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"NON DIMENTICARE"

QUESTO L'APPELLO DI FERNANDO MAMELI CARABINIERE CASARANESE INVIATO A NASSIRYA

di Alberto Nutricati, Casarano 25/04/04

 

 

«Non dimenticate». Sono queste le parole che, alla fine della cerimonia di inaugurazione della biblioteca comunale di Casarano, svoltasi lo scorso 17 aprile, riecheggiano nella mente dei presenti. A pronunciare l’accorato e lapidario appello è stato Fernando Mameli, casaranese di 36 anni in forza all’arma dei carabinieri (Reparti speciali di Roma).

Fernando è stato in missione a Nassiyria, per circa quattro mesi.

A Casarano per una breve licenza e invitato dal Sindaco per scoprire la targa della biblioteca comunale, Fernando si avvicina con molta titubanza dinanzi al microfono. Non è a suo disagio, lo si vede. Non dice molto, chiede solo di non dimenticare. Poi ringrazia i presenti e se ne va.

Noi lo abbiamo fermato, lontano dai microfoni e dai riflettori dell’auditorium dove si è tenuta la manifestazione.

E’ un ragazzo schivo Fernando, alle parole preferisce i fatti.

Riusciamo a strappargli a stento qualche battuta. Ci parla, con evidente disagio, della sua esperienza e della speranza,

per molti di noi incomprensibile, di ritornare laggiù. Ci dice che è scampato alla tragedia per puro caso. Fernando arriva a Nassiyria il 14 novembre, dopo soli due giorni dalla tragica data. Avrebbe dovuto dare il cambio ai colleghi. Con gli occhi lucidi ci rivela che sarebbe dovuto partire 15 giorni prima, poi a causa di un corso di formazione ha dovuto rinviare la partenza.

Alla domanda di com’era la situazione in Iraq, Fernando risponde: «come vedete in televisione»; poi, dopo una breve pausa di eloquente silenzio, aggiunge: «e anche peggio».

Ricorda dell’aiuto prestato ai civili, di quando dava da mangiare ai bambini affamati, delle situazioni di povertà estrema in cui riversano le famiglie che, con 6-7 figli, vivono in abitazioni fatiscenti, e delle condizioni anche peggiori dei beduini.

Non ha dubbi Fernando sull’utilità della missione, che sebbene a rischio, è fondamentale per le popolazioni civili. Ci dice di come, grazie alle forze militari italiane, siano state riaperte le scuole, di come sia stata ripristinata la corrente elettrica e di come si stia cercando di istituire e di addestrare un corpo di polizia locale.

Alla domanda di quale era il rapporto con la popolazione locale, Fernando non dimostra la benché minima esitazione: «il rapporto tra gli italiani e la popolazione, in gran parte poverissima, era ottimo. Gli iracheni ci volevano bene e noi eravamo felici di aiutarli. Purtroppo c’è chi strumentalizza la tragica situazione in cui si trova l’Iraq, per conquistare il potere a scapito della povera gente».

Sappiamo che  ci sarebbe tanto altro da raccontare, ma comprendiamo anche il desiderio di riserbo di Fernando. Capiamo che c’è qualcosa che Fernando non vuole o non può dire, qualcosa che forse vuole rimanga per sé, probabilmente perché noi altri non potremmo capire o perché neppure lui saprebbe come spiegarlo. Noi rispettiamo questo estremo atto di dedizione alla sua professione e di rispetto verso i suoi compagni caduti in Iraq e lo lasciamo andare per la sua strada, non prima di averlo salutato con una stretta di mano, come si fa tra buoni amici. Lui ci guarda fisso negli occhi e, sottovoce, prima di voltarsi, prima di ritornare a quella strana professione per cui è necessario morire per essere ricordati, ci ripete: «Vi prego: non dimenticate!».

 

Ai silenziosi eroi che quotidianamente, nell’ombra e lontano dalle luci della ribalta, compiono con coscienza e dedizione il proprio lavoro, qualunque esso sia.

Domenica 25 Aprile 2004,

in memoria della resistenza e della liberazione