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Preghiera indiana: Grande Spirito, dammi la saggezza e la forza di non giudicare mai nessuno se prima non ho percorso almeno un miglio nei suoi mocassini.

Keynes ci aiuterà ad uscire dalla crisi?

 

 

 

Di Antonio De Vito

devito_antonio@tiscali.it

Casarano 23 novembre 2010

 

Colgo l’occasione del “confronto” creatosi fra il sottoscritto ed il Sig. La Manna, per fare il punto sull’attuale congiuntura economica e sulle probabilità di sviluppo futuro.

Ultimamente si sente, spesso, parlare di una politica “post-keynesiana” quale possibile risoluzione per “mitigare” gli effetti della crisi economica.

A tal fine, visto che forse non tutti conoscono i dettagli di tale teoria, sarebbe adeguato esprimere qualche riga chiarificatrice.

Il pensiero dell’economista J. M. Keynes è stato considerato fondamentale per la rinascita dell’economia occidentale “scottata” dalla crisi del ’29. Esso si fondava sull’idea che, visti i fallimenti di mercato verificatisi, fosse necessario un massiccio intervento pubblico, attraverso l’utilizzo della politica fiscale e/o monetaria, al fine di contribuire ad un riassetto della domanda aggregata, quindi, conseguentemente al ripristino della piena occupazione.

Ovviamente tutto ciò si prospettava, nella pratica, in un aumento della spesa pubblica che, ovviamente, dovendo essere finanziata, il più volte si traduceva in aumento della “pressione fiscale” (provvedimento però considerato impopolare), o nella stampa di nuova carta moneta. Si è andati avanti verso questa linea sino agli anni ’70 circa, contribuendo tali politiche alla ricostruzione dell’occidente devastato dalle due guerre mondiali.

In seguito allo shock petrolifero del ’73, però, gli economisti hanno iniziato a mettere in discussione tali teorie per due ordini di motivi:

- Finanziare la spesa pubblica con la politica fiscale, ovviamente è una scelta “difficile” per la politica, in quanto un aumento indiscriminato del cuneo fiscale potrebbe causare, almeno nel medio periodo, il rischio di non essere riconfermati dagli elettori;

- Finanziare la spesa pubblica con la stampa di nuova carta moneta causa, almeno nel medio – lungo periodo, l’aumento dei prezzi di beni e servizi, in quanto l’offerta di moneta non è in equilibrio con la domanda, ergo, aumenta l’inflazione!!!

La politica, allora, ha pensato bene di sviluppare un nuovo modo per finanziare la spesa pubblica, facendo ricorso all’indebitamento.. Nulla di più geniale!

E’ quanto è stato fatti in Italia sino ai giorni nostri, di cui paghiamo e pagheremo ancora gli errori, in termini di oneri finanziari, i quali impattano sulle generazioni presenti e future, a discapito della crescita economica e dell’equilibrio del sistema macroeconomico!

Volendo trarre, quindi, qualche considerazione finale siamo ancora convinti che le politiche Keynesiane siano realmente la “chiave di volta” per uscire dall’attuale crisi economica?!!

Credo, invece, che il riferimento primo dovrebbe essere il MERCATO, ovvio che probabilmente dovrebbe essere rinegoziate le “regole del gioco” (non a caso in questi giorni si parla in numerose conferenze di “uso e abuso del diritto”), ma ad ogni buon conto, scoraggiare ogni idea imprenditoriale solo per partito preso, non credo sia utile e costruttivo per una società moderna.

Per essere competitivi con i big players internazionali (vedi l’ascesa dei Paesi del BRIC) è necessario uscire dalle logiche del passato o, quanto meno, rivisitare le idee storiche per fondare un “nuovo presente” che guardi al futuro!

Acquisire una mentalità aperta al “cambiamento” è la sfida per il successo, per un nuovo sviluppo: economico, sociale e sostenibile! Mi auguro vivamente che i cittadini casaranesi possano recepire ciò prima possibile.

In ultimo vorrei dire che, l’economia, si fonda su un principio, a mio avviso cardine: il principio della “specializzazione”, ovvero ognuno svolge le attività che sa condurre in modo migliore per contribuire al progresso economico e sociale. Ergo, ad ognuno il suo!

Quindi, è giusto che la politica faccia il suo mestiere ma, l’ECONOMIA, quella no, lasciatela fare agli ECONOMISTI!

