i gas nocivi presenti nell'aria, basta effettuare la produzione di cibo, basta con la depurazione dei rifiuti organici e basta con l'erogazione di valore ricreativo e culturale che svolgono gli spazi verdi. Sino al 2010 i proprietari del Paesaggio agrario hanno fornito GRATIS questi servizi ecosistemici alla collettività.

Ora i proprietari del Paesaggio agrario non possono più farci questo regalo!

C'è bisogno di una forte spinta sociale per imporre all'attenzione generale questa emergenza: l'emergenza territorio. Imporre! Già perchè Leo Longanesi ricordava a tutti che “Questo è il paese che alle manutenzioni preferisce le inaugurazioni!”.

 

 

Teocoli imita Ray Charles e Celentano

 

 

 

 

 

 

               

 

Da questa settimana riprendono gli incontri del Movimento per la Vita “Gianna Beretta Molla” di Casarano.

Di seguito, per chi volesse partecipare, il calendario degli incontri fino a Natale

 

 

Casarano

 

 

31/05/04 Conferita a don Ciotti la cittadinanza onoraria

 

13/05/06 Grotta della Trinità trasformata in un ripostiglio. All'interno sono stati trovati sacchi di cemento, sedie e tavolini

 

 

Casarano

 

L'era Capozza

 

  Ritrovato un antichissimo palmento, in zona casaranello. dal sito www.pinodenuzzo.com

 

 

http://www.pieroricca.org/

 

 

 

 

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