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Claudio Bastianutti, per la prima volta dopo la tragedia di Sharm, si apre ad un cronista. E spiega la Fondazione che porta il nome delle figlie
«Così la morte di Paola e Daniela non sarà inutile»
I 400mila euro del risarcimento serviranno a creare una casa-famiglia per bambini senza genitori
«Comune, Regione e Prefetto sono stati subito disponibili; la Provincia si è dimostrata meno interessata»

di Danilo Lupo e Antonio De Matteis dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 21/05//2006

  

Sulla scrivania dello studio di casa Bastianutti c'è una fotografia che ritrae Paola e Daniela. Una ha il cappello della laurea, l'altra gli occhiali da sole, sorridono verso l'obiettivo pochi giorni prima della vicenda che interromperà le loro vite. È a loro, più che al cronista, che Claudio Bastianutti racconta la sua idea. Con gli occhi rivolti alle due ragazze sorridenti, nella villetta per la prima volta riaperta ad un giornale dopo i drammatici fatti del luglio scorso, spiega che lui e sua moglie hanno costituito la Fondazione Paola e Daniela e useranno i 400.000 euro di risarcimento avuti dallo Stato per creare una casa-famiglia per bambini senza genitori.  «Significherebbe non rendere inutile la morte di due ragazze – spiega – e darebbe anche a me e a Laura un motivo per andare avanti». Professor Bastianutti, perché questa idea? «Esiste un fondo che aiuta i superstiti delle vittime del terrorismo. In Sicilia dopo l'attentato di Sharm due bambini hanno perso i genitori: in quel caso l'aiuto dello Stato serve a garantire un futuro. Ma io e mia moglie abbiamo uno stipendio che ci permette una vita decorosa, non abbiamo grilli per la testa e rinunciare a quei soldi voleva dire farli restare nelle casse dello Stato. Accettarli per noi vuol dire utilizzarli per aiutare qualcuno che ne ha bisogno». Anche a creare uno scopo alla vostra vita? «Io spero che si possa raggiungere innanzitutto l'obiettivo di portare aiuto, che significherebbe non rendere inutile la morte di due ragazze. Noi però avevamo impostato tutta la nostra vita sulla famiglia, se possiamo crearci uno scopo per cui alzarci la mattina è anche meglio». In un caso del genere la reazione più ovvia sarebbe la rabbia, voi invece date una risposta differente. «Si parte dalla convinzione che non possa succedere a te, poi all'improvviso diventi attore di una situazione che non avresti immaginato neanche nei tuoi incubi peggiori. A quel punto o ti infuri, prendi una pistola, investi il marocchino che ti lava i vetri, istituisci un Klu Klux Klan, oppure l'accetti così come ti è successo. Quello che mi ha aiutato moltissimo e mi ha dato la forza per andare avanti è stata la fede: se non l'avessi avuta magari sarei diventato io un terrorista internazionale». Perché una casa-famiglia per bambini senza genitori? « L'unica cosa che ritengo di saper fare è il genitore: io ero orgoglioso delle mie figlie, non avrei voluto cambiare niente di quello che erano e anche loro erano contente sia di me che di Laura. Ora posso essere un genitore, un padre, a questo punto putativo». Come si è passati dall'idea alla pratica? «Mi son rivolto al Prefetto Gianfranco Casilli, persona di sensibilità unica. Tramite lui c'è stato il contatto con le istituzioni: il sindaco di Casarano e il presidente della Regione Puglia sono stati subito disponibili, la Provincia di Lecce, con l'assessore Salvatore Capone, ha mosso una serie di richieste, diverse dallo scopo che volevo raggiungere». La sede sarà nell'ex lazzaretto, l'edificio vicino alla chiesa di Casaranello? «E' una proposta arrivata dal Comune, che consentirebbe alla Fondazione di avere una sede e alla città di recuperare uno stabile che è vicino al monumento più importante di Casarano. Il sindaco sta facendo tanto e anche consiglieri e assessori hanno dichiarato la loro disponibilità; si tratta solo di trovare la forma, i modi ed i tempi giusti per agire». Se questi tempi dovessero allungarsi, cosa succederebbe? «Che me ne vado da Casarano: in un altro comune o magari all'estero, nel terzo mondo.  Casarano è il posto dove sono nato e cresciute le mie figlie, la terra alla quale sono affezionato, ma la fede nella quale credo io non è quella dei cognomi ma quella dei nomi propri, non è di stato sociale ma di popolo, non è di razze ma universale, quindi qualsiasi posto sulla terra dove c'è bisogno di aiuto a me sta bene». Quanto costa un progetto del genere? «Il recupero di quello stabile, da calcoli molto approssimati, costa tra 350 e 400mila euro; una volta avviata, la casa-famiglia in un anno costa all'incirca la stesa cifra, visto che il mantenimento di una struttura con dieci bambini comporta tra i 30 e i 35mila euro al mese». Cosa possono fare le istituzioni per la Fondazione Daniela e Paola? «La Regione può aiutarmi a limitare i tempi dei riconoscimenti, darmi le indicazioni giuste per non allungare la burocrazia. La Provincia potrebbe avere un interessamento maggiore, nelle forme che crede più consone, visto che dopo il primo contatto non ha più dimostrato interesse alla cosa. C'è però una cosa importantissima da aggiungere: se qualcuno volesse utilizzare la Fondazione per una visibilità politica, io non accetterei mai nulla, anzi diventerei un cane mastino». Infine, cosa possono fare i comuni cittadini? «Questo è il progetto di una casa-famiglia e in una casa c'è bisogno di tutto, dal mantenimento economico, all'istruzione, al gioco. Qualsiasi cosa è bene accetta: volontariato, derrate alimentari, contributi economici, tempo libero. Confido molto nella grande disponibilità che tutti hanno dimostrato prima e continuano a dimostra ora»