Cordialmente,

Antonio De Vito

devito_antonio@tiscali.it

 

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24/11/2010 Sig. De Vito se l’economia fosse un circolo privato, avrebbe ben ragione a pretenderne l’esclusiva, ma come Lei dovrebbe  ben sapere, è una disciplina che ci riguarda tutti da vicino perché incide su temi quali fame, povertà, salute, bisogni ; in altre parole si sviluppa ed interagisce con quella complessa sfera che è l’umano.

Per questo motivo sarebbe opportuno e auspicabile che sia la politica a stabilire i confini di quella economia che pretende assurgere a scienza  ma che spesso si  rivela semplice ipotesi- congettura.

Le faccio un esempio quanto mai attuale: se non fosse intervenuta la politica (mi riferisco alle scelte operate da Nichi Vendola) le megacentrali a biomasse sarebbero spuntate come funghi sul nostro territorio depauperandolo delle proprie peculiarità ed impoverendo ulteriormente  i paesi in via di sviluppo. Il concetto di filiera corta è riconducibile alla scienza ed alla politica che fortunatamente hanno posto argine alle deriva neoliberista sempre in cerca di profitto personale.

Questo modello di sviluppo ha creato un mondo in cui la ricchezza complessivamente cresce al pari della povertà: ciò non è un paradosso ma lo specchio di un mondo profondamente iniquo. Un mondo nel quale i pochi si arricchiscono sempre più ed i molti diventano sempre più poveri.

Cristianamente, filosoficamente, politicamente ed eticamente abbiamo diritto di opporci a questo stato di cose, abbattendo la presunzione di un  “pensiero unico” poco umano e molto finanziario

Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it

 

 

 

25/11/2010 Non concordo con Lei per una serie di motivi.

Innanzitutto, Lei stesso dice che l’economia “interagisce” con l’uomo, non crede sia un po’ contraddittorio ?! Interagire, a mio avviso, non credo significhi sempre e solo no; al contrario, se fosse un interagire “propositivo” e realistico magari staremmo tutti meglio non crede?

Poiché è sotto la lente di tutti la situazione economica casaranese (visto che è quella che ci riguarda più da vicino…) Mi dica, Lei cosa propone per uno sviluppo del territorio? A mio avviso, leggendo quanto da Lei scritto non credo si ravvisino reali e concrete possibilità di sviluppo, o forse sono stato poco attento?

In fondo dire e predicare non è difficile, pensi io seguo questo sito da anni ed appena ho sentito la necessità di dire la mia nessuno mi ha negato la parola!

Mi piacerebbe, qualora fosse possibile, chiedere a tutte le persone che attualmente non hanno un posto di lavoro se vi fosse una seria opportunità di occupazione (ergo idea imprenditoriale di qualunque natura) quali sarebbero le loro idee.. Opposizione sempre e comunque per non arricchire il “padrone” o, magari, “collaborare” insieme per far crescere una nuova iniziativa che porti ricchezza al territorio?!

Vede, ho imparato che i settori trainanti in un Paese non sono solo politica, idee e turismo (se è quella la sua preoccupazione nel caso dovessero spuntare centrali come i “funghi”)… Ciò che “traina” è ben altro!

Si chiamano, imprese, produzione, logiche di mercato, di filiera e perché no di grande distribuzione. Ovvio l’impatto ambientale è scontato, ma la domanda è lecita e quanto mai attuale: Vogliamo un paesaggio bello (magari mangiamo tutti un pugno di mosche…) o cerchiamo di interagire con l’”ambiente” cercando il giusto mix per valorizzare il tessuto produttivo ed il paesaggio?

Infatti, proprio chi come Lei si preoccupa di dire NO ad una centrale a biomasse, credo che usi giornalmente la sua cara e bella automobile senza preoccuparsi minimamente dell’impatto che essa causa in atmosfera vero? Lei è a conoscenza delle implicazioni ambientali delle fonti fossili? Le posso assicurare (eventualmente, qualora avesse la necessità supportate anche da documenti ufficiali!) che la green energy ha un impatto di gran lunga inferiore! E questo non lo dico io, ma studiosi di fama mondiale!

Credo che il vero problema, per un sano sviluppo, sia non tanto l’idea di una centrale biomasse quanto la logica di fondo del NO, ovvero preconcetti politici e culturali.

Se Casarano riuscisse a capire ciò forse una miriade di giovani, compreso il sottoscritto, sarebbero ben felici di rimanere nel loro territorio per “crescere” insieme ad esso.. Ma se ciò non dovesse avvenire, credo che il destino che si prospetta sia, a breve, un’implosione: culturale, politica ed economica!

Nella speranza che questo paese si “risvegli” io il mio piccolo contributo alla comunità l’ho dato, per il resto.. Chi vivrà vedrà!!!

