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Primo espianto dell’anno nel Salento, il secondo in Puglia.

Donati gli organi fegato già trapiantato a una donna di Pisa

 

Di Alberto Nutricati

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/01/2010

 

C A S A R A N O.Il primo espianto del nuovo anno in Puglia, dopo quello eseguito il giorno di Capodanno al policlinico di Bari, è stato effettuato al «Ferrari». L’intervento si è concluso nella mattinata di venerdì, con l’espianto del fegato e il prelievo delle cornee ad una donna di 78 anni, deceduta in seguito ad un’emorragia cerebrale. «Si tratta del primo prelievo di organi del 2010 nel Salento - commenta l’anestesista Giancarlo Negro, referente per gli espianti - e ancora una volta la donatrice è stata una donna in avanti con gli anni. Fortunatamente l’attività di sensibilizzazione che abbiamo cercato di portare avanti comincia a dare i suoi frutti».

Il fegato è stato portato a Pisa dove è stato già impiantato in una donna di 53 anni, che potrà finalmente guardare con rinnovata speranza al futuro. Questo è stato possibile grazie all’estremo gesto di solidarietà compiuto dalla donatrice, Addolorata Venneri, e dai suoi familiari. Le cornee, invece, andranno, tramite il Centro regionale di Bari, alla Banca nazionale di conservazione delle cornee di Mestre.

Alla donna era stata  diagnosticata la morte cerebrale nella notte tra giovedì e venerdì da parte del collegio medico composto dal neurologo Michele Baldassarre, dal rianimatore Giovanni Greco e dal vicedirettore sanitario Francesco Marrella, che dopo un periodo di osservazione di sei ore ha accertato la morte cerebrale della paziente. L’osservazione è iniziata alle 20 ed è terminata alle 2 del mattino. In quel momento si è chiesto ai familiari il nullaosta necessario alla donazione degli organi. A quel punto si è messa in moto una complessa macchina, che per il Ferrari è ormai ampiamente rodata e collaudata e che ha coinvolto diverse strutture sanitarie del territorio ed istituzioni.

Grazie al reparto di Anatomia patologica del Vito Fazzi di Lecce si è potuto procedere all’esame istologico sul fegato, per scongiurare eventuali disfunzioni che avrebbero reso l’organo inutilizzabile. Allo stesso tempo si è chiesto l’intervento del dottor Vacca dell’Unità operativa di oculistica di Gallipoli per il prelievo delle cornee. Alle 5 del mattino, giungeva da Bari l’apposita equipe medica. Nel giro di cinque ore si è proceduto al prelievo di fegato e cornee.

A coordinare l’intervento è stato il primario anestesista Fernando Libetta.

«Tutto ciò - spiega il dottore Libetta – è stato possibile grazie al lavoro dei medici e del personale infermieristico. Già a mezzanotte avevamo allertato il personale per la preparazione della sala operatoria, che, in caso di espianto, va preparata in modo differente rispetto a come viene normalmente fatto per tutti gli altri interventi».

IL LAVORO DI SENSIBILIZZAZIONE STA DANDO I SUOI FRUTTI

Ogni età è buona per un gesto d’amore

C A S A R A N O. Da anni il dottor Giancarlo Negro, sostenuto dai medici del «Ferrari» e dalla direttrice sanitaria Gabriella Cretì, non perde occasione per sensibilizzare verso la donazione di organi, sfatando alcuni falsi miti, come ad esempio il fatto che a donare possano essere solo giovani nel pieno delle loro forze.

Basti pensare che lo scorso anno si chiuse con due espianti in poco più di un mese. Nel primo caso si era trattato di una donna rumena di 66 anni, che ha donato fegato e reni, e nel secondo di un uomo di Sannicola di 82 anni, da cui è stato prelevato il fegato. Due casi emblematici e molto significativi, nel primo caso per la provenienza geografica della donatrice e nel secondo per l’età molto avanzata del donatore.

«Noi medici - conferma il dottor Marrella - facciamo solo il nostro dovere, però ritengo che debba essere evidenziata la grande generosità dei familiari della donna che con questo gesto hanno donato una nuova vita a qualcuno. Allo stesso tempo, penso che questo possa servire a sensibilizzare l’opinione pubblica, sfatando il mito che solo se si è giovani si può essere donatori d’org ani».

«Si tratta di un lavoro - precisa il dottore Libetta - che svolgiamo ordinariamente nell’ombra, ma che non nasce dall’oggi al domani. Sono già diversi anni che eseguiamo interventi del genere e se darne notizia significa incrementare la cultura della donazione ben venga farlo. Il fatto che per il nostro ospedale interventi del genere non siano una novità, significa che il lavoro di sensibilizzazione portato avanti dà i suoi risultati».

 

 

 

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