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La Madonna della Pila

di Stefano Cortese, Melissano 19/06/03

a.desolda@tiscalinet.it

L’icona della Madonna della Pila o dei Parati (toponimo con cui è conosciuta la contrada) è stata per generazioni oggetto di culto per numerose persone sia di Casarano che di Melissano. Deve il suo nome alla particolarità del disegno, dipinta proprio in una caratteristica “Pila”.

Dopo un trafugamento negli anni 70 e un subitaneo ritrovamento, nel 1999 fu nuovamente rubata. Fu rinvenuta in circostanze accidentali nel 2000 e da allora dopo il clamore della notizia, non se ne fece nulla. Rammaricato per la situazione e la sempre più evidente incuria, ho iniziato ad interessarmi dell’icona soltanto nell’ottobre 2002: nel giro di pochi giorni feci comparire un articolo su “La gazzetta del Mezzogiorno”, uno sul “Il nuovo Quotidiano”, un servizio sull’ex emittente locale Topvideo (ora L’ATV, grazie alla collaborazione di Paolo Manco e Lara Napoli) ed infine affiggere un manifesto nella chiesa parrocchiale di Melissano, ove si spiegava meglio la situazione e l’intenzione di ripristinare il culto.

Molte persone anziane ricorderanno sicuramente la Madonna della Pila, anzi ne rammenteranno il ricordo con nostalgia, in quanto ivi si svolgeva sul finire dell’estate una festa che accomunava Melissanesi e Casaranesi con bancarelle e illuminazioni.

Raccolta una modesta somma (circa E. 200), dalle offerte dei melissanesi, abbiamo ugualmente portata la Madonna presso lo studio di Valerio Giorgino per il restauro, ora già completato.

Il restauro aveva evidenziato una ipotesi che da tempo avevo già prospettato nel manifesto: l’origine antica dell’icona. Infatti sotto allo strato ottocentesco si è rinvenuto uno strato di intonaco che potrebbe risalire al periodo bizantino; non è una teoria campata in aria perché il soggetto riprodotto è quello della Vergine Eleousa (=della Misericordia) e l’usanza di dipingere nella pila è di origine bizantina, proprio come la Vergine della Pila di Marittima: anche qui infatti abbiamo due strati di affresco e il soggetto riprodotto sembra identico.

Non manca anche qui la leggenda volta tutta a favore dei Melissanesi e che mostra una sorta di pregiudizio contro l’allora capoluogo della frazione di Melissano, cioè Casarano. Nota è la leggenda - postulata sicuramente in epoca posteriore alla realizzazione della nostra Madonna della Pila - che collega il culto preso in considerazione con la stupenda statua della Madonna Immacolata, conservata nella chiesa dell’Immacolata in una nicchia di vetro nella ex frazione.

Tale statua, molto bella, era assai ammirata da alcuni fanatici di Casarano che la rubarono di notte per trasferirla nel loro paese, grazie all’ausilio di un carro trainato da due buoi. I buoi intrapresero per volontà dei padroni la via dei Parati, ma una volta giunti all’omonima tenuta (località nota anche col nome di “Scij”), in prossimità del partifeudo tra Casarano e Melissano, questi si fermarono perché < sempre secondo la leggenda >, la statua diventò pesante; questi casaranesi scapparono e così i buoi, secondo una versione aggiuntiva, si assetarono nella nostra “pila”, dove comparve la figura della Vergine col Bambino.  

Ci si affida così alla generosità delle persone devote e non, sicuramente pronte a dimostrare la loro sensibilità, pronte a ripristinare un vetusto culto che ha appassionato e coinvolto numerose generazioni che ci hanno preceduto e che permetterà ancora alla nostra “pila” di sopravvivere, incrementando sempre più la devozione verso un culto che ha un sapore misterioso ma affascinante.

 

Permettemi di aggiungere due parole a quanto scritto dall'amico Stefano,  laureando in storia dell'arte,  persona che conosco personalmente da non molto tempo, ma che credetemi è spinto dall'amore di conoscenza per la storia del patrimonio storico- architettonico. La sua proposta di ristabilire l'antica festa della Madonna della Pila, fra casaranesi e melissanesi è un grande segno di apertura e di superamento di vecchi steccati e campanilismi asfittici. La cultura, il patrimonio architettonico è un bene di tutti e va valorizzato, messo nelle condizioni di essere goduto da tutti. A volte ogni paese con i suoi concittadini ha la pretesa di essere il centro del mondo, se invece ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo comprendere si la nostra unicità, ma anche la nostra piccolezza. Forza Stefano

 Eugenio Memmi