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GIANLUCA PESSOTTO SI GETTA DALLA FINESTRA DELLA SEDE JUVE
di Eugenio Memmi, Casarano 27/06//2006

   

Bello, famoso, ricco, nonostante questo Gianluca Pessotto sembra abbia tentato di suicidarsi gettandosi dal secondo piano dalla sede della Juventus. Dalle prime indiscrezioni, il bravo calciatore sembra attraversasse un periodo di depressione che forse l’avrebbe spinto a questo estremo gesto. In questo momento possiamo tentare solo di formulare delle ipotesi, e constatare quanto accaduto. PessottoQuesto scampato suicidio mi fa ricordare un altro sportivo che però il suo suicidio riuscì a compierlo, Marco Pantani. La depressione è un fenomeno molto più diffuso di quanto si creda, nella vicina Taurisano in questi ultimi anni ci sono stati numerosi suicidi e non solo li, ma ne parlo per farvi capire che questo malessere interiore che porta una persona a togliersi la vita è un forte segnale che purtroppo è in continua crescita, spesso sottovalutato. Chissà cosa emergerà nei prossimi giorni sulle cause che hanno portato Gianluca Pessotto al tentativo di suicidio, ma credo che non centri nulla con calciopoli e via discorrendo, sul sito dell’ANSA si accenna anche a degli iniziali problemi di salute di Pessotto, ma non credo che una malattia fisica in un uomo che vive in armonia con tutto ciò che lo circonda possa essere la causa. Se fosse vera quest’ultima ipotesi, credo che Gianluca come tutte le persone avrebbe cercato di combattere questa malattia o di conviverci, come succede a tanta gente. Io credo che Pessotto, nonostante tutto, si sentisse solo, che avesse si dei problemi, di salute, di lavoro, ma questo gesto estremo, credo che dimostri, forse mi sbaglierò, che Gianluca non fosse per niente felice della sua vita, nella sua parte più intima. Solo una persona che non sente affianco a se l’amore, la fiducia, perché magari troppo sensibile, reagisce in questo modo. Credo che questo suo “malessere”  abbia radici abbastanza lontane, il tentativo di un suicidio non credo si maturi improvvisamente nella mente di una persona, tranne in alcuni casi, un suicidio nato da una depressione, si manifesta perché quella persona convive con un disagio da molti anni, oggi evidentemente si è raggiunto il colmo e Pessotto non ha retto più il peso e per uscire da questo incubo si è gettato dal secondo piano. Fortunatamente le macchine su cui è caduto hanno attutito l’urto evitando conseguenze peggiori. Se Gianluca ce la farà, alla sua dimissione dall’ospedale, occorrerà ricostruire psicologicamente quest’uomo, così provato, rimuovendo quelle cause che lo hanno così prostato. Ovviamente tutto questo non potrà farlo da solo, ci sarà bisogno della consulenza di uno psichiatra, di uno psicologo e di coloro che gli vogliono bene. Facciamo tanti auguri a Gianluca Pessotto, perché ritorni presto a lavorare ma soprattutto a vivere bene.

 

 

La riflessione di un caro amico che preferisce in questo caso restare anonimo.

Noi lo ringraziamo comunque, rispettiamo e comprendiamo la sua richiesta.

Caro Eugenio, Ti confido che anch'io, alcuni anni fa, ho vissuto la tragedia del suicidio per depressione di una persona molto cara.

Tale esperienza ed i tanti altri fatti simili che ho avuto modo di conoscere, mi hanno fatto maturare la consapevolezza che la depressione è una delle più terribili malattie che possa colpire una persona, di qualsiasi ceto sociale.

Generalmente il depresso, quando è in pubblico, non manifesta mai il suo malessere. Lui sa di vivere un disagio ma non accetta lo
status di malato. E' un grande mattatore e riesce a mascherare tutto il suo disagio che invece vive con ansia e trepidazione nei momenti di solitudine, nel silenzio, la notte che poi esplode nel gesto estremo all'improvviso lasciando di stucco quanti pensavano di conoscerlo profondamente.
Il guaio peggiore e che anche chi lo circonda, pur percependone i sintomi, non è in grado, da solo e senza mani esperte, di poter infierire positivamente sulla ripresa pur offrendo momenti di distrazione che si rivelano tanto più negativi quanto più sono frenetici. Ognuno deve fare il proprio mestiere e sarebbe bene che chiunque viva la realtà depressiva di qualche caro o conoscente, alla faccia dell'orgoglio e di quello che può pensare la gente, segnali subitamente tale situazione al proprio medico curante che d'intesa con i Servizi sociali, dovrà far intervenire lo specialista psicologo per comprenderne le cause e lo specialista psichiatra per la cura. 
Personalmente solo dopo il nefasto evento mi sono informato sulla depressione scoprendo che colpisce sia l'anziano e sia il giovane e che mentre per l'anziano l'idea del suicidio è latente, il giovane la prova con più frequenza ed è anche più determinato. (Basta consultare, anche su internet, una serie di trattati che offrono notizie sulla depressione).
E nella situazione in cui viviamo oggi, falsata dall'arrivismo, dall'egoismo, dall'ingratitudine e dalla crisi economica, per cogliere i deleteri sintomi di un disagio, basta guardadarsi intorno e volutamente soffermarsi per un confronto tra il comportamento attuale ed il comportamento precedente di un qualsiasi nostro conoscente sia esso l'amico, il figlio, il padre, la madre, la sorella, lo zio ecc.
E quand'anche non si riusirà a frenare tale estrema e tragica fine, non bisogna sottovalutare i più vicini parenti ed amici che gravati da un senso di colpa rischiano anch'essi la depressione o perchè si sentono vittime di una sorta di fallimento o perchè sono stati fra i primi a scoprirne il corpo del suicida. Anche per loro l'affiancamento di un sostegno specialistico risulta essere necessario.
L'importante è superare il tabù ed affidarsi in mani esperte che sappiano come comportarsi e che sapranno rifirargli, in stretta collaborazione delle persone più vicine, la necessaria cura senza che egli stesso la percepisca come tale.
Non è una cosa facile ma non impossibile! E la speranza è sempre l'ultima a morire.
Un caro saluto

 

http://www.neuropsy.it/patologie/depressione/