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Preghiera indiana: Grande Spirito, dammi la saggezza e la forza di non giudicare mai nessuno se prima non ho percorso almeno un miglio nei suoi mocassini.

Lezione di demagogia a Casarano

 

 

 

 

Di  Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it

Casarano, 13/11/2010

 

“Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto al sospiri dignitosi dei povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Non sempre si fa sedurre dal profumo dell'incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia.”

Don Tonino Bello

La demagogia è sempre fuori luogo, alcune volte  offensiva. E’ quello che è accaduto oggi a Casarano dove si è inaugurato un monumento alle vittime del lavoro, le cosiddette morti bianche, offerto dal cav. Antonio Filograna.  De Andrè direbbe “c’erano tutti dal cappellano al sagrestano, col cuore rosso e cappello in mano” ed in effetti così è stato: rappresentanti politici di destra e di sinistra, ufficiali e forze armate, imprenditori, calciatori, studenti, mamme, vedove, in poche parole … vittime e carnefici.

Questa volta Eugenio permettimi di uscire dalla formalità del politically correct perché sono veramente stufo di ascoltare frasi di circostanza e convenienza, emozioni studiate a tavolino, parole gettate nel vuoto che cadono sui nostri  volti come schiaffi, offese alla nostra intelligenza ed alla nostra dignità.

Gli stessi politici che hanno varato accordi che sottraggono diritti ai lavoratori, imponendo turnazioni e ritmi che inevitabilmente incidono sull’attenzione e che quindi sono cause principali delle vittime del lavoro sciorinavano dati, numeri e nomi, misti ad una retorica ampollosa, tronfia e barocca che imponeva il sacrificio all’ascolto. Penso alle politiche del centrodestra o a  quelle sognate dall’onorevole D’Alema riscopertosi uomo di centro (d’interesse), giudice severo delle rimostranze degli operai della Fiom e, al tempo stesso,  commosso oratore di cerimonie ufficiali che, in linea con la partecipazioni degli astanti, è finita a tarallucci e vino (pardon: con catering di alta categoria)

E poi- ciliegina sulla torta- gli imprenditori, sintetizzati nella vetusta persona del cav.Antonio Filigrana. Tre anni fa ho avuto la “fortuna” di ascoltarlo personalmente (ed ho le registrazioni) quando diceva che i sindacati non avevano mai fatto nulla per gli operai e che - se la memoria non vacilla- era uso impedirne l’ingresso  nelle “suoi opifici”. Cavaliere-benefattore, una sorta di madre Teresa di Calcutta che si è speso non  per il suo interesse ma per  quello della sua città, dei suoi cittadini. Ed i risultati oggi sono chiari ed evidenti: cassa integrazione, mobilità e perdita di lavoro, in poche parole precarietà economica ed esistenziale.

Un compagno di Sel, scomparso poco tempo fa,  Michele Frascaro, giovane  attento e sensibile alle tematiche del lavoro, mi raccontava il paradosso  Filanto: sul sito ufficiale della ditta  non c’era traccia della diminuzione degli operai. Strano? Assolutamente no! Il numero era lo stesso, la nazionalità però diversa. I politici la chiamano delocalizzazione delle imprese, che in parole povere significa che il “benefattore di se stesso” investe  dove più gli conviene fottendosene di Casarano e dei casaranesi.  Mi dica cavaliere: quanti soldi ha preso dallo stato e quanti ne ha investiti sulla sicurezza negli ultimi vent’anni?

Lei ha dato lavoro senza ricevere nulla in cambio? E quando ha dovuto scegliere tra il suo interesse e quello degli operai come si è comportato? All’Università di Lecce nel lontano 1988 una sua giovane operaia ci raccontava delle vessazioni subite per le proprie  idee politiche, delle “forme di scarpe” che volavano lungo la manovia come sfogo per un ordine non eseguito, o per rabbia inespressa, per volontà di marcare la gerarchia indiscussa ed indiscutibile,  con il pericolo che “involontariamente” colpisse qualcuno…… era anche questo l’atteggiamento del buon padre di famiglia, vero cavaliere??

E voi Onorevole D’Alema e  Senatore Costa, quante volte siete entrati nelle fabbriche per assicuravi che i diritti dei lavoratori fossero garantiti. Data la vostra amicizia con il cavaliere avete mai chiesto se nella Filanto c’era qualche iscritto alla Cgil? O avete mai controllato quanti ragazzi  si sono ammalati per aver aspirato il collante senza avere mascherine e aspiratori protettivi? Di che cosa parlavate: della filantropia imprenditoriale?

E mi dicano i signori imprenditori seduti in prima fila (quella riservata alle autorità!!!???) quante volte hanno ritenuto il lavoro dei propri operai una sorta di regalia che esigeva in cambio la restituzione del favore ricevuto, come per esempio quella del voto?

