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OMAGGIO A GIUSEPPE PACELLA

di Giovanni Fracasso, Parma 28/01/04

fraxgio@yahoo.it

Caro Eugenio,

 In una Casarano distratta dagli acquisiti festivi o dalle beghe politiche dell’ormai infinita telenovela del Piano Regolatore, è passato inosservato l’omaggio che un’importane rivista letteraria come Belfagor, nel penultimo numero del 2003,  ha dedicato ad un Casaranese, Giuseppe Pacella, riproponendo nella rubrica “Ritratti critici di contemporanei”, un articolo di Sebastiano Timpanaro, altro grande critico letterario scomparso da poco.

Il prof. Pacella era un casaranese che per motivi di lavoro è vissuto fuori , a Roma, a Pisa ecc. Tra vari altri scritti ha curato l’edizione  dello Zibaldone del Leopardi , la terza dopo quella del comitato presieduto dal Carducci e quella del Flora, ma la prima edizione critica. Lavoro monumentale per precisione filologica e  apparato critico.

Nell’articolo riproposto da Belfagor Sebastiano Timpanaro ripercorreva l’avvicinamento di Pacella agli studi leopardiani, dagli inizi con la tesi di laurea e attraverso le varie pubblicazioni insieme fino alla genesi del suo imponente lavoro critico sullo Zibaldone.

Un pomeriggio di un anno che non saprei più indicare esattamente (…)si presentò a casa mia (io abitavo con mia madre a Pisa, in via San Paolo) un signore di aspetto e pronuncia leggermente meridionali, di età che non seppi definire. Ora so che essendo nato a Casarano, in provincia di Lecce, il 5 maggio 1920, non aveva ancora quarant’anni, come non li avevo io,nato nel 1923. Allora mi parve un po’ più anziano; ma nei decenni successivi mantenne sempre lo stesso aspetto, e finì col sembrare più giovane di quanto era. Mi disse che si chiamava Giuseppe Pacella, che era vicino a terminare gli studi all’Università di Genova, che il professore Francesco Della Corte gli aveva proposto una tesi di laurea sul Leopardi traduttore di Frontone e, sapendo che abitava a Pisa, gli aveva suggerito di rivolgersi a me per qualche aiuto.”

Presto Pacella entrò in un cenacolo di studiosi che diventarono suoi amici, oltre allo stesso Timpanaro, Luigi Blasucci, Emilio Bigi, Giuseppe Giordani, Carlo A. Madrignani, Remo Ceserani, Alfredo Stussi.  Il tono del ritratto che Timpanaro fa del nostro concittadino è familiare, quasi fraterno, racconta episodi di vita vissuta accanto a questioni letterarie, a scelte di interpretazione critica, a vere e proprie prese di posizione.

 “Una volta, durante una passeggiata sui lungarni (eravamo Fubini,Blasucci, Pacella ed io), si venne a parlare, non ricordo a quale proposito, del Foscolo, del quale Fubini era stato un critico davvero eminente e col quale aveva, certamente, sempre sentito maggiore affinità ideologica che col Leopardi. Il Pacella, che, come tutti i timidi, aveva i suoi momenti di incontrollata audacia, esclamò : <Il Foscolo? Ma via, che cos’è in confronto al Leopardi!> (…) Fubini invece,quella volta, tacque, probabilmente colpito dall’evidente sincerità di quello sfogo, così lontano da quelle arti adulatorie che alcuni giovani imparano troppo presto e che Fubini, moralista gobettiano, soprattutto odiava.”

Dopo l’uscita dello Zibaldone nel 1991, la città di Recanati insignì Pacella della cittadinanza onoraria. Parlò dello Zibaldone e  del pensiero leopardiano in pubbliche conferenze, in Italia e anche a Berlino.

Mi piace pensare al lavoro, al metodo di studio del Pacella nei confronti degli scritti e in generale del pensiero  leopardiano usando le sue stesse parole:

“Il mio lavoro di ricerca mi ha fatto riflettere molte volte, e non senza momenti di perplessità, sull’intreccio tra esperienze di lettura ed esperienze di vita in Giacomo Leopardi. Talora nelle note ho citato possibili antecedenti della riflessione leopardiana nel materialismo illuministico. Mi sono accorto però quanto sia necessario evitare la facile suggestione dell’analogia in una materia così  complessa, non solo per esigenze metodiche  di cautela, ma anche e soprattutto perché ho sentito, come lettore, un istintivo rispetto per una vicenda umana vissuta  e sofferta con un’intensità e un coraggio mentale che non potrebbero derivare da nessuna ‘ fonte ’, ma che sono solo ed autenticamente di Leopardi.”

Pacella morì il 25 Aprile del 1995.

Mi ricordo che nei corridoi del nostro Municipio c’è qualche teca con i suoi lavori. Ma penso che le commemorazioni finiscano lì. Non credo che nei licei e negli istituti superiori della città quando si affronta Leopardi si parli dell’opera di Pacella. Altrove è un obbligo morale  curare e mantenere il ricordo dei propri artisti e studiosi, dare nuova linfa ai loro risultati artistici e di ricerca, mi viene in mente, tanto per fare un esempio ristretto al Novecento,  Parma dove Bertolucci viene continuamente riproposto e omaggiato o dove negli istituiti d’arte e nelle gallerie si mette in risalto l’opera di Carlo  Mattioli, senza scomodare l’empireo della lirica…

In altre città a Pacella gli sarebbe stata dedicata una Fondazione di Studi, a Casarano si potrebbe pensare almeno di organizzare per Aprile un nuovo convegno di studi, o è chiedere troppo?

Cordiali  Saluti 

Giovanni Fracasso

 

P.S. Ti mando il frontespizio del numero di Belfagor come allegato zippato, per quanto riguarda la rivista sono sicuro che il nostro caro libraio Pippi Venneri riuscirà agevolmente a trovarla. Mi ricordo che comunque la Biblioteca del Liceo Classico la riceveva in abbonamento

 

 

 

 
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