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Filanto: licenziamenti... congelati

 

 

 

 

Di Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it

Da "IL GALLO" edizione del  29 Settembre /12 Ottobre

 

A parlare della crisi FILANTO, che a Casarano ha tenuto banco nelle ultime settimane, il rischio di apparire populisti è veramente forte. Ci fu un applauso alle 14.00 del 21 settembre scorso nell’aula consiliare del Comune di Casarano; un applauso liberatorio che volle, con il suo fragore, allontanare gli spettri di tanti licenziamenti e tante notti insonni passate a cercare di che tirare avanti.

Ci vuol poco ad apparir populista ed a spender parole di gioia per un’altra vittoria sindacale; ci vuol poco ma in molti non ci riescono. Quel che a Casarano è andato in onda giorni fa, ha tutti i contorni della pantomima fra Mike e Loretta Goggi a Miss Italia, con l’unica differenza che al posto di un pubblico assonnato ed annoiato qui c’erano degli operai veri, che veramente non dormivano la notte perché veramente rischiavano di perdere il proprio posto di lavoro.

 

Il tutto comincia quando il Gruppo FILANTO, che per questioni di “ingegneria contabile” si divide in più parti ed assume nomi diversi, comunica la propria intenzione di licenziare un certo numero di operai. 140 qui, 125 lì, 40 colà, per un bel totale di 305 più 120 di cui non è ben chiaro il futuro. 400 o forse 500 operai, tanto che fa, un centinaio di famiglie potenzialmente rovinate in più o in meno cambia poco; l’importante è che siano un bel numero.

Eh sì, perché qui i numeri sono importanti, i numeri muovono le masse e i prodi sindacati solo così intervengono con più tempestività. Sempre tenendo sulla graticola tutte queste famiglie, l’Azienda dà ampia spiegazione sui motivi di questa decisione che sembra oramai ineluttabile ripetendo l’omai nota giaculatoria del “settore in affanno con il conseguente calo della produttività dovuto alla concorrenza sleale dell’oriente” e via così.

 

Passano quindi pochi giorni conditi da dichiarazioni rilasciate un po’ da tutti e che hanno fatto la felicità della stampa locale. E le famiglie? Sempre con la paura e l’insonnia notturna. Tutto ciò sino al grande giorno; sino a quando centinaia di operai, sempre più giustamente “incazzati” ma ora capeggiati dall’onorevole DS Teresa Bellanova, sempre presente soprattutto quando c’è in giro qualche giornalista, muovono marciando verso il Palazzo di Città occupandolo pacificamente sino ad una ritrovata soluzione. E la soluzione arriva, con un colpo di teatro degno del miglior Pirandello, arriva il salvatore impavido, questa volta interpretato dal vice presidente regionale Sandro Frisullo che solennemente dichiara: “i soldi ci sono (tanto non son mica suoi), serve solo una progettualità”. Cosa sia poi questa progettualità, in realtà in pochi l’hanno capito; forse l’ennesimo studio, l’ennesimo progetto, l’ennesimo PIT ; quel che c’è di buono (e che ha fatto finalmente gioire i poveri operai, spettatori e vittime al tempo stesso di questa farsa) è che l’Azienda ha deciso di “congelare” i licenziamenti. Una boccata di ossigeno quindi quel che assicura la Regione, un po’ di ossigeno che serve ad allungare un’inesorabile agonia ma che però strappa applausi verso tutti gli attori in scena: i sindacati battaglieri, l’onorevole capo-popolo, il Sindaco preoccupato e l’impavido salvatore.

 

Ad incassare al botteghino, ancora una volta, il Gruppo FILANTO che, se pur non sul palco a ricever applausi, ringrazia sentitamente e va via. Al termine della tragi-commedia però, per molti è il momento di riflettere. Riflettere sul fatto che i soldi (quelli di tutti) arrivano sempre alle Aziende che già sono grandi, a quelle che hanno la forza di aprire fabbriche a migliaia di Km dal Salento e che, seguendo la logica storica dei mercati si de-localizzano.

Si riflette sul fatto che questi politici, invece di elargire soldi (non propri) a chi è già ricco, potrebbero ad esempio mettere tutte le altre piccole e medie imprese nelle condizioni di produrre lavoro, quelle imprese che non possono o non vogliono andare all’estero, che hanno la Finanza che, mai come in questo periodo, gli conta le virgole nei bilanci, che non hanno le banche compiacenti, che non hanno i sindacati pronti a scender in piazza e che, quando licenziano perché gli “studi di settore” hanno stabilito per loro i loro guadagni, nessuno si occupa ne di loro ne dei loro lavoratori licenziati.

 

Per ora però il problema è risolto e gli operai, uniche vere vittime di questi giochini, possono tirare un sospiro di sollievo. Per i lettori l’invito di ritagliare questo articolo e conservarlo sino al prossimo cambio stagione; cambieranno i numeri e forse i nomi, ma purtroppo non cambierà la trama della storia, si potrebbe rilegger questo articolo e magari avere più spazio sul giornale per parlare di Miss Italia.

 

 

 

 

 

 

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