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Incidenti causati dai randagi? La colpa è spesso del Comune

 

 

Di  Alberto Nutricati

anutrica@tiscali.it

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 10/11/2010

 

Incidenti causati da randagi, se mancano i canili la colpa è del comune.

Parte dal giudice di pace di Casarano, l’avvocato Albano Adorno, una lotta serrata al randagismo.

 

La materia è di straordinaria attualità a causa dei numerosi sinistri causati dai cani randagi e per i quali gli automobilisti citano in giudizio la Asl di competenza ed il Comune nel cui territorio è avvenuto l’incidente, nonché la Provincia, se il cane vaga su strada provinciale.

 

Il comportamento da parte dei giudici chiamati a dirimere tali questioni è alquanto incerto.

 

Chi è riuscito a mettere un po’ di ordine è stato proprio il giudice Adorno. Basti pensare che una sua sentenza in merito è stata ripresa dalla prestigiosa rivista «Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri stradali», edita da «La Tribuna» di Piacenza. Nel numero dello scorso luglio, infatti, si riporta la sentenza 1548 del 19 ottobre 2009.

 

Come sostiene il giudice Adorno, richiamandosi all’articolo 54 del Tuel, è il sindaco l’ufficiale di governo al quale è affidato il compito di adottare «provvedimenti urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini». Rientra in questa funzione il compito di vigilanza e controllo affinché vengano garantite l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e l’igiene pubblica.

 

«Il tema del randagismo – continua il giudice – è stato ed è ancora oggi oggetto di contrasto giurisprudenziale, nel senso che, di fronte a sentenze che ritengono responsabile la Asl, esistono decisioni della Suprema Corte di cassazione che affermano la responsabilità solidale dei due soggetti. Nel lontano 1998 fui investito dell’esame e della decisione di tre cause di tal genere e, rifacendomi alla normativa nazionale e regionale risolsi, tutte e tre i giudizi con l’affermazione dell’esclusiva e piena responsabilità del Comune».

Stanti questi presupposti, precisa il giudica Adorno, «addebitare alle Asl responsabilità, anche a titolo di concorso – o condannarle in solido con le amministrazioni comunali, come anche la Cassazione ha fatto – è orientamento che questo giudice non condivide affatto, perché il Servizio veterinario, facente capo alle Asl, rimane organo di natura prettamente sanitaria, nel senso che il suo intervento è limitato alle attività di cattura dei randagi, di profilassi e quant’altro. Le Asl, perciò, non devono vigilare o controllare il territorio del Comune di competenza, dovendo invece intervenire – se investite da enti, istituzioni o privati – ai soli fini della cattura, non traumatica, dei randagi e del loro ricovero nei canili comunali, se questi esistono e consentono di ospitare i cani da catturare. Solo nel caso in cui i Servizi sanitari omettano di intervenire, senza giustificato motivo, anche le Asl risponderanno dei danni subiti dai cittadini che spesso agiscono in giudizio contro tali Strutture sanitarie, superficialmente o senza una idonea conoscenza della normativa».

 

Di recente la terza sezione civile della corte di Cassazione, con la sentenza 10190 del 28 aprile 2010, ha sostanzialmente ripreso le motivazioni addotte dal giudice Adorno, annullando la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Napoli che aveva respinto la domanda di una signora contro il comune di Roccamonfina per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito dell’aggressione di un randagio. Secondo la Cassazione, infatti, la Corte d’appello sarebbe incorsa nella violazione delle norme di legge sul randagismo che demandano ai Comuni l’obbligo di assumere provvedimenti per evitare che i randagi arrechino disturbo. Già nel 2006, la Corte di appello di Lecce, presieduta da Marcello Dell’Anna, riprendendo quanto precedentemente stabilito dal giudice Adorno, affermò la responsabilità del Comune in un giudizio relativo al morso di un cane randagio, perché «è addebitabile al Comune il danno prodotto a terzi da cani randagi, in caso di assenza di canili per la loro accoglienza, sicché l’opera di recupero affidata ai Servizi veterinari finisce per appalesarsi praticamente inutile. Per converso, è addebitabile all’Asl la mancanza di recupero di randagi, di cui sia stata segnalata la presenza sul territorio, qualora l’accoglienza sia possibile per l’esistenza di canili».

 

Le leggi sul randagismo

 

Anche il migliore amico dell’uomo, a volte, è capace di compiere gesti efferati.

Il fenomeno del randagismo è tristemente noto ai tanti automobilisti che si sono visti attraversare la strada in modo improvviso perdendo il controllo della propria auto o, peggio ancora, ai cittadini che sono stati morsi o aggrediti dai cani randagi. Si tratta di incidenti frequenti, talvolta anche gravi, ma che di solito non giungono ai macabri esiti ai quali è andato incontro Giovanni Carangelo, il 62enne taurisanese che ieri pomeriggio è stato ritrovato privo di vita, in una campagna nei pressi di una masseria, con il volto dilaniato da quei cani che amorevolmente accudiva. Eppure il randagismo è un fenomeno che non dovrebbe esistere o che, per lo meno, dovrebbe essere contenuto. Purtroppo così non è, anche a causa dell’abitudine di somministrare cibo ai randagi. Cosa che, in molti comuni italiani, è espressamente vietata con apposite ordinanze.

Ma cosa dice la legge a proposito del randagismo?

La materia è regolata a livello nazionale dalla legge 281 del 14 agosto 1991 che stabilisce che il controllo della popolazione dei cani e dei gatti spetta ai Servizi veterinari delle Unità sanitarie locali; ai Comuni spetta il compito di risanare i canili comunali e di costruire rifugi per cani da sottoporre ai Servizi veterinari delle Asl. La Regione ha legiferato nel 1995 con la legge 12, ribadendo che spetta ai Comuni la costruzione, il risanamento e la gestione dei canili e ricordando che il recupero dei randagi spetta ai Servizi veterinari.

Ora, in caso di incidenti causati da randagi, accade che tra Asl e Comuni ci sia un rimpallo di responsabilità. La tendenza generale da parte dei giudici era quella di attribuire la colpa alla Asl. Negli ultimi tempi, però, si registra una inversione di questa tendenza, in linea con l’impostazione che il giudice Adorno ha da sempre dato al problema.

In effetti, le funzioni spettanti al Comune consistono nella segnalazione al Servizio veterinario delle Asl della presenza di randagi, nonché nella predisposizione di canili ove possano trovare accoglienza e di risorse economiche per il sostentamento e la custodia dei cani ricoverati. A sua volta la Asl è tenuta al recupero dei randagi ed a prestare ogni attività per il loro trattamento e per la tutela igienico-sanitaria.

 

Alberto Nutricati

 

 


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