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Dott. Giuseppe Serravezza

Troppo scomodo per troppi.
di Flavia Serravezza, 26/05//2006

   flavia.serravezza@libero.it

Dopo aver letto l’articolo del Nuovo Quotidiano di Puglia sul dott.Serravezza e il “caso Oncologia” dell’ospedale di Casarano, mi preme contestualizzare la notizia, che sembra essere saltata fuori dal nulla. Già perché la stampa si sveglia solo a giochi fatti, quando da rischiare c’è poco. E dopo che qualcun altro, ha già fatto il primo passo. Il disagio perenne in cui i pazienti dell’Oncologia di Casarano sono costretti a vivere non è una novità. Sono dovute arrivare le telecamere di Raitre per far allarmare la stampa salentina? Forse si, forse no. C’è chi non ha parlato, chi ha preferito definire come “missionarismo” il lavoro di un medico che da anni si batte per pretendere servizi-base per i suoi pazienti, chi ha preferito pubblicare articoli celebrativi di venditori di fumo. Nessuno ha tentato di approfondire il problema, andando a sentire le voci dei pazienti, senza dare la caccia alle amministrazioni che, si sa, attraverso la stampa riescono sempre a salvare “la faccia”. Inchieste, denunce, non hanno portato da nessuna parte in tanti anni.

Il dott.Serravezza non ha mai avuto bisogno di una vacanza, credetemi. Non è un pazzo. Ma se chi scrive sui giornali, ogni tanto, avesse il coraggio di alzarsi dalla scrivania e di andare a verificare di persona la situazione in cui vessa il reparto di Oncologia di Casarano, forse avrebbe scelto altri toni. Se un medico decide di “abbandonare” più di 3000 pazienti, non è un folle. È solo consapevole di essere un rischio per loro. In quelle condizioni lavorative, qualsiasi medico lo sarebbe. I malati di tumore non sono pazienti qualsiasi e hanno diritto di essere curati in tempi e condizioni decenti. Per chi non avesse mai visto il reparto di Oncologia di Casarano, provo a farne io una breve descrizione: pazienti costretti nei corridoi a mo’di campeggio, nelle stanze di day- hospital sono presenti pochissimi posti e gli infermieri devono fare lo slalom in spazi ristrettissimi spesso obbligando i familiari ad uscire. Il sovraffollamento porta medici e infermieri a non usare spesso quel supporto psicologico indispensabile per i pazienti malati di tumore, perché altri attendono alla porta e ogni minuto è fondamentale. Per non parlare del servizio di assistenza domiciliare, che per l’amministrazione ospedaliera, non è altro che un servizio fuori-legge. Un modello di “continuità di cura” che è riuscito ad assistere a domicilio 650 malati terminali nel 2005, grazie a tre équipes medico-infermieristiche, con psicologo e volontari a supporto, finanziate dalla Lega contro i Tumori di Lecce. Un servizio, ripeto, fuori-legge per l’amministrazione ospedaliera. Il dott. Serravezza non è il primario del reparto e non ambisce ad esserlo. Gli importa solo che chi di dovere si occupi di mettere a disposizione dei pazienti gli spazi e i posti che sono le basi di un sevizio pubblico ospedaliero. Dopo più di 10 anni di battaglie, alle promesse delle amministrazioni sui giornali non ci crede più nessuno. Soprattutto perché parlano alla stampa e non ai diretti interessati! Poi in un articolo ci può essere il “sindaco che dice di andare a controllare di persona”, la Provincia che si “prepara a fare qualcosa”, la Regione che si preoccupa della “brutta figura” su Raitre. Tutto si risolve, però, da più di dieci anni, in una bolla di sapone.

Le immagini che Riccardo Iacona ha mostrato nella sua inchiesta-denuncia su Raitre parlano chiaro. Il giornalista si prepara a tornare, probabilmente negli stessi luoghi, a vedere cosa è successo. Rischia di non trovarci il suo “vecchio protagonista”. Troppo scomodo per troppi.

 

P.S. Chi scrive è la figlia del dott.Serravezza, che da anni vive a Firenze ma è ben consapevole non solo dei disagi lavorativi di un medico, ma soprattutto della precarietà dei servizi che causano l’indignazione dei tanti “pazienti speciali”, quelli che lottano ogni giorno per cercare di sopravvivere dignitosamente. Mi assumo la piena responsabilità di queste parole che sono frutto della nausea per una situazione che è sotto gli occhi di tutti da troppi, troppi anni.

 

E alla fine è sempre colpa della stampa!
Quale meraviglia (non fosse altro per l'insospettabile mittente) nell'apprendere che la grave situazione nella quale da anni versa l'ambulatorio di Oncologia del Ferrari è causata dalla "stampa salentina" e da "Nuovo Quotidiano di Puglia" in particolare. 
 