 

Nove mesi per far nascere, dalla tragedia, la solidarietà. Nel luglio scorso a Sharm-El-Sheikh le bombe del terrorismo islamico uccisero sei italiani, tra cui Daniela e Paola Bastianutti, le due sorelle di Casarano volate in Egitto in viaggio-premio per la laurea della più piccola. In quell'occasione fu grande la commozione di tutta Italia e altrettanto grande il riserbo della famiglia, che oggi però intende dare un senso a quel sacrificio. A dar vita alla neonata Fondazione Onlus «Paola e Daniela» e a intitolarla alle due uniche figlie sono stati l'8 di maggio i genitori delle due ragazze, Claudio Bastianutti e Laura Pizzileo (soci fondatori), insieme al fidanzato di Paola, Stefano Mastrobisi nonché allo zio e al cugino delle due ragazze, Antonio Pizzileo e Vincenzo Marrella. Ma non solo: nel consiglio d'amministrazione della Fondazione rientrano due altri componenti, che vengono indicati dall´Ufficio servizio sociale minorenni di Lecce. È una scelta dei coniugi Bastianutti, fatta per assicurare alla Fondazione un nucleo cementato dai legami familiari, ma anche la competenza di esperti nella tutela dei minori. Scopo principale della Fondazione Onlus (ovvero «Organizzazione non lucrativa di utilità sociale») è l'istituzione di una casa-famiglia, nella quale ospitare da 8 a 10 bambini orfani, che hanno i genitori in carcere o per i quali è stato disposto l'allontanamento dalla famiglia di origine. I costi sono alti, perché la legge dispone la presenza di un medico, uno psicologo, un cuoco, un autista e non meno di nove educatori nelle 18 ore diurne e un attendente nelle 8 ore notturne, oltre agli ovvi costi di vitto e dei consumi. Alla Fondazione i Bastianutti hanno già conferito 100.000 dei 400.000 euro ricevuti dallo Stato come risarcimento (gli altri 300.000 verranno usati per il primo anno di attività) e sperano in contributi e convenzioni con i Comuni che consentano di proseguire il progetto. Per sostenerlo si possono versare contributi e donazioni sul conto 2006 della Bpp con sede in piazza Indipendenza a Casarano.