Antonio De Vito

devito_antonio@tiscali.it

 

 

 

26/11/2010 Sig. De Vito quello che Lei sostiene assomiglia molto ad uno scatolone ben confezionato ma assolutamente vuoto.

Forse le apparirò scortese ma non amo l’ipocrisia.

Innanzitutto Le ricordo che non mi era stata chiesta l’opinione sulla mia idea di sviluppo che comunque è ben lontana dalla realizzazione di una centrale a biomasse che:

 darebbe lavoro a …. una decina di dipendenti?

Rispetterebbe l’ambiente alimentandosi da filiera … corta?

Risulterebbe eticamente … corretta?

Ma per favore….

Lei crede che non esistano altre forme di sviluppo?

Lei crede che etica, salute e lavoro non possano coniugarsi?

Prima di emettere giudizi  così “granitici” sulla volontà di dire sempre e comunque NO, la inviterei ad una lettura più attenta ed a interloquire con più attenzione: scoprirebbe che esistono –pensi un po’-  altri mondi che non gravitano intorno ad Italgest e che si costituiscono di lavoratori e  imprenditori che ogni giorno svolgono il loro mestiere senza contrapporsi alla comunità di appartenenza e senza voler imporre, ad ogni costo, la propria idea di sviluppo.

Per il resto stia tranquillo, questo paese si è già svegliato! 

Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it

 

 

 

26/11/2010 Le faccio presente che, il mio “scatolone vuoto”, come Lei si permette di insinuare, è frutto, invece, di anni di studio e ricerca! Non pensi che solo chi è contrario al vostro “dire” sia poco documentato o parli senza cognizione di causa.

Ad ogni modo, invece, dovrebbe essere cosciente che coloro i quali non condividono il vostro paradigma di sviluppo non necessariamente sono persone che non conoscono la realtà dei fatti..

Noto, inoltre, che nemmeno Lei è molto attento nella dialettica! Infatti, in tutti i miei interventi (sin dal primo) ho espresso la mia estraneità sia politica che economica alla realizzazione della centrale e, pertanto, non ho mai fatto nomi di società direttamente o indirettamente collegate al progetto! I miei interventi erano e sono frutto di miei convincimenti personali che esulano da interessi diretti!

Questo è opportuno precisarlo, perché non pensi che mi lasci abbindolare dalle prime parole che arrivano al mio orecchio! Le ribadisco che come Lei sono un essere umano “pensante” ed in quanto tale ho il diritto di esprimere il mio punto di vista!

In merito all’assunzione di “dieci dipendenti” o concetto di “filiera corta”… dovrebbe saperlo, sono scelte di gestione che io e Lei non possiamo sindacare. Per cui non entro nel merito, mi limito ad analizzare l’idea imprenditoriale che, come più volte ho ribadito, a mio avviso può essere un’opportunità per il territorio!

Il fatto poi che esistano altre realtà imprenditoriali è vero, ma ciò non significa che vengano ad investire a Casarano! Infatti, in termini di business potrebbe non convenire ed aggiungo che, se la comunità continua ad essere scettica e contraria a tutto ciò che è “nuovo”, forse nemmeno in termini di immagine sarebbe il massimo!

Sul fatto che Lei mi attribuisca l’idea che non possa esistere un concetto di lavoro, sviluppo ed etica.. Non so come faccia a dire ciò o, forse è stato poco attento, perché nei miei interventi ho sempre parlato di sviluppo “sostenibile”, il cui concetto è nato proprio dall’idea che un nuovo paradigma produttivo andasse trovato che riuscisse a conciliare sviluppo economico e sostenibilità ambientale. Per cui, la invito magari a rileggere quanto da me scritto ed, eventualmente, a documentarsi su cosa significa oggi per un’impresa essere CSR, ovvero Corporate Social Responsibility

Sul fatto che Casarano si sia svegliato... lo spero, anche se, mi permetta di credere il contrario! Se veramente la maggioranza del Paese la pensasse come voi, forse, nella scorsa tornata elettorale sareste andati meglio non crede?!

Antonio De Vito

devito_antonio@tiscali.it

 

 

 

29/11/2010 Sig. De Vito, m’inchino alla sua conoscenza della dialettica economica e storica.

Apprendo  che la vittoria elettorale (sembra di breve durata…) sia lo specchio della ragione, come d’altronde insegna il fascismo, il nazismo ecc. ecc..

Complimenti per l’interpretazione

Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it

 

 


Roberto BENIGNI: Sconfiggere il male - "Vieni via con me" di Fabio FAZIO e Roberto SAVIANO

 

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

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