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Quel gran genio del mio amico

 

 

 

Di Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

Casarano, 19/09/2010

 

  1. I più grandi, sicuramente ricorderanno la canzone del duo Battisti/Mogol “SI VIAGGIARE” il cui testo descriveva l’inventiva dell’amico capace di risolvere qualsiasi problema inventandosi soluzioni che ai più non sarebbero mai arrivate.

    Molti di noi sicuramente conoscono nella propria cerchia di amici/parenti “un genio” del genere, e oggi voglio dedicare questa pagina a questi “geni” e in particolare al mio amico e collega Antonio Tridici che considero un vero genio, che io chiamo affettuosamente “ingegnere”, proprio per la sue capacità inventive.

    Lo spunto nasce dall’ultimo episodio che è successo a casa di mia madre, che provo a raccontarvi.

    Giorni fa, arriva a mia madre la bolletta dell’acqua con un importo totale dell’ultimo bimestre di ben 650 euro. L’eccessivo consumo di acqua e il conseguente esoso esborso, derivava da una perdita di acqua… Nel pomeriggio, nei pressi di casa di mia madre si ferma un idraulico, chiamato da una vicina, ne approfitto della sua presenza inaspettata per esporgli il problema. L’idraulico stringe le spalle perché mi spiega che trovare la perdita non sarebbe stato per niente semplice, avrebbe dovuto rompere la pavimentazione per cercare la perdita, con una stima preventiva incerta.

    La mia povera mamma che doveva partire questa domenica per un periodo di cura a Santa Cesarea, mi chiede di telefonare e di disdire, preoccupata ovviamente sia dell’importo da pagare per la bolletta che per il probabile danno da riparare che non si riusciva a quantizzare e che la preoccupava non poco. Intanto i miei fratelli stavano cercando di contattare un idraulico, quando in questo quadro di incertezza mi balena l’idea che questo poteva essere un caso adatto al mio amico Antonio Tridici. Ero certo che il mio amico genio, avrebbe escogitato un sistema che ci avrebbe permesso di trovare la perdita senza dover rompere alla cieca.

    La mattina successiva, arrivo in reparto e c’era di turno proprio lui, lo chiamo, e gli spiego il problema… Antonio, ci pensa un po e in batti baleno, mi dice che lui aveva la soluzione al problema e che al 90% senza rompere nulla avremmo trovato il punto di rottura.

    Mi spiega che anche a lui era capitata la stessa cosa, e che l’idraulico contattato gli aveva dato la stessa risposta che avevano dato a me, così disse all’idraulico di fermarsi un attimo che prima di rompere ci voleva riflettere un po’. Mi spiegò che gli venne in mente di provare a collegare all’impianto dell’acqua un compressore d’aria che spingesse nella tubazione l’aria prodotta e che lui pensava che dove ci sarebbe stata la perdita forse si sarebbe sentito lo spiffero d’aria, e così fù. Antonio trovò con questo sistema la perdita di acqua senza rompere inutilmente nessun centimetro, e mi propose di ripetere la stessa cosa a casa di mia madre.

    Chiamo mio fratello Claudio e gli chiedo di procurarmi un compressore d’aria per il primo pomeriggio e gli spiego cosa volevamo fare. Telefono intanto a mia madre per tranquillizzarla un po e gli spiego che forse avremmo trovato la perdita senza dover rompere niente.

    Alle 15.15 Antonio arriva da Supersano, suo paese natale, iniziamo subito a lavorare, ci mettiamo all’esterno, Antonio svita un rubinetto da una pilozza e colleghiamo con un raccordo il compressore all’innesto dove c’era il rubinetto. Chiudiamo l’acqua, apriamo i rubinetti per svuotare i tubi e poi accendiamo il compressore. L’aria entra nei tubi e giriamo per tutta la casa nella speranza di ascoltare lo spiffero che ci avrebbe risolto il problema. Al primo giro non sentiamo nulla di particolare tranne nei pressi del contatore dell’acqua dove si sentiamo un gorgoglio. Spegniamo il compressore per eliminare il rumore e ritorniamo ad ispezionare tutto l’impianto ma senza nuovi segnali, il solito gorgogliamento nei pressi del contatore.

    Antonio prende il martello e lo scalpello e cerca di liberare un po i tubi nei pressi del contatore dell’acqua, accendiamo di nuovo il compressore e ripetiamo l’ispezione, niente spifferi, solo un po di rumore al solito posto. Antonio continua a liberare i tubi dal muro che li tiene coperti, accendiamo il compressore e ripetiamo il solito giro di ispezione, niente altrove, ma questa volta dai tubi liberati oltre al gorgoglio si sente un leggero spiffero d’aria. La cosa ci da un po di gioia ma non tanto perché lo spiffero è troppo leggero e non spiegherebbe una perdita d’acqua cosi importante. Antonio allora continua martellare e a liberare il tubo, riaccendiamo il compressore e questa volta dopo un attimo di esitazione, incomincia ad uscire dal tubo di plastica che riveste quello di rame un forte scroscio di acqua che di fatto ci fa capire che abbiamo trovato quello che cercavamo. La gioia sale forte dentro tutti, mia madre felicissima non sa come ringraziare Antonio, ed io guardo l’amico Antonio, con la consapevolezza che il mio “ingegnere” anche questa volta aveva centrato il suo obiettivo.

    Antonio toglie il rubinetto

    Prepara il compressore

    d'aria

    Compressore

    collegato

    Antonio spiega cosa farà
           

    Ecco il punto dove

    si sente gorgogliare

    Liberato il tubo, si sente

    lo spiffero d'aria

    e l'acqua fuoriesce

    Ecco il punto di perdita

    L'idraulico salda il tubo

    di rame bucato

     

    Lucio Battisti - Sì Viaggiare

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

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