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ESCE DAL TUNNEL DEL DOLORE DOPO DIECI ORE DI INTERVENTO

di Eugenio Memmi, Casarano 24/03/04

 

Grazie.

Inizia con questa semplice e importante affermazione, la storia che andiamo a descrivere. Parliamo dei coniugi Marina Lupo e Sticchi Luigi, due anziani casaranesi, che hanno avuto la sfortuna di convivere per tanti anni con i postumi di un intervento chirurgico subito dalla signora Marina nel 1971, per un ernia del disco, e che nei successivi anni ha causato innumerevoli momenti di dolore, giorni e giorni di riposo forzato a letto, cicli di terapia antidolorifica, di fisioterapia, ricoveri ospedalieri, ma senza una guarigione completa o con un beneficio duraturo.

L’ultimo “duro colpo” si è presentato per la signora Marina nell’ultimo Natale, che la costringe ad un nuovo allettamento per i lancinanti dolori. Inizia così il solito iter, arriva il medico curante che prescrive la terapia  del caso, ma con scarsi benefici. Tutto questo induce i coniugi Sticchi a ricorrere alla cure del Dott. De Gabriele, ortopedico presso l’ospedale F.Ferrari di Casarano, che dopo aver visitato la paziente, gli prescrive un busto ed una risonanza magnetica che effettuerà il 20 gennaio a Lecce. Durante questo periodo la signora continua ad assumere farmaci a dose da cavallo, ma la sintomatologia dolorosa non da segni di regressione, prostando sempre più nel fisico e nel morale entrambi i coniugi. Il referto della risonanza, non mostra segni di ernia discale, ma un quadro non ben decifrabile intorno agli esiti del precedente intervento. Nel mese di febbraio, la signora Lupo viene ricoverata nella divisione di Ortopedia del “Ferrari”, vista la zona di lesione, il dott. De Gabriele, si consulta con il primario ortopedico il dott. Russo e con il dott. D’Alessandris, particolarmente esperto in questo settore, che consigliano un intervento per ridare funzionalità ad una zona della colonna vertebrale anchilosata e dolente. Il 17 febbraio alle 8.30 la signora Marina entra in sala operatoria, in sala l’attendono il dott. D’Alessandris, il dott. De Gabriele e il dott. Surrente; l’anestesista è il dott. Martella. Dopo l’incisione della zona discale, il quadro che si presenta ai medici è alquanto sconfortante, per la quantità e l’estensione del tessuto cicatriziale che ha interessato il canale vertebrale. In sala d’aspetto il marito, confortato dalla presenza di parenti e amici, inizia a combattere contro il tempo. Le ore passano, ma della moglie nessuna notizia, il signor Sticchi inizia a dare segni di insofferenza, di ansia, il dott. Libetta, primario anestesista, lo deve addirittura soccorrere tanta è la sua tensione e la paura.

- Non dimenticherò mai tutti coloro che mi sono stati vicino in quei tragici momenti, afferma il signor Sticchi, in particolare il dott. Libetta, che mi ha aiutato tanto, confortandomi e incoraggiandomi.

La paziente esce dalla sala operatoria alle ore 18.00 dopo quasi dieci ore di intervento, il dott. D’Alessandris, primo operatore, è sfinito e cosi i suoi colleghi.

Dopo tanta sofferenza, iniziano ad arrivare i momenti felici, dopo solo tre giorni dall’intervento la signora Marina si alza dal letto e dopo una breve convalescenza viene dimessa. Oggi sembra un’altra persona, felice, fuori da quel tunnel di dolore che per tanto tempo l’ha resa immobile a letto. - Non finiremo mai di ringraziare il dott. D’Alessandris, il dott. De Gabriele, per quello che sono riusciti a ridarmi, sono due medici meravigliosi, sotto ogni aspetto.

Oggi, sono andato a sentire di persona il dott. D’Alessandris, per capire meglio l’intervento effettuato alla signora Lupo.

