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Shabana è in città presso la Fondazione Daniela e Paola per la sua convalescenza

 

 

 

Di Alberto Nutricati

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/02/2008

 

Shabana ha occhi grandi e vispi, che si guardano attorno con quella curiosità tipica di una bimba di tre anni.
Si è subito ambientata la piccola afghana giunta venerdì scorso a Casarano, dove trascorrerà i prossimi mesi, ospite della Fondazione «Daniela e Paola». La piccola, che si è rivelata ghiotta di riso e con una propensione all’ordine, ha voluto personalmente sistemare i propri vestitini nella sua cameretta e ha già imparato qualche parola in italiano.
Dopo che al suo arrivo a Roma era stata accolta da una delegazione ufficiale, forse Shabana non si aspettava che ad attenderla, questa volta, ci sarebbero stati i suoi coetanei del Comprensivo IV polo. La festa che i bimbi le hanno dedicato è stato un momento di arricchimento reciproco, poiché i piccoli alunni della scuola dell’infanzia hanno avuto modo di prepararsi all’appuntamento, “scoprendo” una cultura diversa, ma non per questo irrimediabilmente lontana.
«Con te faremo un grande girotondo», «vogliamo giocare con te», «è bello averti tra noi», «benvenuta in mezzo a noi» sono solo alcuni dei messaggi che i piccoli casaranesi hanno voluto rivolgere a Shabana.
Ad un giorno dal suo arrivo, la piccola ha già preso confidenza con la struttura che la ospiterà sino a quando, assistita dai medici di chirurgia pediatrica del «Ferrari», non terminerà il periodo di convalescenza e potrà tornare a casa.
In un certo senso, però, Shabana è già a casa. L’accoglienza che le hanno riservato i bambini del IV Polo, Claudio e Laura Bstianutti e le operatrici della casa famiglia ha fatto sì che la bimba trovasse, sin dal suo arrivo, un ambiente ricco di attenzione, premura, ma soprattutto di amore.
Nella storia e sul volto di Shabana si leggono le tracce di un passato di sofferenza, segnato dalla malattia e dalla guerra, ma anche la speranza di un futuro migliore, quel futuro verso cui guardano con spensierata ingenuità i grandi occhi con cui Shabana scruta il mondo che la circonda.
Si può rispondere all’odio con l’amore ed alla sofferenza con l’accoglienza? No, secondo la logica di una società votata all’egoismo e al dominio sulla natura e sugli altri. La fredda logica umana, tuttavia, sembra perdere la sua rigida consequenzialità semplicemente guardando nel blu degli occhi di Shabana e nel cuore di chi l’ha accolta a braccia aperte ed è pronto ad accogliere quanti, come lei, avranno bisogno di affetto.
 

 

 

 

 

 

 

 

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