TuttoCasarano

Lo spazio web a disposizione dei cittadini

Home page

La vita Politica

Lo sport

Cultura

Succede in città

Informazioni turistiche

la nostra E - mail

.

 

 

Consuocere: meglio alleate che nemiche
di Eugenio Memmi, Casarano 17/06//2006

    Dal Messaggero di Sant'Antonio - Giugno 2006 -  articolo di Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini

Ho ripreso, spero, un interessante spunto di riflessione pubblicato sulla rivista citata, il finale è molto bello e credo che valga veramente la pena leggerlo.

Eugenio

 

La nostra storia

Non lo diceva mai ad alta voce, eppure Nene pensava: «La mia famiglia sì che è "a modo"; quella di mio marito, invece, è una famiglia "combinata" male: quello che lui chiama papà, in realtà non lo è. Sua madre l'ha sposato quando Nicola, mio marito, aveva tre anni. Questo nuovo compagno ha tirato su Nicola come un figlio, ma è comunque un debole, uno che lascia spadroneggiare la moglie in tutto e per tutto. Quando eravamo fidanzati, Nicola mi ha confidato che la madre, ai tempi della sua adolescenza, beveva; se ne era tirata fuori, ma le era rimasto un carattere infiammabile, mutevole. Strano, però: adesso che aspettiamo un bambino, Nicola non vuole neanche nominare questa storia. Se io vi accenno, chiedendo a quale delle due nonne lasceremo il nostro bambino quando io ritornerò a lavorare, lui appare irritato e non vuole sentir parlare dei miei legittimi sospetti sulle capacità educative di sua madre. Si trincera, anzi, in un silenzio muto e ostile. E così io devo parlare con mia madre. Ribadisco: la mia è una famiglia regolare, la sua una famiglia problematica, disastrata. Non è colpa sua, ma Nicola lo deve ammettere: il modello educativo sarà quello della mia famiglia, che, del resto, ha tirato su me e mio fratello senza problemi. Quando dico queste cose a mia madre, lei sorride. Non dice nulla contro l'altra madre, ma anche un cieco vedrebbe che è soddisfatta. E così parliamo e parliamo: mai successo prima. Mia madre è acutissima nel rilevare, come dice lei, le "inconsistenze" di mia suocera: come quella domenica nella quale ci ha invitati (finalmente!) a pranzo e al nostro arrivo, a mezzogiorno, il pranzo era ancora tutto da inventare! Apprezzo sempre di più mio marito, che si è "tirato fuori" da una famiglia così; quello che non capisco è come mai, quando affronto certi argomenti di cui dobbiamo parlare in previsione della nascita del bambino, lui si chiuda in un silenzio ostile. Meno male che ho mia mamma. E pure mio papà, anche se partecipa poco a quelli che lui chiama "discorsi da donme" ».

 

E ora chiediamoci

- Quali sono le ragioni di Nene?

- E’intelligente che preveda l'inadeguatezza educativa della suocera?

- Come si comporta la madre di Nene nei confronti della consuocera?

- Tra Nene e sua madre c'è vera alleanza?

- Come si profila l'accudimento del bambino?

- Perché Nicola, il marito di Nene, pare ora non ammettere l'inadeguatezza della madre, della quale, invece, aveva abbondantemente parlato in precedenza?

- Che cosa succederebbe se Nicola si rassegnasse ad avere una famiglia di origine «di serie B» rispetto alla famiglia d'origine della moglie?

 

Gli orientamenti di risposta

Sgombriamo anzitutto il campo da un equivoco: qui non si sta trattando del bene del bambino che sta per nascere. Il bambino è solo il fattore scatenante di una serie di « giudizi » perentori che erano già sottopelle. Con l'aggiunta di un mito impossibile che abbiamo già denunciato nei numeri precedenti: che sia possibile «prelevare» un membro di un sistema familiare e far finta che sia

nato su un'isola sperduta, senza legami familiari.

Nene osserva che Nicola le aveva confidato i problemi della madre, da fidanzati. Lei, però, aveva creduto di poterli ignorare, invece che cercare di trovare insieme piste buone, risorse e perfino motivi di allegria nella situazione familiare di lui. Ora Nene vorrebbe gettare sul piatto della bilancia il peso della propria famiglia «regolare», farne (più o meno consapevolmente) un motivo di vittoria e «consacrare» il bambino alla sua stirpe, come se i cromosomi non fossero al... 50 per cento! Non capisce, poi, come mai il marito si incupisca: a parole, lei lo scagiona da ogni possibile colpa, ma, di fatto, lo tratta come uno che ha la «macchia» di avere una madre così e rimane sorpresa che non abbia nemmeno il buon gusto di ammetterlo.

Chiunque capisce che una simile impostazione «disabilita» Nicola come padre, prima ancora di cominciare a esserlo. E Nene, nonostante tutto, si chiede come mai il marito-papà non sia così felice e grato di avere alle spalle almeno una famiglia «regolare» per il bambino!

