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Preghiera indiana: Grande Spirito, dammi la saggezza e la forza di non giudicare mai nessuno se prima non ho percorso almeno un miglio nei suoi mocassini.

Quando gli elefanti si accoppiano, le formiche muoiono

 

 

 

Di Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

Roma, 17/11/2010

 

Approfitto della scia emotiva che ha suscitato l’inaugurazione del monumento alle vittime del lavoro, per chiarire ai miei amici, William Ghilardi e Rocco De Maria, non ultimo il sig. Antonio De Vito, le motivazioni della nostra "silenziosa e civilissima protesta".
Credo che per poter iniziare a capire bene come stiano effettivamente le cose e comprendere quanto ci sia di vero in quello che i nostri amministratori ci dicono, bisognerebbe smetterla di osservare solo gli accadimenti a corto raggio d’azione e cercare di ragionare in termini di più ampio respiro internazionale, sforzandosi di mantenere saldamente tra i ricordi quanto è accaduto nell’ultimo secolo.
Per far ciò, ahimè, devo abusare della vostra pazienza e aprire una piccola e forse noiosa parentesi storica per portarvi con la memoria nel lontano 1944, a Bretton Woods, una località nello stato del New Hampshire (USA). 

PREMESSO CHE:

qui all’epoca, nel Mount Washington Hotel, vennero convogliati ben 40 capi di governo in una Conferenza che, decretando le leggi e i regolamenti degli scambi internazionali e dei flussi di pagamento commerciali, portò alla creazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale: il primo è tutt’ora un fondo che si occupa di investire denaro per ristrutturare il debito dei Paesi in via di sviluppo, un po’ come è successo in Argentina qualche anno fa; la seconda inizialmente investiva invece nella reale ricostruzione delle infrastrutture dei paesi colpiti da conflitti bellici, mentre attualmente concede prestiti sempre a Paesi poveri a fronte di determinate concessioni, come per esempio l’abbattimento di eventuali dazi locali. Nacquero così due importanti organismi che in pratica si dimostrarono i presupposti di un fenomenale scempio politico-economico.
Difatti, successivamente, il 30 ottobre 1947 a Ginevra (Svizzera) fu firmato il General Agreement on Tariffs and Trade (GATT), un accordo internazionale fra 23 Paesi, atto a stabilire le basi di “un sistema multilaterale di relazioni commerciali, con lo scopo di favorire la liberalizzazione del commercio mondiale.” In realtà, tale accordo permetteva agli USA, all’epoca recenti vincitori del secondo conflitto mondiale, di stabilire i requisiti e le leggi in termini economici che gli potessero consentire lo sfruttamento delle risorse mondiale in base ai loro interessi.
Gli Stati membri hanno quindi iniziato a sfruttare e ad abusare della possibilità di effettuare scambi non propriamente equi, attraverso la farsa del “liberismo economico” portato agli eccessi. Il tutto aveva ed ha ancora oggi un unico scopo: la globalizzazione economica su tutto il pianeta.
Inculcando mediaticamente ad ogni singola persona “the american dream”, il sogno americano, che consisteva nella promessa di un lavoro sicuro e ben remunerato, di una bella casa, di una bella macchina, di un bel televisore, di una bella mogliettina accondiscendente e soddisfatta, il GATT ha avuto la meglio in ogni aspetto della nostra vita, sia essa sociale che politica: dalle scelte della comunità scientifica alle decisioni su conflitti bellici.
Dal 1995 il GATT si trasforma in World Trade Organization, un'organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri. Ma il “giochino” continua. Gli Stati aumentano “democraticamente”, ma come accade nell’ONU, ogni singolo Paese ha una percentuale di voto differente, in base al potere economico che possiede. 
Oggi il WTO è radicato in tutto il mondo, consentendo fino a poco tempo fa di conseguire colossali guadagni e profitti indiscriminati alle grandi multinazionali (principali attori delle diverse Borse mondiali) degli Stati aderenti, le quali si insidiano ovunque soprattutto grazie alla complicità dei loro governi.

SI CONSTATA QUANTO SEGUE:

Oggi siamo di fronte alla spaventosa congiuntura di tre crisi mondiali, se proprio non vogliamo tener conto di quella ambientale: una crisi economica, causata dal collasso della globalizzazione; una crisi energetica, dovuta al superamento del picco di produzione massima del petrolio; non ultima la crisi alimentare, generata dalla scapestrata “dieta carnivora” e dalla diffusione degli OGM.

Oggi ci raccontano che la crisi economica che stiamo attraversando è temporanea e dovuta al crollo finanziario, causato dalla generosa elargizione bancaria dei “subprime” americani, i quali hanno messo in ginocchio le banche internazionali, scatenando un effetto domino in tutte le borse centrali. Interessante bufala diffusa per mitigare i timori e le preoccupazioni del cittadino consumatore. Purtroppo la situazione è ben più critica e allarmante di quanto riusciamo a percepire.

