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POMPIERI: quanto ne sappiamo?

 

 

 

Di  Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it  

da “il Gallo” del 13 novembre 2010

 

È vero, come giornale siamo intempestivi. In questi ultimi mesi non è neanche scoppiato un incendio, neanche uno piccolo piccolo e noi, per la terza volta, torniamo a parlare di pompieri!

 

Era infatti la fine dell’estate quando, agitati per l’incendio della “Vora” a Casarano, tutti si misero a parlare della necessità di avere un distaccamento di Vigili del Fuoco, non importava quali, volontari o professionisti, poco cambiava, l’importante era avere qualcuno (fosse anche una sola autovettura rossa) per poter solennemente affermare che a Casarano i Vigili del Fuoco ci sono!

 

Siccome però ancora una volta si è parlato con una certa superficialità di Vigili del Fuoco professionisti o volontari, come se l’uno fosse sinonimo dell’altro, ci siamo addentrati nella giungla di leggi, leggine e regolamenti, cercando di capirne qualcosa in più.

 

Cominciamo con il dire che per diventare  Vigile del Fuoco “professionista” bisogna vincere un concorso pubblico, al termine del quale si frequenta un corso di formazione la cui durata è stata portata ad un anno. In questo anno i ragazzi vengono addestrati ad affrontare in sicurezza e con “professionalità” appunto, ogni tipo di situazione: dal crollo all’alluvione, dall’incendio di sostanze chimiche all’incidente stradale sino ad arrivare all’incidente biologico o nucleare (che non è poi così remoto visto che uno dei più grandi ciclotroni è operante nella nostra Zona Industriale). Al termine del corso si diviene formalmente “operativi” anche se, in realtà, si viene sempre inseriti in squadre di professionisti già navigati per fare la necessaria “esperienza” sul campo.

 

Vediamo invece ora nel dettaglio chi è e come si diventa Vigile del Fuoco “volontario”. Come in ogni forma di volontariato, il primo indispensabile elemento è l’altruismo e lo spirito di abnegazione che si ha nei confronti del prossimo. Dopo aver appurato quindi la presenza di questo requisito, il potenziale Vigile del Fuoco volontario passa una serie di visite mediche che ne verificano lo stato di salute e viene iscritto in un elenco. Ovviamente, prima di diventare “operativo”, frequenta un corso della durata di 20 giorni (meno della decima parte quindi della durata del corso previsto per un professionista), un corso che Carlo Alberto Cocchi, Vice-presidente dell’Associazione Vigilfuoco Volontari, definisce più che valido, come quello dei professionisti, anche se appena appena un po’ più “concentrato”.

 

A questo punto il Vigile del Fuoco è già operativo e, quando è libero dal proprio lavoro, si rende disponibile ad intervenire (insieme agli altri suoi colleghi, volontari come lui e come lui formati con un corso concentrato come il suo) in qualunque situazione di pericolo.

 

Facendo un esempio, sarebbe come avere un’ambulanza del “118” con a bordo nessun Medico e nessun Infermiere ma solo i volenterosi volontari della Croce Rossa che hanno frequentato solo un corso di formazione… “concentrato”. Quanti di noi vorrebbero essere soccorsi da quell’ambulanza?

 

Contestualizzando ora il discorso nella realtà di Casarano: vale davvero la pena spendere quei pochi quattrini pubblici per un servizio di tale tenore? Ma ecco che però, come al solito, è la politica (a tutti i livelli territoriali) a giocare un ruolo determinante e lo fa per il solito, banale motivo: tornaconto elettorale.

 

Per capirlo è utile infatti sapere che, a differenza dei volontari della Protezione Civile o dei citati volontari della Croce Rossa, i volontari dei Vigili del Fuoco percepiscono un compenso riconosciuto però non in base alle ore di volontariato prestato ma in base al numero di interventi effettuati. Ora, statisticamente parlando e senza quindi voler giungere a conclusioni, il fatto che in corrispondenza di un distaccamento di volontari aumentino in maniera esponenziale il numero di interventi di piccola entità (cassonetti, sterpaglie ecc.) è una curiosa coincidenza che però interessa la Magistratura più che il nostro ragionamento e quindi lo tralasciamo, affrontando però la questione che il compenso economico rende questa forma di prestazione non più una forma di volontariato ma (soprattutto nelle nostre zone “disoccupate”) una sorta di lavoro precario che oltretutto fornisce anche il miraggio di un’assunzione, un domani, fra i professionisti.

