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Vuoi cambiare?

 

 

 

Di Eugenio Memmi

Casarano, 27/05/09

 

Sei insoddisfatto della tua vita? Pensi di essere la persona più sfortunata della terra? Il più povero? Il più brutto? La più sola? La più infelice?

Quante volte non abbiamo pensato questo? Ci succede frequentemente, credo capiti a molte più persone di quanto si creda, di avere questi pensieri negativi. Ci piace piangerci addosso, chiamiamolo sano masochismo ma credo sia più giusto chiamarlo egocentrismo, perché il più delle volte ci lamentiamo senza giusta ragione, molti di noi, me compreso, siamo abituati ad una vita comoda, tranquilla, e quando avviene qualche piccolo imprevisto, di qualsiasi natura, ci sembra che ci caschi il mondo addosso, e giù a lamentarci, che tutto va storto, che la nostra vita fa schifo, che Dio si è dimenticato di noi….

Trovandomi spesso durante le mie ore di lavoro in ospedale a contatto con persone profondamente unite con la sofferenza, osservo e rifletto sulla qualità della vita che una malattia seriamente invalidante può determinare in una persona, così, è raro che io mi lamenti per i miei problemi di salute, che pure ne ho, perché mi relaziono con chi vive da una vita attaccato ad un apparecchio per emodialisi a giorni alterni, e quindi, cosa vuoi che sia la mia zoppia che mi porto dietro da otto anni….

Mi sveglio da due anni ogni mattina alle 4 per un forte mal di stomaco, prendo una compressa che mi placa il dolore e mi riaddormento, alle 6.30 devo per forza alzarmi a fare colazione, perché è come se avessi un cavallo che scalcia nello stomaco, che non si calma fintanto non ha ricevuto la sua dose di fieno… ma cosa vuoi che sia questo dolore, in rapporto a quel ragazzo talassemico che è costretto a sottoporsi a continue trasfusioni di sangue per poter sopravvivere, trasfusioni che con il passare degli anni hanno riempito il fegato, la milza, e gli altri organi di ferro;  che il loro cuore anch’esso pieno di ferro, pompa con estrema difficoltà. Che cosa dovrebbero dire queste persone che hanno avuto la loro vita stravolta per questa malattia? malattia ricevuta in dono appena sono nati…

E’ raro ascoltare una persona seriamente malata, che si lamenta, succede molto raramente… molto raramente, e comunque, quando lo fanno, loro, si, lo possono fare. Ma credetemi, io ho sentito poche persone così tanto provate dalla vita, lamentarsi.

Ieri mattina, parlavo con i miei colleghi, e dissi ad un medico – “ vorrei fare una foto a questa ragazza che fa dialisi, alle sue braccia straformate dalle fistole artificiali a cui si attaccano quei grossi aghi dal quale passa il sangue per essere inviato al rene artificiale per essere depurato, e questa foto farla vedere a tutte quelle persone che si lamentano per cose di poco conto”; il medico mi rispose: “prova a chiedere a queste persone – vuoi cambiare, la tua vita apparentemente piena di problemi, con questa della foto?”

VUOI CAMBIARE? Quella frase, detta così, senza pensare troppo, si è impressa nella mia mente, l’ho trascritta sulla mia mano più volte, perché non si cancellasse fintanto non avessi trovato il momento per fermarmi e scrivere ciò che avevo capito.

Lo faccio adesso, nella quiete della notte, dopo aver visto un bel film in TV che mi ha messo di buon umore, e mi ha dato la spinta per sedermi a scrivere, invece di andare a letto. Voglio dedicare questo momento alle persone che veramente soffrono, che sono impregnate di sacrifici, rinunce, che sono malate ma non hanno nessuno che vada a trovarle, che non possono muoversi e non sanno come fare per comprare qualcosa da mangiare, che non hanno nessuno che vada in farmacia a prendere i medicinali di cui hanno bisogno, ma a volte non hanno neanche i soldi per farsi comprare qualcosa da mangiare e i farmaci stessi. Sono due giorni che non mangio… mi ha detto l’altro giorno XXXXXX, non ho nessuno che possa andare a prendermi qualcosa da mangiare. Ieri mi ha detto, sai, ho finito le fiale di Orudis, di Contramal, e non c’è nessuno che possa andare a comprarle. Oggi quando mi hai telefonato, non ti ho potuto rispondere perché ero immerso nel vortice del dolore e non riuscivo a rispondere al telefono. Questa persona non abita a Casarano, è a centinaia di Km da noi. Niente lamenti, solo grande dignità, niente pietismo, si stringe i denti e si ingoia tutto questo dolore, sperando che la situazione cambi.

Credo che più una persona sia coinvolta in una difficile situazione, più si rende conto di essere vicino al fondo, e meno si lamenti, perché sente di essere vicino al confine della vita, sa che sta male, ma che potrebbe anche stare peggio, allora da questa consapevolezza, nasce la sopportazione, la pazienza, l’accettazione di ciò che gli è capitato, perché capisce che poteva toccargli qualcosa di peggio.

