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Impiantata per la prima volta nel Salento una protesi di gomito ad una anziana donna dagli ortopedici dell'ospedale di Casarano

di Enzo Schiavano, dal Nuovo Quotidiano di Lecce,  07/07/2005

 

 

Nuovo eccezionale intervento dei medici dell’unità operativa di Ortopedia del presidio ospedaliero “Francesco Ferrari”. Sabato scorso, l’equipe medica guidata dal dott. Antonio D’Alessandris ha effettuato il primo impianto di protesi di gomito del Salento. A beneficiare di questo nuovo apparecchio artificiale è stata una anziana paziente di Presicce che aveva perduto l’uso del braccio destro per via di una frattura non consolidata, verificatasi molti anni fa. Non è la prima volta che il dott. D’Alessandris effettua interventi innovativi di questo genere, dando un contributo decisivo al traguardo dell’eccellenza della struttura sanitaria casaranese.

Prima la “Kyphoplastica”, una tecnica di chirurgia ortopedica che cura le fratture vertebrali; poi l’impianto della protesi di caviglia, spalla, anca e ginocchio; oggi una nuova tecnica eccezionale è stata introdotta dall’unità operativa di Ortopedia del “Ferrari”, che si sta rivelando tra le più innovative della regione: l’impianto di protesi di gomito. L’intervento è consistito nell’impiantare una protesi a cerniera in grado di sostituire la normale articolazione, resa non funzionale da una vecchia frattura, avvenuta sette anni fa. L’anziana signora che ha subito l’intervento, attualmente ancora degente presso il “Ferrari”, ha il braccio libero dal gesso ed è già in riabilitazione.

Inutile descrivere la sua gioia e dei parenti per un risultato che innalza il livello della qualità della sua vita. “I problemi che abbiamo dovuto affrontare sono stati di vario tipo – spiega il dott. D’Alessandris – intanto, il reperimento di una protesi idonea, visto che questo tipo di chirurgia è poco frequente. Pensi che in Italia si montano solo poche decine di protesi di gomito ogni anno. Poi – prosegue l’ortopedico – l’individuazione anatomica del residuo di gomito, considerato che la paziente eseguiva il quarto intervento su quell’arto”. Bisogna sottolineare che prima dell’intervento, come spesso succede in questi casi, l’anziana signora aveva ricevuto diverse sollecitazioni a spostarsi verso strutture ospedaliere del Nord, a torto o a ragione considerate migliori delle nostre.

Si è, però, dovuta ricredersi perché ha verificato di persona l’alto livello di qualità raggiunto dalla sezione di chirurgia ortopedica del “Ferrari”. “Oggi la paziente è molto soddisfatta – prosegue il dott. D’Alessandris – sia per la fiducia concessaci che per il risultato ottenuto, che la libera dal dolore e le offre la possibilità di riavere un’articolazione perduta da oltre sette anni”. Viva soddisfazione hanno espresso anche i medici della U.O. Ortopedia e il Direttore Sanitario, dott.sa Gabriella Cretì, per “i traguardi di assoluta eccellenza raggiunti dall’Ortopedia del Ferrari”. “Credo di appartenere – conclude il medico – ad una delle pochissime unità operative italiane dove si protesizza spalla, gomito, anca, ginocchio, caviglia. Ciò mi riempie di orgoglio anche in considerazione del fatto che in questo modo si possono dare ai pazienti le giuste risposte al passo coi tempi”.

 

Il dott. Antonio D’Alessandris, originario di Castrignano del Capo, opera presso l’unità operativa di Ortopedia del “Ferrari” dal 2001 quando si trasferì dall’ospedale di Tricase. Nell’aprile del 2003 l’ortopedico fece parlare per la prima volta di se grazie ad una rivoluzionaria tecnica chirurgica per curare le fratture vertebrali, la “Kyphoplastica”, che consisteva nel cementificare il corpo vertebrale fratturato per via percutanea, senza antiestetici e dolorosi tagli, ma utilizzando due piccolissimi buchi. Diversi pazienti anziani, affetti da osteoporosi, sono guariti grazie a questa metodica che il dott. D’Alessandris ha appreso presso l’Università di Leida (Olanda). “E’ un metodo mutuato dall’ingegneria civile – spiegò una volta il chirurgo – che viene applicato alla colonna vertebrale come se fosse una colonna portante di un edificio”. Successivamente, cominciarono gli impianti di protesi in varie parti del corpo: caviglia, spalla, anca, ginocchio e gomito.