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 Casarano

Tredici arresti fra Casarano, Taurisano e Collepasso. Dopo quattro anni di indagini carabinieri scoperchiano la centrale del traffico di cocaina

Decapitata la cupola dello spaccio

 

 

Di Gianfranco Lattante

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 01/02/2008

 
Sgominata la nuova «cupola» dello spaccio di cocaina. Una organizzazione a gestione familiare. Con le mogli pronte a dare una mano ai consorti nella gestione dello spaccio, nei rapporti con i tossici e nella custodia della droga. La «cupola» è crollata sotto la raffica di arresti eseguiti all’alba dai carabinieri: in dodici sono stati accompagnati dietro le sbarre; una donna è ai domiciliari; un solo destinatario dell’ordinanza risulta irreperibile e nei suoi confronti l'autorità giudiziaria potrebbe emettere un provvedimento internazionale. «E’ un’associazione senza collegamenti mafiosi - spiega il procuratore aggiunto Cataldo Motta - ma assai attiva nello spaccio di droga». Cocaina ed eroina faceva «girare» fra Casarano, Torre Mozza, Torre San Giovanni, Parabita e Racale il gruppo capeggiato da Massimo Antonio Giorgino, 42 anni, di Casarano. La sua, come spiegano gli investigatori, era «un’associazione per delinquere finalizzata  al traffico illecito di sostanze stupefacenti, strutturata in maniera piramidale e verticistico, in cui ogni associato aveva un compito specifico». L’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Casarano, diretta dal capitano Dario Vigliotta , ha preso le mosse alle fine del 2003 dopo l’arresto di Attilio Gerundio, fino ad allora ritenuto il referente del traffico di cocaina nella zona. Il vuoto, seguito alla sua detenzione, sarebbe stato colmato subito. E la rete dello spaccio si sarebbe ricostruita proprio attorno alla figura di Massimo Giorgino. Quattro anni di indagini hanno permesso di ricomporre l’intera struttura del gruppo a cominciare dai due presunti luogotenenti: Tommaso Stefano, 36enne, e Pasquale Falcone, 52 anni, entrambi di Casarano, «erano gli unici del gruppo ad avere un contatto diretto con Giorgino al quale dovevano rendere conto del loro operato, di quello degli altri associati e degli introiti relativi allo spaccio di droga». Lo smercio al minuto delle dosi sarebbe stato affidato ad una schiera di spacciatori. Ne avrebbero fatto parte: Cosimo Pagliolonga, 54enne, pensionato, di Collepasso; Luigi Rizzello, 43enne, ambulante di Taurisano; Antonio Perrone, 48enne di Casarano; Claudio Del Nilo, 36enne, autotrasportatore di Taurisano; Michele Palumbo, 36enne operaio di Casarano; Fabio De Masi, 30 anni, di Casarano. Del gruppo avrebbe fatto parte anche Tristano Malagnino, 36 anni, meccanico di Casarano: avrebbe avuto il compito di custodire la droga nella sua officina dove sarebbe stata preparata in vista dello spaccio e «assaggiata » per verificarne la qualità. Fra i destinatari dei provvedimenti restrittivi ci sono anche tre donne (del loro ruolo riferiamo nel pezzo accanto). Lucia Domenica Zampilli, 40enne, castalinga di Casarano, moglie di Giorgino, è stata accompagnata in carcere insieme con Lucia Perrone, 46 anni, di Casarano, convivente di Falcone. Domiciliari per Catia Borgia, 48enne, di Casarano, moglie di Michele Palumbo. Determinanti nelle indagini sono state le dichiarazioni rese dai tanti tossicodipenti. Sono stati loro a fornire quelle indicazioni utili a decriptare il linguaggio in codice utilizzato da spacciatori e clienti per accordarsi nella cessione della dose. La cocaina sarebbe stata indicata con i termini più fantasiosi. Quando si parla di «mezza birra» o di «mezzo caffè» si indica il quarto di grammo di cocaina; con «birra» si indica il mezzo grammo; con «caffè intero» il grammo pieno. Ma nel corso delle conversazioni la cocaina sarebbe stata indicata anche in altri modi: sigarette, benzina, pomodori, pizza e carne. L'eroina, invece, è sempre la «nera». Oltre agli arrestati ci sono altri sei indagati. Per tre di loro (fra cui un’altra donna) l’arresto non è stato concesso. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Nicola D'Amato. I provvedimenti restrittivi, emessi dal gip Vincenzo Scardia.

«Ora siamo tutta una cosa»

Nelle intercettazioni l’evoluzione delle alleanze

«Vai da Tommaso... o Pasquale... che è tutta una cosa adesso». In queste parole pronunciate da Massimo Giorgino ed intercettate dai carabinieri, vi sarebbe la conferma - secondo il procuratore aggiunto Cataldo Motta - del vincolo associativo fra gli indagati. Il magistrato ha sottolineato anche la capacità del gruppo di piazzare sul mercato numerose dosi di sostanza stupefacente. «Soprattutto di cocaina - ha spiegato - il cui consumo è in aumento in maniera notevolissima». E’ in calo, invece, il costo di una dose. Il quartino, cioè la dose standard, si aggira intorno ai 25 euro. «La cocaina - aggiunge il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Filippo Calisti - è facile da procurarsi sul mercato». E’ in calo, invece, l’uso di eroina. Nell’indagine sono state utilizzate anche le dichiarazioni di alcuni pentiti. All’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare ha preso parte anche il Nucleo elicotteristi con il tenente colonnello Francesco Terrone.