 

In questo contesto è quindi intuibile come la politica, immantinente, promuove la creazione di sempre nuovi distaccamenti soprattutto se in vista di nuove elezioni.

 

Vediamo infatti cosa accadeva a Casarano prima che il tutto finisse miseramente fra interrogazioni parlamentari e “sottrazione” di automezzi (lasciando perdere i contratti di affitto degli immobili ed i lavori in quanto hanno già occupato intere pagine): tra i volontari iscritti nell’elenco di Casarano, ce ne sono anche un certo numero che risiedono nel nord Salento; facciamo finta quindi che scoppi un incendio, la sala operativa del “115” dovrebbe allertare il “capo partenza” che a sua volta dovrebbe rintracciare coloro che hanno dato la propria disponibilità per quello specifico giorno che dovrebbero poi partire dalle proprie abitazioni (quindi ad esempio anche da Trepuzzi o Monteroni) per raggiungere il Distaccamento per poi, tutti insieme, raggiungere (prima che il fuoco si scocci di ardere) il posto dell’incendio. Oppure… passare presso il Distaccamento, ore ed ore di inutile attesa (non remunerata) dopo che ci si è spostati, magari per decine di chilometri, dalla propria abitazione rimettendoci anche i soldi della benzina. Questo forse spiegherebbe come mai presso il Distaccamento di Casarano, non ci fosse mai nessuno.

 

Considerando questo (avvalorato anche dal fatto che i “fogli firma” vedevano la disponibilità del Distaccamento di Casarano con una media di un giorno ogni 15), lasciano perplessi i 600 (!) interventi che sarebbero stati effettuati in un anno e che vorrebbero quindi dire che una squadra sarebbe stata in grado di effettuare minimo 4 o 5 interventi al giorno (che, su un bacino potenziale di 50.000 abitanti, ne fa una media che forse non ha neanche Herat).

 

A questo si deve anche aggiungere che proprio nel 2010 il Distaccamento di Casarano si è visto assegnare un automezzo per incendi boschivi nuovo di zecca che, ovviamente, non ha percorso neanche un chilometro a dispetto delle gravissime carenze che i Vigili del Fuoco professionisti devono affrontare visto che hanno a che fare con mezzi che hanno l’età media di 30 anni e migliaia di chilometri ed ore di soccorso effettuate.

 

Lasciando quindi perdere politica e polemiche, la soluzione però sembra esserci e, senza neanche inventarsi nulla che non sia già stato fatto in altre Regioni d’Italia,  ce la consigliano Giancarlo Capoccia e Gianni Cacciatore, rispettivamente Segretario Provinciale e Regionale del CONAPO, il Sindacato Autonomo (apolitico) dei Vigili del Fuoco.

 

Si tratta di una semplice convenzione, come detto già sperimentata con successo, tra Ministero dell’Interno, Regione e Comune (magari anche limitrofi) dove, ognuno per propria parte, contribuisce (senza spendere poi molto di più di quello che già viene speso per i volontari) per avere un servizio di 24 ore al giorno, fatto da Vigili del Fuoco professionisti nel loro cosiddetto “saltoturno”.

 

Vi risparmiamo i tecnicismi ma vi assicuriamo che, come già detto, già lo fanno. Il CONAPO però, dopo averne parlato più volte e per iscritto con tutte le parti in causa, sta ancora aspettando che “qualcuno” lo convochi per cominciare insieme a lavorare al progetto.

 

La gente invece rimane sempre dell’idea che (pur facendo tutti insieme i debiti scongiuri) ci si accorgerà di nuovo della necessità dei pompieri, realmente presenti sul territorio, solo dopo il prossimo incendio. In quel malaugurato caso, tutti e “tempestivamente”, si adopereranno affinché almeno una macchina rossa sia presente a Casarano per poter solennemente affermare che: a Casarano i pompieri ci sono!  

 

                                                                                                          Antonio Memmi

 

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14/11/2010 A proposito dell'articolo "POMPIERI: quanto ne sappiamo?, direi che leggendolo qualcuno può certamente imparare qualcosa di nuovo.

Per esempio, che nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ci sono persone come il suo autore che non esita a propagandare una immagine diffamatoria dei suoi colleghi di una delle due componenti fondamentali del Corpo dello Stato cui appartiene, quella volontaria, insinuando comportamenti delittuosi che evidentemente gli sono molto familiari, ma che a un anziano vigile volontario come me non sarebbero mai venuti in mente. Sarò io che sono ingenuo ?

