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Rocco Iacobazzi arrestato per detenzione, porto abusivo e ricettazione di un'arma. Aveva dichiarato di essere rimasto vittima di un agguato.

Ferisce l'amico con un colpo di lupara

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 05/05//2006

  

Ferisce l'amico con un colpo di «lupara», ed ai carabinieri che lo raggiungono in ospedale racconta di un agguato teso a lui ed al ferito davanti ad un bar, ad opera di sconosciuti giunti a bordo di un'auto di colore scuro. I militari però non gli credono, e dopo gli accertamenti lo arrestano con le accuse di detenzione, porto abusivo e ricettazione di un'arma, spari in luogo pubblico, e lesioni personali colpose gravissime. Dall'altra sera a mezzanotte, dietro le sbarre del carcere leccese di borgo san Nicola, si trova Rocco Iacobazzi, 31 anni, di Casarano, già noto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio e la persona, armi e rapina. Quanto all'amico ferito, Cosimo Pizzi, un 23enne di Ugento incensurato e dipendente di un autolavaggio, si trova ricoverato in prognosi riservata nell'ospedale «Cardinal Panico» di Tricase, dove per essere sottoposto ad un intervento chirurgico nel reparto di chirurgia vascolare, era stato trasportato dal «Ferrari» di Casarano. La fucilata gli ha rotto l'osso della gamba, e per questo il giovane rischia di perderne l'uso. Tutto ha preso il via, l'altra sera attorno alle ore 23, quando dall'ospedale casaranese, è giunta alla centrale operativa della Compagnia dell'Arma, la notizia che al pronto soccorso accompagnato da un amico a bordo di una Lancia Thema di colore scuro, era appena giunto un giovane con la gamba destra spappolata all'altezza del ginocchio da un colpo d'arma da fuoco. Giunti sul posto agli ordini del capitano comandante Giuseppe Sportelli e del suo vice Riccardo Urciuoli, i militari hanno trovato Rocco Iacobazzi, che assisteva l'amico ferito, Cosimo Pizzi. Dalla viva voce dei due, ai quali nel frattempo si era aggiunto un altro amico, un 23enne di Casarano, che nel frattempo li aveva raggiunti alla guida di una Fiat Punto, gli investigatori hanno appreso che davanti ad un dato bar della città, i tre erano caduti in un agguato, messo a segno da individui a bordo di un'auto di colore scuro. Ed hanno aggiunto che dalla vettura era partito un solo colpo, che non si sapeva bene a chi dei tre fosse diretto. Raggiunta la zona del bar in questione, i carabinieri non hanno però trovato tracce dell'agguato, neppure quando hanno interrogato i clienti del locale pubblico. Mentre erano alle prese con le indagini, dall'equipaggio di una pattuglia del Radiomobile, ecco poi la notizia che in via Covile, c'era una vistosa chiazza di sangue, sulla quale c'erano ancora chiari i segni del passaggio di uno pneumatico. Messi così alle strette, Iacobazzi e Pizzi hanno confessato, e si è così scoperto che il colpo di «lupara» che imbracciava il primo, era partito accidentalmente a bordo della Lancia Thema.

 

Quel fucile ritrovato in campagna

Dopo aver raccontato com'erano andate veramente le cose, Rocco Iacobazzi ha anche fatto ritrovare la «lupara» caricata a pallettoni, che nel frattempo aveva nascosto in un casolare in località «Botte». Si tratta di un fucile calibro 12 con la matricola abrasa, all'interno del quale c'erano due cartucce: una intatta, e l'altra già esplosa al momento del ferimento di Cosimo Pizzi. Sull'arma si sono ora accentrate le attenzioni dei carabinieri, anche al fine di verificare se ha già sparato. Per questo, oggi stesso la «lupara» verrà inviata agli esperti del Ris, il Raggruppamento investigativo speciale dell'Arma, che per prima cosa dovranno risalire al suo numero di matricola. A quanto è dato di sapere, il fucile imbracciato illegalmente da Iacobazzi, in origine era una «doppietta» da caccia, che qualcuno aveva poi modificato, sino a farla diventare appunto una lupara. Che se non è proprio un'arma di precisione, allorché raggiunge il bersaglio, ha effetti devastanti.