Oggi ci ritroviamo a parlare di mafie internazionali, di Nuovo Ordine Mondiale, di massonerie, di politica corrotta, ma non riusciamo a comprendere che questi sono solo dei terminali di un sistema tentacolare ben più strutturato e più alto sopra le nostre teste, che ci influenza e ci condiziona fino alle scelte più intime e personali.

Oggi non riusciamo a distinguere una commemorazione ai caduti del lavoro da una patetica ostentazione di falsa filantropia, perpetuata proprio da coloro che giornalmente ci sfruttano e ci umiliano, siano essi politici o imprenditori delocalizzatori. Sarebbe utile individuare lo stretto legame affaristico che lega saldamente gli Stati ai loro players-sponsor commerciali per poter capire quanto la politica sia fortemente condizionata dai voleri dell’imprenditoria (e non il contrario!)

Oggi sarebbe anche utile capire che una scarpa Filanto, “la quale” prodotta all’estero non fa altro che quadruplicare i profitti del Cavaliere, poiché è sempre il casaranese (rimasto nel frattempo precario) che comprerà la scarpa allo stesso prezzo di prima. La delocalizzazione effettuata dopo aver usufruito di sovvenzioni “governative” sacrifica i nostri posti di lavoro in cambio di prodotti di bassa qualità (a volta potenzialmente dannosi se si tratta di prodotti farmaceutici da bancone) che ci cucchiamo sempre noi. Ma quando fra molto poco non riusciremo a comprare più, l’intero macrosistema economico crollerà inesorabilmente, mietendo non poche vittime!

Oggi gli Stati Uniti, dopo aver delocalizzato in Messico, Cina, India, Vietnam, dopo aver acceso focolai di guerra in mezzo pianeta alla ricerca del petrolio e della ricostruzione pretestuosa, sta subendo una recessione senza precedenti e catastrofica, che nemmeno il sig. Obama sarà in grado di fronteggiare, poiché anch’esso sovvenzionato da multinazionali e perciò impotente a iniziare un cambiamento di rotta. L’Europa arranca e la Cina inizia a stare male. Globalizzando si è voluta arricchire non una macro-area, ma un ristretto numero di soggetti economici di quell’area, impoverendo la restante parte di popolazione.

SI CONCLUDE CHE:

Bisognerebbe non "educare alla povertà", caro William, ma al sacrificio, poichè, se la matematica non mi tradisce, ad un aumento progressivo della popolazione e al conseguente depauperamento indiscriminato delle risorse del pianeta, non si va troppo lontani. Il bello di tutta questa faccenda è che c'è ancora molta gente che non è consapevole di questa situazione e che non riesce a interpretare questi segni dell'imminente terremoto socio-economico. Buona vita e buona fortuna a tutti!

Cordialmente

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19/11/2010 Per definizione Economia significa impiego razionale delle risorse scarse a disposizione per ottenere un determinato fine, ovvero raggiungimento del massimo vantaggio con il minimo sforzo. Ciascun termine di questa definizione meriterebbe un adeguato approfondimento, che per motivi espositivi esulo dal farlo in questo articolo.

Credo sia opportuno cogliere, però, il senso più intrinseco di tali parole: non esiste economia senza limitatezza, non esiste economia senza libertà.  Il cosiddetto "problema economico" cesserebbe, infatti, in un mondo ove le risorse non fossero limitate e disponibili a tutti.

 In questo senso la scienza economica è,  in primo luogo, scienza “decisionale”, la quale dovrebbe guidare l'individuo e l'intera comunità nella loro opera di “creazione di valore”, magari di medio –lungo periodo.

Comprende, quindi, che il fondamento di base di tale scienza si fonda sull'ipotesi di libertà decisionale degli attori economici, di cui essi si studiano le interazioni con l’ ”ambiente”, le scelte di impiego e, non ultimo di profitto.

Nella realtà, però, gli agenti interagiscono fra loro in condizioni di disparità, pertanto concordo con Lei che: la scienza economica, in quanto pratica destinata alla risoluzione dei problemi sociali, non dovrebbe prescindere dall'etica e dalla morale, come peraltro afferma lo stesso J. Rawls.

Tuttavia, il cittadino-consumatore, da voi tanto difeso, pur essendo parte integrante del sistema economico, svolge una funzione, ovvero quella dedita al consumo, posizionata solo a valle del processo produttivo, comprende bene, quindi, che se non vi fossero le “maledette” imprese a monte, difficilmente io e lei potremmo soddisfare i nostri bisogni quotidiani!