DI RILIEVO IL RUOLO FEMMINILE

E la donna del capo impartiva le regole ai gregari del gruppo

Uniti nella buona e nella cattiva sorte. Fino alle manette. Con l'accusa di aver dato una mano ai mariti e al convivente nella gestione degli affari di droga, tre donne hanno ricevuto un provvedimento restrittivo. Dietro le sbarre è stata accompagnata anche la moglie del capo. Lucia Domenica Zampilli, insieme con il marito Massimo Giorgino, è stata tirata giù dal letto dai carabinieri. Per lei custodia in carcere perché avrebbe partecipato assiduamente alle attività illecite del gruppo. Non si sarebbe limitata a vestire i panni della moglie del capo, ma gli investigatori che hanno intercettato le sue conversazioni e documentato i suoi spiegamenti, ritengono che sia stata anche il più fidato dei collaboratori del capo. La Zampilli si sarebbe imposta anche sui presunti luogotenenti. Con tono autoritario e usando il gergo convenzionale avrebbe impartito ordini e dato disposizioni in merito alle attività di spaccio di sostanze stupefacenti e al modo in cui i "fornitori" si sarebbero dovuti comportare con i clienti. Avrebbe affiancato il marito anche negli spostamenti per trasportare la sostanza stupefacente e per rifornire di cocaina Pasquale Falcone. Ecco una delle conversazioni intercettate. Gli inquirenti la ritengono indicativa del coinvolgimento della donna nella gestione del giro di droga. Dopo aver conversato con un cliente (<uno di quelli buoni>) ed avergli fornito, in assenza del marito, il numero di Pasquale Falcone contatta quest'ultimo per dirgli che < non avrebbe dovuto farlo attendere, ma che avrebbe dovuto portare a termine in modo veloce le loro richieste>. Pasquale: Pronto! Lucia: Pasquale, la Lucia sono Pasquale: Si, dimmi Lucia: Senti, vedi che mi ha chiamato Ercole; gli ho dato il numero tuo Pasquale: ehh Lucia: Vedi che quella persona, come Giuseppe! Buono no? Pasquale: ehh Lucia: Però: cose veloci con quelli! Chè vi sbrigate poi quando vi chiamano! Pasquale: Si va bene, ma voi dove state andando Lucia: Adesso al sindaco. L'accusa di aver dato una mano all'organizzazione è costato l'arresto anche a Lucia Perrone, convivente di Pasquale Falcone. Più volte la donna avrebbe sostituito il marito (braccio destro del capo dell'organizzazione) nella gestione dell'attività di spaccio. Rispondendo al telefono del convivente avrebbe dato indicazioni sulla consegna dello stupefacente. E non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad usare il linguaggio criptico elaborato dell'associazione tutte le volte che si doveva indicare lo stupefacente. Fra le richieste di custodia cautelare c’era anche quella nei confronti di un’altra donna: secondo il gip, però, è estranea all’associazione.

«Papà, c’è droga? Aspettano»

In affari anche una famiglia con un figlio minore che collaborava al losco traffico Un'intera famiglia in affari con la droga. Non solo il padre e la madre, ma anche il figlio minorenne. Niente nomi per la tutela del ragazzo. Ciò che emerge dalle indagini, però, è che i genitori si sarebbero serviti di lui in più occasioni per prelevare lo stupefacente dal luogo in cui era nascosto, consegnandolo ai clienti che lo avevano ordinato. Anche per il pusher, all'epoca dei fatti 17enne, era stato richiesto un provvedimento restrittivo che il gip del Tribunale dei minori, però, non ha concesso. A riferire del coinvolgimento del ragazzo sono stati gli stessi clienti che avrebbero ricevuto dalle mani del minore la dose di stupefacente. Ma la conferma è giunta anche da una telefonata intercettata dai carabinieri. Il colloquio è tra il figlio che risponde ad una chiamata giunta sul cellulare del padre. L'interlocutore è un cliente. La conversazione è un'inconsapevole ammissione. Cliente: A posto? Ragazzo: sai che fai? Aspetta un attimo... rimani in linea.. Cliente: Si Ragazzo: (rivolgendosi al padre).. Pa - pà c'è droga? Al cellulare sta... aspetta.. Cliente: Si Ragazzo: Senti, vuoi chiudere e richiamare fra due minuti. Per gli inquirenti il contenuto della conversazione dimostra che il minore era ben consapevole dell'attività illecita dei propri genitori e che lo stesso ragazzo li avrebbe in qualche maniera coadiuvati. Gli interrogatori di garanzia degli arrestati cominceranno questa mattina. Compariranno davanti al giudice delle indagini preliminari Vincenzo Scardia alla presenza dei loro difensori di fiducia, gli avvocati Alfredo Cardigliano, Silvio Caroli, Francesco Fasano, Biagio Palamà e Vincenzo Venneri. E’ stato fissato per martedì prossimo, invece, l’interrogatorio di Catia Borgia l’unica ad aver ottenuto gli arresti in casa in considerazione della sua incensuratezza e del suo ruolo non di rilievo nell’associazione.

 

 

 

 

 

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