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Il presidente della Lega tumori intenzionato a lasciare il «Ferrari» e a trasferirsi fuori regione.

I malati si mobilitano. Mille firme per Serravezza.

Una petizione inviata a Nichi Vendola: «Lo hanno emarginato»
di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 01/06//2006

  

Oltre mille firme per cercare di trattenere il dottore Giuseppe Serravezza. L'iniziativa è dei pazienti seguiti dal presidente provinciale della Lega Tumori nel Day hospital oncologico del «Ferrari». I quali hanno scoperto che Serravezza avrebbe presentato domanda di trasferimento ad un ospedale specializzato lucano. Una decisione - a loro dire - motivata dalla scarsa attenzione riservata in questi anni dai dirigenti sanitari locali e regionali. Le firme raccolte saranno allegate ad una lettera da inviare al presidente della Regione Nichi Vendola. «Per noi - si legge nella lettera che accompagna la petizione - il dottor Serravezza rappresenta un insostituibile punto di riferimento ed è noto che per la riuscita di qualsiasi terapia è vitale il rapporto che si instaura tra medico e paziente e questo conta soprattutto per noi malati di cancro». E' una manifestazione di affetto e di fiducia incondizionata nei confronti di Serravezza, quella dimostrata dai suoi pazienti. «Il motivo di questa decisione, presa con estrema sofferenza da parte del dottor Serravezza - continuano i pazienti - è dovuto ad un inspiegabile ostruzionismo da parte dei responsabili della politica sanitaria salentina». In pochi giorni la mobilitazione dei pazienti, coordinata da Paola Valentini, ha portato alla raccolta di circa 1000 firme con le quali si chiede al governatore Vendola «un intervento tempestivo presso la classe dirigente e i politici salentini, affinché trovino al più presto una struttura adeguata che possa consentire a noi pazienti di affrontare le cure chemioterapiche in maniera dignitosa. E tra le tante problematiche di noi ammalati quella più urgente in questo momento è impedire il trasferimento del dottor Serravezza, mettendo in condizioni lui ed i suoi collaboratori di poter finalmente svolgere il loro importantissimo lavoro in modo per quanto possibile sereno, dando così la possibilità a noi pazienti di affrontare questa dura lotta contro la morte senza ulteriori tensioni». Si respira, entrando nel Day hospital oncologico del «Ferrari», un'atmosfera tesa. La si avverte dai volti preoccupati dei pazienti, nel caldo afoso delle due piccole salette dedicate alla chemioterapia e nel frenetico viavai di medici ed infermieri. Ma questo non impedisce ai pazienti di lottare per quello che definiscono il «loro» dottore. «Serravezza - dicono - ha in cura circa 3000 pazienti, ed è costretto a svolgere il proprio servizio, al quale ha dedicato tutto se stesso, in condizioni a dir poco precarie. Le promesse di migliori condizioni logistiche e di maggior personale orami non bastano più, anche perché si tratta di interventi a lungo termine mentre la nostra malattia non attende». Disporre di due sole stanze con un totale di 15 poltrone per la chemio, di contro alle 50 persone che quotidianamente debbono sottoporsi alla terapia, significa attendere il proprio turno per ore, in un'attesa che snerva e mortifica pazienti e personale sanitario. «Ciò è ancora più irritante - continuano - se si considera, che, al di là delle pseudo-soluzioni prospettate dai dirigenti della struttura, gli spazi necessari per migliorare le attuali condizioni ci sono». Certo i pazienti non si danno per vinti. Da un lato c'è chi è disposto ad incatenarsi al cancello e ad iniziare lo sciopero della fame, dall'altro chi si dice pronto ad organizzare autobus diretti alla nuova destinazione del medico pur di non rinunciare alla sua preziosa assistenza.