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Il residence, dotato di piscina e stalla per i cavalli, si sviluppa su 20mila metri quadri
 

 

 

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 27/05/09

 

• C A S A R A N O. In libertà grazie anche all’indulto, dopo la condanna per droga completamente espiata, era tornato quasi sei anni fa.
Ma ieri mattina, Franco Miggiano, 63 anni, di Casarano, detto «il leccese», si è visto sequestrare i beni, dagli uomini della Direzione investigativa antimafia.
Un patrimonio da due milioni e mezzo di euro, che per la prima volta in Puglia, viene bloccato anche ad un individuo che ha appunto saldato il conto con la giustizia, e che a detta degli stessi investigatori aveva persino preso le distanze dal mondo della malavita . Ma su richiesta della Procura generale, la Corte d’appello ha fatto proprie le indagini degli uomini della Dia (diretta dal vice questore Leonzio Ferrerri) e soprattutto gli accertamenti patrimoniali svolti dagli investigatori del settore indagini preventive comandati dal maggiore Francesco Mazzotta, ed i sigilli sono scattati.
La Dia ha appurato l’enorme sproporzione fra i redditi dichiarati, anche dalla moglie di Miggiano a cui quasi tutti i beni sono intestati, e le dichiarazioni dei redditi.
Alle dichiarazioni da un minimo di 5.000 ad un massimo di 17mila euro, non corrisponde infatti una proprietà stimata in due milioni e mezzo.
Si tratta di una sorta di residence con piscina e stalla per i cavalli, che si sviluppa su di un’area di circa 20mila metri quadri, per altro caratterizzata da terreni ancora vergini, ubicata a ridosso della zona industriale di Casarano, che è una zona di pregio.
Il complesso abitativo, nel quale ci sono anche una falegnameria, un autonoleggio e una rivendita di ricambi per auto, è chiuso da un muro di cinta alto quattro metri e lungo ben 617 metri lineari, nel quale si accede dopo aver superato due imponenti cancelli in ferro battuto.
Nel residence vi sono ovviamente unità coperte per complessivi 1.500 metri quadrati: e più esattamente due magazzini, uno di 240 e l’altro di 320 metri quadrati; quindi un appartamento di circa 200, una dependance di altri 150, un magazzino di 580 metri quadrati e fabbricati più contenuti, fra cui una torretta.
Assieme a tutto ciò, gli uomini della Dia hanno inoltre sequestrato alcuni terreni ubicati sempre nel territorio di Casarano per complessivi due ettari. Ed ancora, tre unità immobiliari nella stessa città, e le auto di famiglia: vale a dire una Volkswagen Golf, una Smart City coupé, una Peugeot 207 e una Citroen C3.
Per tornare agli accertamenti svolti dagli uomini del maggiore Mazzotta, in dieci anni, dal 1998 al 2008, il saldo negativo fra entrate ed uscite è pari a circa 850mila euro.
Vale ora sottolineare, che il sequestro eseguito ieri mattina è di natura preventiva ma finalizzato alla confisca. Ed è inutile aggiunge che il sospetto di giudici ed investigatori, è che Franco Miggiano abbia potuto far sorgere il complesso residenziale per i proventi della droga.

 

La carriera Il business della droga

La carriera di Franco Miggiano, comincia negli Anni Ottanta, con un furto di 5.000 marchi in Germania. Al quale segue un arresto per furto, ma in Svizzera. Tornato in Italia, a Casarano, l’uomo si dà al business della droga: hascisc e marijuana in particolare. Nell’aprile cade nell’operazione antimafia «Viribus Unitis» che sgomina un clan della Sacra corona. Ma per lui, la condanna, a otto anni, è solo per faccende di droga. E’ in questo periodo, che «il leccese» rafforza il proprio profilo criminale, al punto che i pentiti del Sud Salento, lo indicano come un personaggio di primo piano, capace di replicare persino ai boss.

 

 

 

 

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