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Apre i battenti nell'ex caserma di piazza Malta la «casa» dedicata ai lavoratori emigranti
di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 26/05//2006

  

«E' un bellissimo sogno che si corona». Con queste semplici parole, Lucio Parrotto, con alle spalle un'intera vita trascorsa in miniera, commenta l'inaugurazione del «Museo del minatore». Il museo, ricco di attrezzi di lavoro, cimeli e documenti, molti dei quali acquistati ai mercati di antiquariato belgi dallo stesso Parrotto, narra le storie di migliaia di uomini costretti a separarsi dalle famiglie per cercar fortuna nelle viscere di una terra straniera. «Quando con mia moglie tornammo dal Belgio - commenta commosso Parrotto - avevamo tre sogni: la realizzazione del monumento al minatore, il gemellaggio con Charleroi e Manoppello e la creazione del museo del minatore. Il primo sogno si è realizzato nel 1996, con l'inaugurazione del monumento al minatore alla presenza dell'ambasciatore belga. In quell'occasione, fu mia moglie a lanciare la proposta del gemellaggio, che poi fu formalizzato nel 2002». L'inaugurazione del museo, che trova finalmente adeguata collocazione nei locali comunali dell'ex caserma dei carabinieri di piazza Malta, si svolgerà alle 19.30, alla presenza del sindaco Venuti (Ds), di monsignor Luigi Ruberti, vicario diocesano, e della delegazione belga Acli Limburgo di Genk. Quest'ultima realizzerà un servizio giornalistico che sarà presentato a Charleroi, il prossimo 8 agosto, data dei 50 anni dalla tragedia di Marcinelle. Era l'8 agosto del 1956, quando, in seguito ad un'esplosione nella miniera di Bois du Cazier, 262 minatori persero la vita; tra questi c'erano 136 italiani e 15 salentini. Il complesso minerario, teatro della tragedia, ricade all'interno del distretto di Charleroi e ciò spiega il gemellaggio di Casarano con questa città. Manoppello, invece, fu il comune italiano che pagò con il più alto numero di vittime quella sciagura. Una vita da minatore, quella di Parrotto, che la miniera, quella stessa all'interno della quale è stato costretto a lavorare per 35 anni a 1500 metri di profondità, se l'è portata dentro. Una vita fatta di sacrifici che gli sono valsi ben tre decorazioni al lavoro e un diploma che lo riconosce uno dei migliori soccorritori in miniera in caso di emergenza. «Oggi realizzo il mio terzo sogno - conclude - sperando di poter così onorare tutti i minatori. Mi auguro, anche, che le giovani generazioni capiscano il sacrificio fatto da questi grandi uomini, morti per contribuire alla ricostruzione post-bellica dell'Italia».