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DOLMEN, MENHIR E MEGALITI SALENTINI: ORA C'E' UN CENSIMENTO

di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 08/03/2006

 

 

Dolmen, menhir e megaliti salentini censiti all'interno del sito dell'architetto casaranese Pino De Nuzzo ( http://www.pinodenuzzo.com/pietre/index.htm). Il censimento, frutto di un decennale lavoro di ricerca, è una sorta di cantiere aperto: chiunque può segnalare nuovi ritrovamenti, contribuendo all'aggiornamento dell'elenco. Basti pensare che si partì dai 37 menhir riportati da alcune fonti, arrivando ai 152 attualmente censiti. Sono 42, invece, i dolmen schedati. Per ogni megalite catalogato sono indicati una serie di dati e, là dove è possibile, ci sono delle foto. Il censimento annovera anche dolmen e menhir ormai scomparsi, in modo tale da conservarne la memoria storica. Fondamentale per la stesura dell'attuale catalogo è stato il contributo di appassionati e studiosi che, venuti a conoscenza dell'iniziativa di De Nuzzo, hanno puntualmente segnalato ogni rinvenimento. «Si tratta - dice De Nuzzo - di un lavoro di segnalazione, censimento e catalogazione, fatto gratuitamente ed a nostre spese, nella totale indifferenza da parte delle istituzioni, che dovrebbero almeno provvedere alla tutela di questo patrimonio». Il fiore all'occhiello del sito, e motivo di vanto per De Nuzzo ed i suoi collaboratori, è la pagina curata dal professore Paolo Malagrinò ed intitolata «discussione ed analisi sul megalitismo». Malagrinò, originario di Taranto e da molti anni impegnato in ricerche sul territorio pugliese, è autore di pregevoli saggi sul megalitismo. All'interno del sito, inoltre, è stato di recente attivato un tavolo aperto di discussione. Ma perché occuparsi di queste vecchie «pietre»? Perché attraverso esse è possibile tracciare la storia remota e non scritta della nostra terra. Una delle più interessanti ed «ardite» ipotesi a questo proposito è relativa ad antichi legami, individuati dal giovane ricercatore magliese Oreste Caroppo, tra il Salento e l'arcipelago maltese nell'età del bronzo, prima ancora dell'avvento dei messapi. «Nel Salento - dice Caroppo sulla base di alcune singolari analogie tra il megalitismo salentino e quello maltese - potrebbe trovarsi la soluzione di uno dei più grandi misteri della storia del Mediterraneo arcaico: l'estinzione della civiltà dei templi di Malta». Dietro la semplicità dei megaliti salentini, ipotizza Caroppo, si celerebbero genti evolute e ben organizzate, protagoniste nell'età del bronzo dei traffici commerciali nel cuore del Mediterraneo, e che, «armate con spade di bronzo e alabarde di rame, non disdegnavano certo la guerra di rapina e di conquista»