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LU MASCIU, FESTA DELLA PRIMAVERA, IL 4 MAGGIO A SANNICOLA

di Alessandro Errico, 26/04/03

alerrico@libero.it

L’alba fiorisce piano sulla collina dell’Altolido. E diventa rito meridiano di preparativi e attese. E’  maggio,  con  la  sua  prima  domenica  di   quasi  estate,  che  accoglie  un  tuffo  nel  passato.

“Lu Masciu” è la festa delle primizie, doni d’amore scambiati da ragazzi e ragazze in costume, per rievocare promesse tra fidanzati di un tempo distante secoli. Da qualche anno il Comune di Sannicola ha reinventato questa festa della primavera, che si conclude nella valle dominata dalla Chiesa di San Mauro, con la pelle cambiata da un recente – seppur parziale - restauro.

Il passo lento dei cavalli vestiti a festa. I profumi colorati di fiori addobbano i “traini” (carretti legati ai cavalli). Le rughe gioiose dei carrettieri, orgogliosi di essere partecipi di un incontro che unisce tempi diversi. I bambini che osservano con occhio vivo i movimenti degli sbandieratori dal cammino tambureggiante e sventolante. Flash e telecamere accompagnano i rumori che vagheggiano nell’aria. La processione di multiformi cromaticità sveste le strade dal consueto grigiore d’asfalto, anche se per lo spazio breve di un passaggio. La pelle dei tamburi è un’eco battente costante, figlia del vento che saluta il Salento e gli disordina gli alberi, capelli della terra.

Le voci, suoni di bocche spalancate in un sorriso che saluta con gli occhi, si fanno cicaleccio di compagnia lungo la sfilata dei minuti che corteggia le coppie, in attesa di promettersi amore, primizia della vita.

Di colpo, il silenzio attraversa la strettoia di un cammino interiore e sfascia la clessidra, mischiando Messapi, Romani, barbari e nuova umanità contemporanea. La sete degli occhi si trasforma. Si rivedono i contadini vestiti di stracci e dignità, i pastori con le greggi ordinate dai cani, gli artigiani col frutto delle proprie mani. Tutti pronti a scambiarsi doni per poca moneta, voci per qualche conquista. Intanto, qualche minuto più in là, qualcosa che somigliava all’amore prendeva la forma di un ricordo futuro, che sarebbe tornato ad essere vivo secoli dopo: mani affannate di baci nascosti si scambiavano le primizie, carezze di una primavera ancora calda di speranze.

Ma l’odore del cibo, preparato dalle volontarie di numerose associazioni, fa tornare il tempo a questo tempo e obbliga ad un assaggio che intreccia sapori e odori di un Salento immortale. Toccare la terra che respira ai piedi di San Mauro, attraversare il filo di mare che si traveste d’orizzonte, assaporare l’attimo di gioia che circonda il carrettiere e il nipote sullo stesso antico traino. La polvere del sole cola sapiente su ogni cosa. La tradizione sonora degli “Asfodeli” e la musica sismica e skazzakante dei “Manigold” prolungano le ombre della sera, ricami d’organza che si fanno danza. Per  tutti.



 

 
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