Ed alle suore, ai preti, alle alte cariche ecclesiastiche voglio rivolgere ancora una domanda: perché  non ricordate che chi sfrutta i propri dipendenti, chi li umilia, chi li offende commette una delle più alte violazioni dell’etica cristiana: quella di non amare i propri simili come se stessi.

Mi piace ricordare l’umanità di Don Tonino Bello quando, volendo  esprimere la propria solidarietà verso gli operai in lotta, si autodenunciò in correità con gli operai che avevano bloccato la stazione ferroviaria. Il vescovo che riconosceva le ragioni degli operai  si autoaccusava dei loro stessi reati: Don Tonino, lo sforzo di somigliare autenticamente a Cristo e di spendersi per gli ultimi eleggendoli a cattedrale e faro della propria esistenza. Don Tonino si… altra storia, altro spessore, altro uomo…..

Il rispetto di morti esige il silenzio, perché ogni parola che non sia riflesso dei fatti, è menzogna, oltraggiosa bugia.

Io ed i miei compagni il silenzio l’abbiamo rispettato, decidendo però di dare le spalle a chi suppone che  parole e monumenti possano  lavare e mondare la propria coscienza.

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15/10/2010 Non la conosco personalmente Sig. Bastianutti ma da ciò che scrive più volte ho condiviso le sue idee. Questa volta vorrei però rimarcare il mio dissenso, ma non perché non condivido le idee di fondo ma solo perché credo che vadano rivisitate alla luce degli anni che corrono.
Essendo uno studente di economia figlio di operai, mi creda, più volte mi sono chiesto come risolvere il mio personale trade-off! Sposo la “causa operaia” o mi converto al capitalismo?! Le confesso che difficilmente 
sono riuscito a dare risposte concrete, semplicemente perché: gli studi, l’esperienza, ed il confronto, mi hanno fatto capire che la domanda era mal posta. Vede, rimango basito quando, nel 2010, ascolto ancora queste affermazioni forti contro le imprese e chi le governa. Credo, invece, che il vero sviluppo, o la vera “rinascita”, non sia una lotta a chi è il più forte, non sia solo un voler affermare ad ogni costo la “moderna” dittatura del proletariato, ma sia invece, una crescita costruttiva verso una gestione concorde dell’impresa,  guardando, magari, con meno diffidenza alla delocalizzazione ed alle opportunità offerte anche fuori dal contesto casaranese, non solo in termini di business ma, anche, di crescita civile e sociale! Mi spiego 
meglio.
Molti studiosi hanno scritto della globalizzazione e delle sue implicazioni cercando di capire se si possa trarre un beneficio economico dallo spostamento di risorse in un’ottica planetaria. Giusto per farle qualche esempio, Le cito M. Porter  o N. Stern, quest’ultimo in un suo documento, parlando delle implicazione economiche dei cambiamenti climatici (tema fra l’altro ampiamente dibattuto a Casarano..), ha scritto della globalizzazione “quale una lenta ma potente inesorabile forza che cambia i prezzi ed i costi relativi, le  strutture della domanda e, con esse, la struttura dell’offerta”! Con questo cosa voleva affermare?!
Se si volesse dare una visione negativa del tema, si potrebbe semplicisticamente affermare che: visti gli 
sconvolgimenti che provoca tutto ciò, almeno dal punto di vista economico, senza considerare le implicazioni sociali, ambientali ecc.., si dovrebbe star fermi a guardare! 
A Casarano, quindi, si dovrebbe aspettare che ci sia qualche buon uomo che si accolli l’idea di far  “rinascere” il TAC magari investendo i risparmi di una vita a fronte di un rendimento zero????! 
Credo che solo uno sprovveduto si accingerebbe a farlo! Ma, poiché nessuno è sprovveduto, specie in tempi di crisi, l’imprenditore nel suo ragionar economico è giusto che impieghi i suoi capitali dove le opportunità di crescita ed  i rendimenti siano maggiori. In fondo, tale comportamento è paragonabile ad un piccolo 
risparmiatore che, trovandosi nella situazione di scegliere come e dove impiegare, cerca di recuperare quanto più possibile dai “sudati” risparmi di una vita.
Pertanto, concludendo, vorrei semplicemente dirLe che non credo si debba recriminare sempre e solo le iniziative imprenditoriali in nome della “causa”, credo invece che le nobili idee di SEL, siano al meglio valorizzate se si riuscisse ad uscire da preconcetti e schemi, proponendo idee nuove e costruttive verso una 
gestione “comune” dei capitali, cercando di stimolare gli investimenti sul territorio, attraverso un’attenta ed attiva partecipazione dei lavoratori, al fine di creare sul territorio casaranese un nuovo sviluppo: economico, sociale e perché no, magari anche “sostenibile”!
Cordialmente,
Antonio De Vito
devito_antonio@tiscali.it
 

 


La contestazione civile e silenziosa alla manifestazione

 

 

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

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