Passando ad analizzare, invece, brevemente alcuni punti salienti del suo articolo mi permetto di dissentire in merito a quanto esposto sull’attuale congiuntura economica definita da lei, almeno per ciò che riguarda l’aspetto finanziario, un “interessante bufala”. Non credo che R. Fuld, ex di Lehman Brothers la pensi esattamente così. Infatti, dall’ottobre 2007 il “credit crunch” ha interessato molte investment banks su scala planetaria a causa dei mutui “subprime” che a mio avviso non credo siano solo una “bufala”, ma sono conseguenza di prestiti fatti a comuni cittadini statunitensi per l’acquisto, il più delle volte di un’abitazione privata, ma che, a causa del sistema giuridico vigente, definito di common law, con scarse richieste di garanzie, ha portato ad affidamenti molte volte risultati privi di una reale capacità di credito…Le posso assicurare, quindi, che quella che è stata definita “derivative finance” esiste davvero!!!

Tuttavia, nonostante questo non ritengo giusto demonizzare contro il sistema finanziario, in quanto attualmente è il driver principale per l’allocazione dei capitali verso le imprese, le quali se non esistessero non potrebbero garantire a nessuno (nemmeno a me ed a lei che ci accingiamo a scrivere qui..) una qualche fonte di profitto.

 Per quanto riguarda, invece, il problema energetico, concordo con lei che le risorse da fonti fossili stiano realmente volgendo al termine. Allora, a questo punto, la domanda sorge spontanea: perché SEL si ostina a non voler la produzione di energia da fonti rinnovabili, ergo biomasse? Ora lei quasi certamente penserà che la mia sia una presa di posizione politica e mi rimanderà al Vostro progetto di filiera corta e notizie simili, ci tengo a ribadire sin da subito che non ho nessun interesse politico, economico alla realizzazione di tale impianto, ma poiché è nei miei interessi di studio e ricerca parlo con cognizione di causa, almeno secondo il mio punto di vista. Mi limito solo a dirle che spesso certi investimenti vengono definiti dagli addetti al settore a “capital intensive”, non pensi che sia molto semplice raggiungere punti di equilibrio con piccole strutture, ergo, il gioco non vale assolutamente la candela!

Per quanto concerne la delocalizzazione, credo di aver già esposto il mio punto di vista, le riconfermo che può rappresentare motivo di sviluppo più che di “distruzione di valore”.

In ultimo, e non per ordine di importanza, non credo che “l’intero macrosistema economico crollerà inesorabilmente” come lei dice, semplicemente perchè A. Smith insegna a tutti noi che: una “mano invisibile”, chiamata MERCATO, prima o poi una soluzione la troverà!

Cordialmente,

Antonio De Vito

devito_antonio@tiscali.it

 

 

 

22/11/2010 "La mano invisibile"??? Io pensavo che ci salvasse tutti Goldrake o Mazinga Z...

Caro sig. De Vito, cercando di recuperare un po' di aderenza alla realtà, le rammento che la mano invisibile di Adam Smith a cui Lei si riferisce, nulla ha potuto nella crisi economica americana nel '29, che non si sarebbe certo risolta senza l'apporto delle teorie di John Maynard Keynes (per nulla economista di sinistra): "Fare buche e ricoprire buche".. se lo ricorda? il welfare state? Lei ha una visione così popperiana della vita? Lei pensa veramente che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che la scienza supportata dal sistema economico troverà sempre la soluzione giusta? Non ritiene lontanamente probabile che stiamo assistendo ad un'esportazione della vecchia crisi americana oltre confine?

Non credo che ricordandoLe lo sfruttamento e le ingiustizie che a tutt'oggi deve subire il 98 % della popolazione mondiale per tenere in piedi questo sistema fallimentare, continuerà a pensarla nella stessa maniera.. 

Pertendo dal legittimo presupposto che non c'è sistema totalmente liberista o totalmente socialista che possa esistere autonomamente(ai fini del "progresso economico e tecnologico"), credo che il giusto mezzo sia a discrezione della coscienza dell'uomo. E' inutile che Lei mi scriva il significato del termine economia o che mi illumini con le TEORIE liberiste, in quanto sono scritte sui libri, ma non coincidono con la realtà.

Comunque è inutile dissertare sul futuro, la gente, leggendo le nostre due opinioni, avrà una doppia scelta: continuare a comportarsi come si è sempre comportata, nella speranza che qualcuno domani ci penserà, oppure si comprerà un piccolo appezzamento di terreno agricolo e inizierà a produrre per fatti suoi i generi alimentari di primo bisogno. Scopriremo nell'arco massimo di 5 anni chi di noi due aveva ragione..

Buona Vita

Francisco La Manna

flamanna77@yahoo.it

 

 

 

 

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