Data
  a chiesa di San Domenico fu costruita intorno al 1536. La pianta e a croce latina con una navata centrale e due laterali delimitata da arcate sostenute da solidi pilastri. Gli altari laterali di destra e di sinistra sono dedicati rispettivamente a 8. Domenico e alla Madonna del Rosario. L’altare di S. Domenico e sormontato da una tela raffigurante un sogno di 8. Domenico in cui con la sua dottrina regge le sorti di una Chiesa in decadenza. Sul secondo altare vi e un dipinto in tela raffigurante la Madonna che da il Rosario a 5. Domenico perche lo diffonda. Quindici oli su legno, ovali, completano l’altare. Un dipinto di notevoli proporzioni, situato dietro l’altare, raffigura al centro la vergine Maria circondata da angeli in festa, con sopra la SS. Trinita in trono. Completano in basso le figure dei Santi Domenico e Francesco nonche il demonio sconfitto e una rappresentazione del mondo. Adiacente ad una fiancata della Chiesa, si innalza l’ex convento dei Domenicani, ora sede municipale. Realizzato nei primi anni del secolo XVII, forse su un progetto tardo cinquecentesco, si staglia con la sua maestosa facciata, scandita dalla simmetrica successione di finestre trabeate. Notevole la finestra centrale che si apre su un balcone, definito da un arco spezzato al centro da una conchiglia.
E dopo tre secoli, riecco le statue
di MAURO STEFANO, dal Quotidiano del 16/06/01
 
In pochi lo avranno notato, ma da alcuni giorni due statue di pietra sono state collocate sulla facciata esterna della chiesa di San Domenico Savio. Le due nicchie inferiori, infatti, da martedi scorso ospitano le sculture rappresentanti San Giacinto di Polonia e San Pietro da Verona, che dopo un bizzarro girovagare hanno fatto ritorno a casa. «Si, perche le due opere sono sempre state all’interno della stessa chiesa e qualcuno le ricorda collocate (non piu di una quarantina di anni fa), vicino all‘altare dedicato a Santa Teresa», afferma don Antonio Schito, il parroco di San Domenico il quale ha avuto un ruolo decisivo nel loro ritrovamento. Si tratta di due statue pesantissime, di circa un quintale e mezzo ciascuna, realizzate in pietra leccese ed in puro stile barocco. Risalgono, quindi, ad oltre tre secoli fa le effigi di San Pietro da Verona, con il capo brutalmente squarciato da una lama, e di San Giacinto Di Polonia che sorregge invece una Madonna. «Si tratta di due santi domenicani, annoverati tra i primi compagni di San Domenico Savio - afferma don Antonio - uno dei quali, a causa della sua appartenenza all’inquisizione, venne ucciso dagli eretici in modo cruento». Fin qui la storia delle statue e dei santi ma quella del loro recupero risulta decisamente tormentata. «Dalla chiesa vennero di Parabita, tale Antonio Romano, le ha salvate dal macero. Infatti, cosi malmesse, stavano per diventare materiali di risulta nella realizzazione dei locali che attualmente ospitano il centro anziani in vico Araldo edificati proprio su di un’ala del giardino delle suore. Ma il falegname, avendo compreso di trovarsi dinanzi ad opere d’arte ed anche per liberarsi da responsabilita, le consegno a padre Renato D’Andrea, superiore del locale convento, il quale le trattenne finche non venne a sapere che don Antonio Schito proprio da Parabita, era stato trasferito a Casarano. «Cosi me le ha donate dicendomi che in tal modo sarebbero ritornate al loro posto», conclude il parroco, che ha poi provveduto al loro restauro e che per non correre rischi si e affidato alla competenza del professor Gino Pisano, ispettore della Sovrintendenza, dal quale ha ottenuto il parere positivo all’attuale collocazione. Le altre tre nicchie esterne, attualmente vuote, rimarranno invece tali, «a meno che non recupereremo altre statue...», ipotizza don Antonio.
 
San Giacinto di Polonia
 
San Pietro da Verona
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