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Il "bisturi" d'eccellenza salva un bimbo.

Una rarissima malformazione su cui non si era mai intervenuti a Sud di Bari.
di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 06/06//2006

  

Un eccezionale intervento salva l'esistenza di un neonato, nato senza ano a causa di una rarissima malformazione. È successo a Casarano, presso il reparto di Chirurgia Pediatrica dell'ospedale «Francesco Ferrari», ed è la prima volta che un'operazione di questo genere viene effettuata a sud di Bari. Il piccolo, nato in un ospedale dalla provincia, era venuto al mondo con una fistola retto-uretrale; in pratica si tratta di una malformazione a causa della quale il sedere del bambino si presenta come se fosse quello di una bambola, liscio e privo dell'ano. In un caso come questo, infatti l'intestino è collegato non al retto ma alle vie urinarie, il che implica ovviamente infezioni e seri rischi per la vita di chi si trova in queste condizioni. Di qui la necessità di intervenire all'istante: il neonato è finito sotto i ferri dell'èquipe del dottor Sergio Rini, composta dai chirurghi Guglielmo Paradies e Luigi Liotta e dall'anestesista Oman Jacob, solo sei ore dopo essere venuto al mondo. Un intervento d'urgenza, che consiste nella creazione di un punto di contatto tra l'intestino e la cute del bambino (in pratica un piccolo ano artificiale sul pancino del neonato) per consentire al piccolo di crescere e nutrirsi normalmente, per poi intervenire in presenza di un fisico più robusto. E così è stato: la scorsa settimana l'èquipe è tornata al tavolo operatorio (presenti, stavolta, i dottori Paradies e Jacob e la dottoressa Anna Maria Corciulo) per operare di nuovo il bambino, che nel frattempo aveva raggiunto i sei mesi di età e i sei chili di peso e ha operato il bambino rendendolo uguale a tutti gli altri; l'intestino e gli sfinteri del bambino sono stati riposizionati al fine di avere un ano normale. «Adesso ha l'apparato rettale pronto – spiega il dottor Paradies - bisogna aspettare i tempi tecnici di adattamento e entro tre mesi si va a chiudere l'ano preter-naturale e ad attivare le normali funzioni». L'intervento, come si diceva, è difficile, anche perché la malformazione è estremamente rara: la sua incidenza è di un caso ogni 5.000 bambini nati vivi, come dire che in Puglia si verificano circa quattro casi l'anno. «E' un caso per il quale serve una chirurgia pediatrica di terzo livello – continua Paradies – come succede a Bari, dove viene eseguito solo nel Policlinico e presso il Giovanni XXIII. Io ho avuto la fortuna di eseguirlo insieme al suo inventore, il chirurgo pediatra messicano Peña, da cui questo tipo di intervento prende il nome». A questo punto ci sono buone possibilità per il bambino di condurre un'esistenza assolutamente normale, in nulla differente da quella di chi non ha mai avuto questo tipo di problemi. «La prognosi in questi casi non è semplice – spiega ancora il chirurgo – e dipende molto dal corredo di muscoli che ogni individuo ha, ma in linea di massima non ci sono più grossi problemi». Ma non si pensi che il lavoro dei dottori finisca qui: proprio la rarità e la delicatezza dell'intervento rende necessario un controllo periodico del decorso dell'operazione, almeno fino al settimo anno di vita del bambino. «Ho già detto ai genitori – scherza Paradies – che avremo occasione di conoscerci bene e per lungo tempo». Nel frattempo, il reparto di Chirurgia Pediatrica di Casarano ha avuto la soddisfazione di aver risolto un altro caso difficile, segnalandosi sempre di più come un centro importante per tutta la regione nella chirurgia dei bambini. Una soddisfazione che ovviamente si riflette nelle parole di Sergio Rini, primario del reparto. «Sono avvenimenti di grande livello che qualificano la struttura – afferma – teniamo conto che per un intervento del genere sarebbe stato come minimo fare 200 chilometri: ora, invece, Casarano è un punto di riferimento in questioni anche complesse come queste». Anche in base a queste valutazioni, Rini pone all'attenzione dell'opinione pubblica la necessità di investimenti in questo settore. «C'è la necessità assoluta della terapia intensiva neonatale – conclude – che darebbe tra l'altro al reparto la possibilità di affrontare i casi che hanno bisogno di essere seguiti in queste unità di super-assistenza. La direzione generale, fortunatamente, ha già dichiarato di voler intervenire in questo senso, ma ora è importante dare concretezza a questo impegno».E al direttore generale della ASL Le/2, Rodolfo Rollo, giunge conferma che l'Azienda investirà molto in questo settore. "La Chirurgia Pediatrica di Casarano - dice Rollo - è ormai a livelli altissimi. Quest'ultimo intervento conferma quanto è stato fatto in questi anni.Esprimo grande soddisfazione e l'impegno a far crescere l'offerta sanitaria  e dotare l'Azienda di reparti di eccellenza

 

 

Mille interventi l'anno di qualità crescente

Non c'è solo la «malasanità»: con circa 1.000 operazioni all'anno, un tasso di complessità negli interventi che cresce sempre di più e interventi difficili e delicati (quello della settimana scorsa non è che l'ultimo esempio), l'unità di Chirurgia Pediatrica del «Ferrari» si sta qualificando sempre di più come un punto di eccellenza del sistema sanitario regionale. L'èquipe del dottor Rini era finito sui giornali già nel 2005, con un altro intervento delicatissimo eseguito da Paradies: un caso di ipospadia, ovvero di pene estremamente ridotto, tanto che erano stati necessari accertamenti cromosomici per stabilire l'effettiva identità di genere del neonato. L'operazione anche in quel caso andò a buon fine, restituendo al bambino un apparato genitale maschile normale ed è stato studiato come caso eccezionale nel congresso della Società italiana di chirurgia pediatrica, tenutosi a Riccione lo scorso anno. Ma anche un altro difficile caso di duplicazione del duodeno, occorso ad una neonata di Ruffano e l'asportazione di tre neoplasie alla mammella su altrettanti bambini sono stati oggetto di discussione nei congressi nazionali del settore. In questo campo, insomma, il «Ferrari» fa scuola, anche se sul futuro pesa un punto interrogativo: con il pensionamento del primario, infatti, i medici in forza all'unità di Chirurgia Pediatrica scenderebbero a cinque, mentre un reparto con venti posti letto e una tale mole di lavoro complesso avrebbe bisogno di sette unità qualificate, per continuare ad essere un punto di riferimento per le patologie di tanti bambini del territorio.