Di certo non è stata la presenza della Rai ad originare i miei articoli (e poi Iacona mica è arrivato a Casarano spinto dal vento, qualcuno lo avrà pur chiamato!) quanto alcune sollecitazioni giuntemi dagli stessi pazienti (non dai medici) che ben conoscono, così come tutti ( politici e non, in città e non solo) la situzione di Oncologia.
 
Malgrado ciò, se c'è qualcuno che si è scomodato per andare a sentire le voci dei pazienti, ed anche del personale, sono stato proprio io mentre altre testate hanno preferito tacere ed altre ancora (vedi il Corriere del Mezzogiorno) addirittura elogiare la direzione aziendale per la scelta di Casarano quale secondo polo oncologico della Provincia.
 
Solo Quotidiano è andato a vedere quali conseguenze tale scelta avrebbe avuto sui 3.000 pazienti "che hanno fatto dell’ambulatorio del dottor Giuseppe Serravezza un insostituibile punto di riferimento" (giusto per autocitarmi).
 
Mi trovo, tra l'altro, in difficoltà ed anche in imbarazzo nel dover spiegare il contenuto dei miei articoli (nemmeno fossero strofe di Dante!): è del tutto ovvio come non mi sia permesso di criticare il dottor Serravezza per le sue "ferie" (l'ho, infatti, definito, a giusta ragione, "apprezzato medico Casaranese" violando volentieri la saggia regola che invita ad evitare un'eccessiva aggettivazione nella prosa) . Mi sembra abbastanza chiaro come tali "ferie" altro non siano che una sdegnata reazione alla situazione venutasi a creare: se ciò non è emerso dal contenuto dell'articolo chiedo scusa con l'interessato e con i lettori.
 
Noi della stampa, o almeno noi di Quotidiano, non ci "svegliamo solo a giochi fatti, quando da rischiare c’è poco", ma più semplicemente quando c'è una notizia o qualcuno ha la bontà di segnalarcela: i pazienti di oncologia, al contrario dei medici, lo hanno fatto e noi siamo arrivati cercando di descrivere la situazione venutasi a creare: altro potere non abbiamo se non quello di raccontare, le decisioni le assumono altri ed a questi sarebbe meglio indirizzare gli strali polemici (anche se è di certo più facile  prendersela con la stampa).
 
P.S.: Ho violato anche un'altra saggia regola: quella di non rispondere alle critiche per non alimentarle. L'ho fatto solo per il rispetto verso i malati di Oncologia ed il dottor Serravezza, il cui impegno e la cui passione non credo possano essere messe in discussione da alcuno. 
 

Mauro Stefàno

mauro.stefa@alice.it

 

 

28/05/06 Nessuno ha mai detto che la stampa sia responsabile della situazione in cui versa il reparto di Oncologia del Ferrari di Casarano. Nè tantomeno ho puntato il dito contro il Nuovo Quotidiano di Puglia. Demonizzare la stampa e il suo articolo, non era la mia intenzione. Quello che mi premeva era "contestualizzare" una notizia che quasi nessun giornale ha trattato e che, per questo motivo, sembra essere "saltata fuori dal nulla". Quando parlo di chi ha preferito tacere o di chi ha scelto invece di definire "missionarismo" il quotidiano lavoro di un medico, lei sa bene a chi mi riferisco (altrimenti le fornisco io gli articoli). Ma ci tengo a precisare di aver preso spunto dal suo articolo per fare chiarezza in un momento in cui i fatti in questione vengono riportati a metà, mentre qualcuno parla senza ascoltare i diretti interessati (e non vuole essere un monito per il suo articolo). Mi riferisco a chi sceglie di celebrare come una vittoria le decisioni e le promesse campate in aria degli amministratori ospedalieri. Perchè lei sa bene che la situazione è in sospeso da più di dieci anni. Non accuso il Nuovo Quotidiano di Puglia (che, come dice lei, è uno dei pochi ad essersi occupato del problema), ma chi si fa complice e strumento della diffusione di "bolle di sapone". E'ovvio che non è la stampa a prendere le decisioni, ma se c'è chi tenta a tutti costi di pilotarla, un pò di importanza ce la dovrà pure avere. Riportiamo i fatti così come stanno e lasciamo che siano i cittadini a scegliere da che parte stare: questo era il mio messaggio. Se sono stata fraintesa, chiedo pubblicamente scusa a lei e al suo giornale. Ma non parlo da sprovveduta, anche perchè nella stampa ci lavoro e ne conosco i meccanismi. Nessuno vuole che si celebri il lavoro di un medico (mi riferisco alle sue "aggettivazioni") ma che si denunci una situazione, un problema e che tutto venga spiegato nella sua completezza. Il lettore attento poi saprà trarne le considerazioni più opportune.
Buon lavoro
Flavia Serravezza