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Luigi Memmi, nel terzo anniversario: 13/02/07 - 13/02/10

 

 

Di Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

Casarano, 13/02/2010

 

La notizia della morte di Luigi Memmi mi colpì quando ero, ancora una volta, sotto attacco di una ricorrente influenza. Ci eravamo incontrati casualmente un paio di settimane prima, in piazza S.Giovanni, lui era in auto guidata dal figlio Francesco. Appariva sereno, come sempre, anche se la mano mi sembrò più calda del solito.  Contro il parere del mio medico, la mattina seguente, sul tardi, mi recai a rendere l'ultimo saluto al mio amico e irriducibile avversario politico, e manifestare i miei accorati sentimenti alla moglie Mariuccia e ai figli Giuliana, Mauro e Francesco, nonché agli altri familiari. Centinaia di cittadini, parecchi venuti da lontano , erano lì per fare altrettanto.

Luigi, queste manifestazioni di stima, di amichevoli  affetti o di semplice simpatia - formalità non solo  apparentemente esteriori - le aveva guadagnate innumerevoli volte  come frutto della sua intensa attività politica: a 23 anni Consigliere comunale, poi assessore e subito dopo Sindaco di Casarano per tredici anni di fila dopo aver ricoperto la carica di  presidente del Consiglio di amministrazione dell' ospedale "Francesco Ferrari".  Ma fu anche - se la memoria mi assiste ancora - il primo presidente della Assemblea dell' U.S.L.-LE 11 per un decina d'anni. Infine, l'ambito traguardo: Montecitorio.  Fu sempre democristiano convinto e fervente cattolico. Amava la sua famiglia cui lasciò  " una eredità di affetti " d' inestimabile valore. Amava Casarano e i suoi cittadini.

Eravamo nati nello stesso quartiere, a poco meno di cento metri l'uno dall'altro nelle nostre rispettive abitazioni; lui sette anni dopo di me. E fu questa differenza di età a farci incontrare da  adulti dopo il mio definitivo rientro a Casarano. Il clima politico era teso anche qui, per fortuna  non proprio come quello che avevo lasciato in Emilia-Romagna, ma gli amici di un tempo non erano più come  prima.

Questo era il clima, quando una sera nei pressi del bar Capozza ci trovammo uno di fronte all'altro, Luigi con alcuni suoi amici ed io  solo. Mi sorrise e tese la mano tirandomi in disparte. Facemmo su e giù  un paio di volte lungo piazza Indipendenza e fu una chiacchierata piacevole, da vecchi amici. Naturalmente ci furono le battute politiche: mi domandò, col garbo che gli era congeniale, se avevo intenzione di entrare in politica precisando subito che lui era un antifascista irriducibile ma che credeva nei rapporti umani aldilà d'ogni colorazione politica.  Da quella sera in avanti, ogni nostro incontro,  in qualsiasi luogo o circostanza, era motivo di  piacevole conversazione.

Faceva sempre gli interessi del suo partito caparbiamente, il che significa che non cedeva neppure di un millimetro nella difesa dei valori in cui credeva e per i quali continuava a battersi. La dimostrazione: nelle elezioni amministrative del 1994 decise di ripresentare la propria candidatura a Sindaco. Secondo i dati in mio possesso la situazione non gli era favorevole. la D.C. era allo sbando e Tangentopoli trionfava. Dico subito che Luigi Memmi non fu mai neppure sfiorato da quel terremoto politico-giudiziario. Ciononostante, anche a Casarano, come in ogni altra parte d'Italia, i democristiani  si erano  dileguati,
per cui egli poteva contare solo sui suoi personali seguaci.

Siccome la legge elettorale già prevedeva gli accorpamenti, decidemmo di incontrarci per cercare di dar vita ad una alleanza fra la sua lista e quella del mio partito, il M.S.I.  Al terzo colloquio saltò ogni possibilità di accordo e non per una spartizione di poteri che non fu mai intavolata, ma per la caparbietà, appunto, di Luigi che avrebbe accettato l'alleanza solo se avessi  sostituito la Fiamma  con un altro simbolo. Così decidemmo di affrontare le elezioni ognuno per proprio conto. Risultato elettorale: a  lui mancarono 700 voti,  il M.S.I ne ottenne oltre mille.

Forse anche per queste sue intransigenze veniva apprezzato dal senatore Francesco Ferrari, che con la storia testé narrata non c'entra nulla essendo egli deceduto nel 1975. Ho citato il senatore Ferrari perché un paio d'anni prima di morire fu lui a parlarmi di Luigi con toni lusinghieri. Vidi il senatore che passeggiava  nei pressi della sua auto in panne sulla provinciale per S. Cesarea Terme e mi fermai offrendogli la mia disponibilità per l' occorrenza.
Mi ringraziò aggiungendo che  il suo autista era andato a chiamare un meccanico e mi pregò, nell'attesa, di fargli compagnia. E fu in quella circostanza che mi parlò di Luigi e della fiducia che riponeva nelle sue capacità, nonché  della certezza  del suo impegno costante al servizio della nostra gente.

Ma Luigi Memmi era anche " l'antipolitico " mosso da sentimenti cristiani. Racconto velocemente un fatto significativo. Tra missini e comunisti non ci sono stati mai buoni rapporti in nessun posto d'Italia, inesistenti anche i civili scambi di saluti. Così era anche a Casarano fino all'inizio degli anni ottanta
Una situazione del genere faceva comodo alla maggioranza democristiana che sperava di trarre sempre qualche inatteso vantaggio dovuto alla costante rivalità tra le opposizioni di destra e di sinistra. Al Sindaco Memmi, invece, una situazione del genere non andava  bene. Me ne parlò chiedendomi se ero disposto a stringere la mano ai compagni comunisti e magari andare tutti insieme nella mia auto al prossimo congresso ANCI di Viareggio. Accettai senza riserva, e fu così che a Casarano si instaurarono nuovi civili rapporti tra due forze politiche reciprocamente ostili. Luigi Memmi ha fatto anche questo.  Oggi, nel terzo anniversario della sua morte, lo ricordo affettuosamente additandolo ai casaranesi come benemerito nostro concittadino.

 

 

La morte non è niente

 

 

 

 

 

               

 

 

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