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Far rispettare la legge è economicamente conveniente

 

 

 

 

Di Luca Isernia

lucaise@yahoo.it

Casarano, 08/01/2010

 

Far rispettare la legge non è solo moralmente, culturalmente e legalmente un obbligo da parte degli amministratori, ma può rivelarsi anche economicamente conveniente.  In tal senso, agire con determinazione, energicamente, ed agire subito, per una politica di recupero del senso della legalità presso la cittadinanza, ripristinando le condizioni minime di convivenza civile, può ottenere il non trascurabile risultato collaterale di poter rimpinguare le finanze civiche e poter contare su un “tesoretto” non irrilevante, che potrebbe poi essere saggiamente investito in importanti opere pubbliche come quelle tese a migliore il decoro urbano attraverso arredi cittadini, costruire o curare gli impianti ludico-ricreativi per i bambini e per i ragazzi, mantenere ed ampliare il verde pubblico, ripristinare il manto stradale e la segnaletica, restaurare gli immobili di alto valore storico-architettonico ed intervenire nell’opera di risanamento e rilancio turistico del centro storico, grande ricchezza ancora del tutto trascurata.

   Tutto ciò succede già in molte città del nord d’Italia senza che nessuno gridi allo scaldalo, anzi. Ne presi atto quando, prima in Veneto, quindi in Lombardia e in Emilia, recentemente in Piemonte, alcuni amici amministratori di lì mi facevano notare che molto si era fatto nei comuni in grazia di una cospicua risorsa finanziaria derivante dal pagamento delle infrazioni che i cittadini commettevano al codice della strada. Non si tratta, è ovvio, di ricorrere a sotterfugi dalla dubbia legittimità legale, come autovelox nascosti ad arte o semafori alterati nel funzionamento per punire a tutti i costi, quanto, piuttosto, intervenire su quelle infrazioni per così dire quotidiane, alle quali molti si sono assuefatti sino a non considerarle più come tali, ma che pur esistono, sono contemplate dalla legge e determinano negativamente, molto negativamente, la qualità della vita. Chi ha assimilato l’insegnamento derivante dalla nota Teoria delle finestre rotte, che ha radicalmente cambiato, in  meglio, il volto di molte città, sa bene, infatti, che sono queste piccole infrazioni che, tollerate, danno vita poi allo sfaldamento del tessuto sociale e a situazioni di più profondo degrado.

  Sostando solo qualche minuto in piazza Diaz e nei pressi di Piazza S. Domenico, ove ha sede il Municipio e addirittura l’ufficio di Polizia Municipale, il che rende ancora più grave quanto sto per dire, ho contato più di una trentina di infrazioni al codice della strada, compiute nella più totale indifferenza. Ripeto, la mia osservazione non si è protratta per più di tre-cinque minuti. Auto parcheggiate ovunque: sulle strisce pedonali, in doppia fila, in divieto di sosta, sugli incroci, sugli scivoli per le carrozzine dei bambini e dei disabili, con due ruote sui marciapiedi già ingombri di pali della luce e di alberi che li rendono impraticabili, infine contromano. Su un campione di una ventina di auto che transitavano in quel momento, nessun autista, nessuno, indossava la cintura di sicurezza; un guidatore di ciclomotore su tre portava il casco. Un’auto di grossa cilindrata, con sul parabrezza il logo dell’ordine degli avvocati, era contemporanemante parcheggiata sulle strisce pedonali e sullo scivolo per i disabili. Gli introiti derivanti dalle multe, in un circolo virtuoso, potrebbero risolvere il problema del traffico, perché consentirebbero la costruzioni di parcheggi, meglio se interrati, meglio se lontani dal centro, che si potrebbe raggiungere a piedi o con bus navette, come succede in comuni limitrofi.    

   Fatta salva la imprescindibile opera di educazione alla legalità che si dovrebbe compiere a monte, specie nelle scuole, sanzionare in maniera puntuale e senza eccezioni chi commette un’infrazione, oltre agli indubbi benefici economici dianzi suggeriti, avrebbe poi ulteriori ricadute positive sul consorzio civile:

 

§         Farebbe comprendere al cittadino che anche il Sud Italia è territorio della Repubblica; che è soggetto alle leggi, che le leggi esistono e che vanno rispettate, pena la sanzione. Non si capisce, d’altra parte, perché il meridionale al Nord sia così ligio alle norme e così attento a non trasgredirle.

 

§         Renderebbe ordinata e civile, quindi vivibile, la città, a beneficio di tutti, specie di coloro che appartengono alle fasce più deboli (bambini, anziani, disabili), letteralmente sopraffatti dall’arroganza di gente adusa a fare quello che vuole.

