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Si chiude il processo avviato con la denuncia delle dipendenti del CUP dell'ospedale di Casarano. «Un registratore per spiare il personale»

cade l’accusa nei confronti della caposala

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 20/01/2010

 

Cade l’accusa mossa nei confronti della caposala finita sotto processo per aver «spiato» il personale. Il giudice, infatti, ha stabilito che il fatto accaduto non è previsto dalla legge come reato.

Il processo nei confronti di Maria Cristina Capuzzello, 51 anni di Parabita, all’epoca dei fatti caposala in servizio al Cup, il Centro unico prenotazioni dell’ospedale «Ferrari» di Casarano, si è definito in una sola udienza.

Il giudice, dopo aver accolto la costituzione di parte civile della Asl (con l’avvocato Paolo Marseglia) e di cinque dipendenti del Cup (con l’avvocato Attilio De Marco), ha prosciolto l’imputata.

E’ stata accolta la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Francesco Risi. Il reato contestato dalla Procura è quello previsto dall’articolo 615 bis del codice penale che «tutela la riservatezza in tutti quei luoghi dove si compia privatamente la vita delle persone, riferendosi alla indebita captazione di notizie e di immagini attinenti alla vita individuale in quanto questa si svolge in abitazione oppure in un altro luogo di privata dimora».

Resta fuori dalla tutela della norma, invece, la temporanea presenza nel vano bagno dei locali della Asl. «Infatti la nozione di privata dimora - spiega l’avvocato Francesco Risi - prevede sempre un soggiorno di una certa durata, anche se breve, nel luogo».

Stando alle contestazioni mosse dalla Procura che aveva avviato le indagini sulla scorta della denuncia presentate dalle dipendenti del Cup, la caposala avrebbe nascosto un registratore fra gli elementi di un termosifone al fine di ascoltare le conversazioni delle dipendenti del Cup e venire a conoscenza di notizie sulla loro vita privata.

Accuse che la caposala ha sempre respinto dicendosi estranea. Del resto, la stessa consulenza disposta dalla Procura non ha permesso di stabilire chi abbia piazzato il registratore.

Ma l’accertamento dei fatti, nell’aula della sezione distaccata del Tribunale di Casarano, non è neppure cominciato.

 

 

 

 

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