Ma ciò che qui ci interessa esaminare è il rapporto tra Nene e la madre, la quale riceve soddisfazione dall'essere riconosciuta dalla figlia migliore rispetto alla madre di Nicola (e quindi considerata promossa a pieni voti come nonna). Madre e figlia paiono far nascere una nuova complicità, che di alleanza sana ha ben poco. Gli antichi dissapori sembrano essersi sciolti come neve al sole in base al fatto che la figlia riconosce alla propria madre il suo essere « giusta », positiva a confronto dell'altra. E che fa allora la madre di Nene? Accetta lo scalpo della madre di Nicola, cioè della consuocera. Che cosa potrà mai nascere di sano per il nipotino da simile complicità?

Ma allora che cosa doveva fare la madre di Nene? Negare l'evidenza di una consuocera ex ubriacona, instabile e poco organizzata? Questa del non negare l'evidenza è proprio la strada spinosa che pungerà i piedi al tanto amato nipotino (oltre che al padre di quest'ultimo, s'intende). Domande apparentemente innocue del tipo: «Che cosa ti ha regalato a Natale l'altra nonna? Hai mangiato quando sei stato da lei? Che cosa ha preparato? Che cosa ti fa fare quando sei a casa sua? » suoneranno come altrettanti allarmi e messe in guardia che «ruberanno» la nonna paterna al nipotino, il quale di nonni ne vorrebbe quattro, sebbene molto diversi e con «usi e costumi» differenti (come vedremo nei prossimi numeri).

 

Svendere la madre

Una madre non dovrebbe mai cantar vittoria sulla pelle di un'altra madre, perché simili vittorie mettono in pericolo la maternità (delle nonne e della figlia) la quale non è posta al riparo da controlli, misure, giudizi arroganti, che - nella vita potrebbero ribaltarsi contro la provvisoria vincitrice.

Diciamolo apertamente: una madre che si lascia misurare dalla figlia (tu sei migliore dell'altra) contro un'altra madre, non è mai una buona alleata. E’ piuttosto una che porta a casa soddisfazioni per sé e non per chi dice di amare.

Naturalmente lo stesso inquinamento avviene quando a essere complici sono nuora e suocera (più spesso di quanto si creda) contro la madre di lei. In questo caso la figlia fa una specie di «trasloco » presso la madre di lui: è tutta presa - poniamo - dalla tranquillità e dalla pace di lei, contro la guerra continua e il rumoreggiare di casa propria; oppure è affascinata dal modo di vivere un po'allegro e spendaccione della suocera, contro un'atmosfera familiare di perbenismi, permeata di senso del dovere, da cui proviene... e così via. Le sfaccettature di questi «innamoramenti» possono essere infinite, ma il nocciolo del discorso appare sempre quello: «Tu sei migliore della mia! ». Naturalmente, simili «giochetti» possono essere condotti anche da generi che si «accasano» presso l'altra madre, svendendo la propria. Oppure può essere il figlio a svendere la suocera alla propria madre, magari dicendo a quest'ultima cose che non le ha mai detto prima, come ad esempio: «Tu sì che t'interessavi a me, mi stavi alle calcagna, anche quando ti davo fastidio, mentre mia suocera ... ».

 

Rispettarsi tra consuocere

Il denominatore comune è sempre uguale: l'atteggiamento di una madre che accetta riconoscimenti e lodi «sulla pelle» di un'altra. Quest'ultima dovrebbe invece godere dello stesso rispetto: «Onora tuo padre e tua madre» dovrebbe infatti valere anche per le consuocere. Nelle tavole della Legge, a complemento del quarto comandamento, non c'è, infatti, la postilla: «Solo se se lo meritano».

Una suocera che onora una consuocera è davvero una novità antropologica: la onora non perché perfetta o migliore (di sé) ma proprio perché madre del coniuge del proprio figlio/a e nonna dell'amato nipotino/a.

Una tale suocera fa opera di vero collegamento tra generazioni. Proviamo a immaginare quali parole potrebbe dire la madre di Nene, dinanzi allo «scalpo» della consuocera: « E’ vero, ti avevo messa in guardia dalla famiglia di lui, come era mio dovere; ma adesso che lui è diventato tuo marito e mio genero, non posso permetterti di denigrare la madre di lui. Per lei la vita non è stata facile e noi non possiamo sapere che cosa sia stato accettare un figlio da non sposata, allevarlo da sola, e poi avere il coraggio di formarsi una famiglia. Chissà quante paure, sensi di colpa ha dovuto vivere: eppure, ha un figlio bello come tuo marito e anche lei sta per diventare nonna. Saremo due nonne diverse, ma sarà molto bello che tuo figlio possa stare anche un po' con lei e imparare da lei quello che io non gli posso insegnare. Due nonne diverse sono una vera fortuna! ».