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Preghiera indiana: Grande Spirito, dammi la saggezza e la forza di non giudicare mai nessuno se prima non ho percorso almeno un miglio nei suoi mocassini.

Centrale a biomasse: ecco quali erano le condizioni iniziali del progetto e che non sono state rispettate.

 

 

Di Gabriele Caputo

Consigliere Provinciale PD

Casarano, 21 novembre 2010

 

Ritengo di intervenire in qualità di Consigliere Provinciale sulla vicenda “Heliantos 2”, ribadendo la posizione già espressa a proposito della centrale di Cavallino e sul caso Colacem e chiarendo anche il pensiero del PD locale.

Temi come la salute, l’utilizzo delle risorse comuni, la dignità umana, non possono essere condizionati da posizioni politiche tiepide o di compromesso, meno che mai da caparre di fatto imposte dalla logica del “chi prima arriva prima alloggia” ed invece devono essere affrontati con atteggiamento severo e non indulgente, con l’obbiettivo di lasciare ai nostri figli un eredità migliore di quella che abbiamo ricevuto (atti costitutivi dello Statuto nazionale del Partito Democratico).

Se è vero che nel 2007 la “storia” della centrale inizia sotto l’amministrazione Venuti, in cui il sottoscritto ha ricoperto l’incarico di vicesindaco, è bene ricordare che personalmente mi ero già espresso in merito (il PD ancora non esisteva).

All’epoca, l’ipotesi di insediamento Italgest, prevedeva la riconversione colturale dei terreni coltivati non più a tabacco ma a girasole di una grande parte del territorio salentino, la possibilità di far lavorare gli oleifici non solo per 4-5 mesi l’anno come oggi succede, ma per almeno 9 mesi, sfruttando il fatto che detti impianti possono anche essere utilizzati per la l’estrazione dell’olio dal girasole,  ed infine l’affiancamento alla produzione di energia della centrale, i pannelli fotovoltaici assemblati da parte di un’azienda partner del gruppo.

In quelle condizioni, in un articolo dato alla stampa (vedi Gazzetta del Mezzogiorno del  27/05/2007), il sottoscritto aveva dettato alcuni “paletti” in tema di energia in generale e sull’impianto Italgest in particolare, tra questi: 

1)      La comprovata assenza di rischi per la salute pubblica;

2)      Un vantaggio economico per il Comune e non solo per l’imprenditore;

3)      L’impegno del Comune ad utilizzare quelle risorse non per fare cassa ma per avviare un costante programma di monitoraggio ambientale a 360°

E’ bene poi ricordare, e passiamo alla cronaca recente, come il via libera alla candidatura di Ivan De Masi a Sindaco, in particolare da parte di PD e UDC c’è stato solo successivamente alla promessa fatta dallo stesso candidato di far pronunciare la città sul gradimento o meno di questa iniziativa imprenditoriale, anche a prescindere dalla reale possibilità di incidere sul procedimento in itinere presso la Regione Puglia.  Questa condizione è stata fortemente voluta allora come oggi, e non attiene soltanto all’investimento Heliantos 2 (nel qual caso il pronunciamento popolare si rende opportuno per fugare ogni eventuale ombra di imparzialità), ma a qualsiasi investimento a Casarano in tema di biomassa;

Piaccia o no, queste erano le regole di partenza e la rievocazione delle stesse oggi, non è frutto di semplice polemica o strategia politica, ma il preciso appello a quell’obbligo morale, richiamato in premessa nei confronti delle future generazioni, ed assunto nei confronti degli elettori da parte del sindaco e dei partiti della coalizione di cui, in verità, non faceva parte il gruppo Fersino che, pertanto, può continuare ad assumere il ruolo di libero in questa vicenda, tra NO, NI e SI, salvo poi a ipotizzare percorsi partecipativi.

Oggi il progetto Italgest è stato drasticamente modificato e, se il partner che garantiva i posti di lavoro con l’assemblaggio dei pannelli non c’è più, anche i contadini e gli oleifici sono stati accantonati perché non si applica più la filiera corta e non è più necessario produrre in loco.

Partendo da queste considerazioni, comunque rispettoso dell’art. 41 della Costituzione e della libera iniziativa economica privata (che non deve in ogni caso essere in contrasto con “l’utilità sociale” ) non credo che si possa guardare più alla centrale come una possibile risorsa per la città, ed in ogni caso anche questo mio personale giudizio deve lasciare il passo al più ampio verdetto cittadino.

Se il diniego delle aree su cui installare la centrale aveva fugato la necessità di iniziativa da parte dei partiti (stante l’inerzia dell’amministrazione comunale), oggi si rende quanto mai necessario riprendere il lavoro già condiviso prima dell’estate da parte di alcuni partiti, in merito alla organizzazione di un autonomo referendum che, al di la dei formalismi imposti dalla legge, consenta ai cittadini di Casarano, quartiere per quartiere, nel segreto dell’urna, con il massimo della trasparenza, di avere diritto di  parola, oltre ogni appartenenza politica.

Gabriele Caputo

 

 

 


Roberto BENIGNI: Sconfiggere il male - "Vieni via con me" di Fabio FAZIO e Roberto SAVIANO

 

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

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