Apprendiamo anche che lo scopo della sua propaganda (e del suo sindacato , evidentemente ) è di indurre gli ignari e (secondo lui) sprovveduti lettori e amministratori locali ad eliminare il personale volontario, che da anni si sbatte a favore della incolumità della propria comunità, per dare soldi extra a lui e colleghi per fare quel servizio nei giorno in cui dovrebbero essere di riposo. Riposo che i suoi sindacati rivendicano da anni essere indispensabile per evitare incidenti sul loro rischioso lavoro. Quindi un secondo lavoro legalizzato e pagato a parte per una intera categoria di dipendenti dello Stato. Un bell'insulto per la componente permanente.

Spero che l'amministrazione intervenga su questo caso nell'interesse dell'immagine del Corpo e delle sue componenti.

cordiali saluti

Marco Cocchi

draco9@tiscali.it

 

 

15/11/2010 Non sono solito eccedere nella lunghezza dei miei articoli ma in quello precedente era necessario dilungarsi un po’ per chiarire bene le cose. Mi rendo conto però che, con tutta probabilità, la sua lunghezza abbia un po’ confuso le idee ai lettori per cui è necessario fare ora alcune rapide precisazioni.

La mia attività giornalistica è di una natura che potremmo definire forse amatoriale; svolgo quindi un’altra professione ma che non è quella di Vigile del Fuoco. Come ogni giornalista che invece voglia trattare un argomento (che generalmente varia da articolo ad articolo) raccolgo documenti, informazioni, le confronto e le espongo cercando di essere il più possibile chiaro aggiungendo ovviamente anche le mie idee. Logicamente anche nel mio articolo sui Vigili del Fuoco ci sono tanto le une quanto le altre.

I comportamenti che nella replica del Signor Cocchi vengono definiti delittuosi, probabilmente sono riferiti alla mia affermazione sulla percentuale degli interventi di piccola entità che, in corrispondenza di un distaccamento volontario “funzionante”, aumenterebbero in maniera considerevole. Questa mia affermazione però non rientra nella categoria delle mie idee, è semplicemente un dato statistico controllabile.

Così come non penso di poter essere smentito quando ho dettagliato il funzionamento delle procedure d’intervento di una squadra di volontari o, ancor meno, quando vengono dettagliati i metodi (piuttosto stringati e sommari) di addestramento dei volontari; Un addestramento che può essere paragonato al massimo ad un’infarinatura sommaria che però, per legge, equivale a quello sostenuto (dopo un’attenta ed accurata selezione) dai Professionisti.

La proposta di una convenzione poi, come detto già operante con successo in altre realtà italiane, non prevede la prestazione dei Vigili del Fuoco professionisti durante il loro giorno di riposo fisiologico ma in quello del cosiddetto “salto-turno” quel giorno cioè che, dopo aver effettuato i giorni di riposo minimi indispensabili, serve solo a far recuperare le ore di straordinario che purtroppo non verrebbero mai pagate.

Ma proprio l’aspetto del riposo è invece quello che lascia maggiormente perplessi perché, se la pausa deve essere assicurata ai professionisti (e lo è per legge) non altrettanto lo sarebbe per i volenterosi volontari che, dopo aver lavorato ad esempio per 8 ore in un cantiere, potrebbero essere chiamati a salvaguardare l’incolumità degli  altri cittadini dopo aver magari badato alla propria.

Detto questo, rimane da affrontare la spinosa questione dei soldi, l’unico vero cuore di tutta la vicenda. “Il secondo lavoro legalizzato e pagato a parte per una intera categoria di dipendenti dello Stato” dal punto di vista dei contribuenti potrebbe essere tranquillamente indifferente, visto che dei bei quattrini vengono comunque spesi anche per i volontari  e l’elevato numero di interventi che si sarebbero svolti a Casarano non può non lasciare perplessi in quanto, alla luce dei pochi giorni di apertura del distaccamento, 600 soccorsi sembrano veramente sproporzionati e, volendo esser ingenui, si potrebbe pensare ad un fatto di orgoglio ma a voler pensare male, visto il maledetto compenso legato proprio al numero degli interventi, qualche dubbio potrebbe in fondo esser legittimo.

La politica invece, proprio come detto nell’articolo, provvederà ed in fondo ha già provveduto, perché alla fine l’importante è poter dire di aver fatto tutto il possibile per avere un camion rosso parcheggiato da qualche parte e dare quella parvenza di sicurezza ai cittadini. Il Volontariato invece… è tutta un’altra cosa.

Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it  

 

 

12/11/2010

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