 

§         Rappresenterebbe un modo più giusto ed equilibrato di fare fronte alle spese di una città senza ricorrere al prelievo indiscriminato di soldi dei cittadini, virtuosi o meno che siano, come succede invece quando si elevano arbitrariamente tasse come la tarsu. Un giorno di regolare e meticolosa sanzione delle infrazioni apporterebbe nelle casse comunali tante risorse quante l’aumento delle tasse non fornirebbe, senza però lo scotto di lamentele e proteste del cittadino che si sente vessato ingiustamente.

 

L’amministrazione comunale, operando nel modo che si è voluto suggerire, in primis sollecitando e sostenendo gli agenti di polizia municipale che operano sul territorio e dando per prima il buon esempio, darebbe un segnale forte e inequivocabile circa il modello di civiltà che vorrebbe perseguire e realizzare. Amministrazione che è costituita da gente giovane, culturalmente preparata e certamente non insensibile a certi argomenti; sono perciò sicuro che saprà dedicare la giusta attenzione a questa mia riflessione.

   Questo è il mio auspicio e credo anche quello di centinaia di altri cittadini per bene che vorrebbero finalmente che ad essere premiata sia l’onestà e la legalità e che i soliti furbi, i barbari dei tempi nostri, paghino per la loro inciviltà e per il disprezzo delle regole, vale a dire per il disprezzo degli altri.

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08/01/2010 Caro Luca, sono d'accordissimo che rispettando le regole possiamo beneficiarne tutti quanti. La soluzione, però, non è solo inasprire i controlli e le pene (che sarebbe anche giusto) ma educare i nostri figli sin da piccoli al rispetto delle regole-leggi. Questo tipo di educazione civica deve partire dalla famiglia e dalla scuola insieme. Se in famiglia il bambino sente dal padre chiamare "sbirro" il carabiniere o il poliziotto perchè sta facendo una sacrosanta multal'insegnamento che ne deriva è che la colpa non è di chi ha commesso l'infrazione ma da chi l'ha rilevata. Lo dovresti sapere bene, caro Luca, che quaggiù da noi la "cultura mafiosa" è la regola. Prova ne è che se un Magistrato, un Vigile, un Carabiniere, da noi, cerca di fare il proprio dovere gli riesce molto, ma molto più difficile e pericoloso che al nord

ledicolantepazzo

ledicolante.p@tiscali.it

 

 

 

 

09/01/2010 Caro Graziano, hai perfettamente ragione; io nel mio contributo facevo chiaramente riferimento alla necessità anche del valore imprescindibile e determinante della educazione alla legalità, che deve iniziare a scuola e, soprattutto, come affermi, in famiglia.
E' chiaro che, come suggerisci, quando un padre chiama "sbirro" un tutore dell'ordine o quando, come mi è capitato di constatare di persona, un automobilista in piazza Indipendenza inveisce volgarmente e con furia contro un vigile perché questi aveva osato elevargli una contravvenzione per un divieto di sosta, allora  c'è evidentemente qualcosa che non va. E questo qualcosa è proprio una metabolizzata cultura mafiosa che è ormai parte della mentalità e del modus vivendi dei meridionali.
La vera sfida per il Sud è quella della legalità, che vuol dire civiltà, ma anche progresso e rinascita economico-sociale. E la sfida si gioca sulle piccole cose.
La vera rivoluzione casaranese avrà luogo dal semplice rispetto di un divieto di sosta, dal parcheggio per un disabile e dal non utilizzare un'aiuola come una pattumiera, o non avverrà. Tutto qui.
Ti saluto con la stima che sai.
Luca Isernia

lucaise@yahoo.it

 

 

 

 

09/01/2010 E' difficile soprattutto per noi cittadini parlare alle persone che infrangono le leggi perché se lo facciamo veniamo riempiti di insulti oppure minacciati con le "mani" e nele migliori delle ipotesi ci dicono "...pigliati i caz.. tuoi!". Provare per credere.
Sono d'accordo con l'edicolante quando parla di insegnare ai propri figli la corretta educazione perché il discutere una multa è molto più educativo per un genitore davanti ad un figlio dell'inveire contro il vigile che l'ha scritta.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