Dott. D’alessandris, ci può spiegare che cosa aveva la signora Lupo e cosa gli avete fatto:

La sig.ra Lupo era stata operata tanti anni fa di ernia del disco, e nel corso di questi anni aveva sviluppato una stenosi del canale cicatriziale, una donna piena di dolori perché il canale vertebrale si era ristretto, con sofferenza del sacco durale e delle radici nervose delle vertebre IV – V  L4 – L5  LS1.

Il nostro intervento è consistito nel rimuovere la stenosi cicatriziale, quindi nell’asportare le cicatrici. Si tratta di un intervento abbastanza pericoloso perché le stenosi cicatriziali hanno come caratteristica il fatto che non si riesce a capire più in corso d’intervento dove finisce la cicatrice e dove inizia l’elemento nobile della colonna vertebrale, cioè la dura madre e la radice nervosa perché si forma un tutt’uno indistinguibile. Quindi, è un intervento che ha notevolissimi rischi di procurare lesioni nervose proprio per questa conformazione amorfa della struttura da incidere e ripulire;  non è permesso il minimo errore. Ecco perché l’intervento ha richiesto un numero di ore elevato. Al momento l’intervento è riuscito, la signora ha ripreso a camminare e a riprendere la sua normale vita.

Dottore questo intervento permetterà una risoluzione parziale o totale dei problemi presentati dalla signora Lupo?

Questi interventi di norma non danno una restituzione completa e totale delle condizioni anatomiche e fisiologiche originarie, sono degli interventi che però danno notevoli benefici, primo fanno uscire dal tunnel del dolore questi pazienti, secondo, permette il ritorno di tutte quelle funzioni che fino a prima dell’intervento erano state abolite, e questo mi sembra un traguardo più che positivo. E questo mi viene confermato dai pazienti.

Dottore c’è la possibilità che queste cicatrici si riformino?

Una stenosi generalmente si riforma, perché la pulizia eseguita non è stata fatta correttamente, e completamente, o perché c’è un’instabilità del canale vertebrale che è possibile osservare durante l’intervento e correggere. Tutto questo non credo che si sia verificato, perciò ritengo che questa complicanza non debba presentarsi.

Dottore D’Alessandris, lei viene dall’ospedale di Tricase, come si trova  in questo ospedale?

Bene, davvero.

Che cosa le servirebbe per poter lavorare al meglio?

Questo è un ospedale che è stato abbandonato per molti anni, è inutile nascondercelo;  è un ospedale che a fronte di un bacino d’utenza molto vasto non è stato supportato da quegli organi di sorveglianza e potenziamento; per fortuna adesso le cose stanno cambiando anche se i tempi sono piuttosto lunghi e la burocrazia è quello che è. Certamente in questi ultimi due o tre anni c’è stato un’inversione di tendenza da parte della dirigenza della ASL e  si è ricominciato a credere e ad investire in questo ospedale. Se anche i cittadini, pure loro daranno una mano, pungoleranno i dirigenti sanitari, questo ospedale potrà riacquistare gli antichi fasti e una nuova credibilità. Certamente i tempi sono lunghi, gli investimenti corposi, anche perché bisogna recuperare anni e anni di arretratezza.

Per quanto riguarda me, devo dire sinceramente che da quando sono qui non mi è mai mancato nulla, prova ne è che  abbiamo potuto portare avanti, fra i primi in Italia, il discorso delle protesi di assistenza discale, tanto da poter organizzare un convegno di buon livello scientifico l’estate scorsa. Questo sta a significare che non è mancato il supporto tecnico da parte dei dirigenti dell’ASL. Bisogna continuare a credere, bisogna che ci vengano in aiuto altre forze giovani, c’è bisogno di altri medici, di un supporto tecnologico sempre al passo con i tempi; io dico sempre, non si può vivere  nel 2004  e pensare al 1700, sono due cose completamente diverse.

 

L'ingresso in Ortopedia Il Dott. Antonio D'Alessandris Il dott. Surrente La sig.ra Lupo prima dell'intervento I coniugi Sticchi, felici dopo l'esito positivo dell'intervento