12/01/2010 Cari amici, bisogna distinguere le questioni di lungo periodo da quelle di breve-medio periodo. L’azione educativa di famiglia e scuola agiscono sì da dare i loro frutti, necessariamente, nel lungo periodo. Intanto noi e i nostri figli viviamo qui e ora. Tanto noi che, soprattutto, i nostri figli hanno il diritto, oggi, di camminare con le bici per strada, con la bici recarsi serenamente a scuola come avviene in tutti i paesi “normali” del mondo. Le mamme hanno il diritto di uscire con i propri bambini e passeggiare, senza rischiare di essere investe ad ogni angolo di strada o non riuscire – la qual cosa vale anche per i disabili - a scendere da un marciapiede perché qualche barbaro ha deciso di parcheggiare la sua auto sull’apposito scivolo. In tal senso, recentemente la Corte di Cassazione ha giudicato “violenza privata”, siamo quindi nel Codice Penale, quella di impedire ad un cittadino-pedone di muoversi liberamente per la città a causa di impedimenti oggettivi determinati da atteggiamenti illegali da parte degli automobilistici, quali quelli descritti sopra. In attesa allora che sul lungo periodo le nuove generazioni saggiamente educate comincino ad invertire la rotta, c’è il bisogno impellente di un’azione energica per far rispettare la legalità, anche con le maniere forti. E’ vero che il singolo ha poco potere in tal senso, ma è giusto anche che faccia sentire la sua voce. Chi ha mai chiamato i vigili per far rimuovere un’auto da un parcheggio per disabili illecitamente occupato? E chi, vedendo un vigile che palesemente non compie il proprio ufficio, ha fatto presente l'inadempienza a chi di dovere? Il non farlo risponde, oltre che ad una umana, comprensibile paura, anche ad una cultura pseudo mafiosa che ha ingenerato omertà e ignavia. Ecco perché si hanno gli eroi dell'antimafia. Essi sono i pochi coraggiosi che combattono, e spesso muoiono, da soli e ignorati perché gli altri pensano che sia difficile, che sia impossibile cambiare le cose. Un paese civile, invece, non ha eroi, non ne ha bisogno: tutti partecipano di una comune azione collettiva volta al bene comune. A meno che - e lo si dica chiaramente - non si voglia avvalorare la tesi dell'inferiorità antropologica del meridionale. Siamo noi inferiori e incivili per natura?

Luca Isernia

lucaise@yahoo.it  

 

 

 

12/01/2010 Grazie del messaggio Luca,
notevole davvero, per quanto riguarda i contenuti. La tua tesi è proprio quella che io, personalmente, cerco di ottenere qui nel mio paese. Ho sempre pensato di poter cambiare le cose e realizzo il fatto che non ho creduto solo superficialmente di poterlo fare. Ora, oltre che pensare cerco di attuare. Non mi sono mai sentito completo nelle mie azioni perché ho agito con paura non portando a termine azioni che mi ero prefissato. Ma oggi voglio dare una svolta alla mia vita in molti sensi. Questo perché vedo che ci sono in persone come te o altre persone che prima erano nascoste e che una volta erano viste come mosche bianche. Io spero che non sia solo una mia impressione: la rete ci sta dando una mano in questo senso, ci fa incontrare in ogni momento e ci dà la possibilità di incontrarci in futuro anche fisicamente. Sfruttiamola e vediamo di portare a galla, soprattutto discutendone (magari anche per strada tra di noi), queste situazioni spiacevoli.
La gente osserva che "in media" un cittadino si comporta in un certo modo; io, che per mia natura mi sento di pensare con il mio cervello, voglio scostarmi da questa media o dalle mode che sono lontane dal buon vivere. A volte l'omertà deriva dal non voler rompere un certo equilibrio: "tutti hanno sempre fatto così". Non è questo il buon vivere. L'equilibrio non è comportarsi prepotentemente perché tutti lo fanno. Il buon equilibrio è comportarsi sempre legalmente.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 
 

 

13/01/2010 Caro Luca,

in quanto rappresentante delle categorie "Meridionali civili al Nord" e "Meridionali civili anche al Sud" non posso che essere d'accordo con quanto scrivi. Sono talmente d'accordo ed ho talmente perso le speranze che a Casarano o in altri posti del Sud che ho visitato avvenga tale rivoluzione, perchè di rivoluzione si tratta, ti comunico che i miei figli avranno l'educazione che tu esorti\speri ma l'avranno da cittadini del Settentrione d'Italia o, forse, da cittadini di un altro Stato. Potrei raccontarti di aver pulito dei resti dei falò con i miei amici una spiaggia il giorno dopo San Lorenzo, di aver sempre pensato che ogni esercizio commerciale che chiude definitivamente debba rimuovere le proprie insegne senza lasciarle al degrado provocato dalle intemperie, di aver sperato per Casarano un cambiamento delle abitudini tipo: parcheggio sotto l'evento ma, sinceramente, m'aggiu ruttu u cazzu.

Un abbraccio in ricordo delle lunghe giornate estive passate a discutere di tutto e di più in contrada S.Anna. Statte bonu.

 

 

 

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