Finchè siamo in vita, c’è speranza, così ognuno si tiene quello che ha, il dializzato si tiene la sua insufficienza renale, il cardiopatico il suo cuore sfiancato, il diabetico i suoi zuccheri in eccesso, il talassemico il suo sangue ricco di ferro. Certo potevano fare un cambio… e se il cambio li portasse a stare peggio? Meglio tenersi quello che si ha, a volte non sempre cambiare è sinonimo di migliorare. Concludo, invitando tutti a riflettere su quello che abbiamo, poco o tanto che sia, apprezziamo quello che abbiamo; se possibile, cerchiamo ovviamente di migliorare, senza però renderci schiavi di questa corsa verso nuovi traguardi che a volte ci fanno perdere il senso di chi siamo, di ciò che abbiamo. Basta poco per vivere serenamente, basta un po di cuore e di buon senso.

Buona vita a tutti.

 

 

 

 

 

28/05/09 Perché io da 14 anni non dormo come si deve, di notte, perché ho una figlia disabile che non dorme, e nonostante tutto mi venite a dire di pensare a chi sta peggio di me?

Io capisco che non sono l’unico o la mia famiglia non è l’unica con questo problema, ma con questo non mi potete impedire di essere invidioso,si mi sono espresso bene, invidioso verso chei sta meglio di me.

La vita è una sola e passa una sola volta e tu vorresti dirmi che la mia vita è uguale a quella di tante altre persone che stanno bene?

No, caro Eugenio, muoio io e moriranno anche gli altri, ma almeno alcuni avranno goduto di tutte le cose della vita io invece no(insieme ad altri naturalmente che stanno come me).

Ti sembre giusto tutto questo?

Per favore non credere o non crediate che stia facendo la vittima,non è mio costume e chi mi conosce sa che sto dicendo la verità.Io cerco di essere allegro, positivo,polemico,vivace ecc, ma non puoi sempre fingere.

Non credo più a niente e a nessuno. Purtroppo come si dice in questi casi "se non le passi….."

Ma attenzione io non voglio che nessuno abbia i miei problemi, nemmeno i miei nemici, se ne ho, però lasciatemi invidiare chi sta meglio di me.

Per me l’invidia è un sentimento positivo, pensa te.

A volte leggendoti, e poi in generale perché ti conosco, riesco ad essere invidioso anche di te.(come fai dico io….)

A questo punto mi sorge un dubbio, forse sono io che non so vivere come dice il mio amico Eugenio, perché non mi so accontentare delle piccole cose. E poi forse non ho neanche un cuore.

Sperando di non avervi annoiati.
Sauti
Rocco De Maria

roccoluigi.demaria@tin.it 

 

28/05/09 Carissimo Rocco, tu hai tutto il diritto di chiedere un cambio… hai tutta la mia umana comprensione, conosco un po la tua situazione e so che non è per niente facile, tutt’altro. La mia lettera era indirizzata verso coloro che si lamentano per i piccoli problemi della vita, che capitano a tutti, che sono chiusi su se stessi e non vedono cosa c’è in giro per avere anche un termine di confronto ed apprezzare quello che hanno. Non esiste una vita perfetta, esiste la vita, con i suoi tanti imprevisti, spetta a noi saperli affrontare e se possibile risolverli, senza  ingigantirli ma neanche sottovalutandoli. In tutto questo vivere, entra in gioco la fortuna, il caso, il destino, chiamalo come vuoi, per cui a te, caro Rocco, la vita ti ha assegnato questo impegnativo compito, ad altri più fortunati, ha dato compiti più leggeri.

La mia riflessione non era una considerazione che cercava di consolare i più sfortunati, perché potevano stare ancora peggio, no; la mia esortazione è rivolta a coloro che stanno bene e si complicano la vita da soli, convincendosi che stanno male, perché non si sono mai fermati un momento a riflettere, a vedere ciò che hanno, ad apprezzare quello che hanno, perché c’è tanta gente che potrebbe vivere serenamente, e invece, per chiusura mentale, non riesce a sollevare la testa e guardare il sole che riscalda le loro giornate, e si lamenta sempre, se c’è il sole, se non c’è, se piove, se non piove.   Per aridità di cuore, non danno un bacio ai loro figli, perché non sono mai contenti di loro, perché hanno riversato su di loro tutte le loro aspettative represse; e così, per tutto il resto.

Un abbraccio

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

 

28/05/09 Ciao, Eugenio ti faccio i complimenti per come sempre colpisci al cuore ed al cervello, ti stimo moltissimo.
Anch'io girando per le case e guardo sempre chi sta peggio di me, è non mi lamento anzi ringrazio a Dio per come mi è andata, sono già nove anni che vado sempre avanti, è nostro Signore mi ha regalato un altro figlio, ora ha un'anno e mezzo, per cui lo ringrazio tutte le mattine come apro gli occhi.
con  stima                                                                        
Marcello Farina

marcellofarina@alice.it

 

 

28/05/09 Un grande abbraccio, caro Marcello. Coccola i tuoi figli, tua moglie, è questa la tua ricchezza più grande.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

 

28/05/09 Caro Eugenio, sono Rocco Schiavano, ho 24 anni (a dir la verità quasi 25, ma mi piace arrotondare per difetto…) e da 20 anni sono disabile. All’età di 4 anni e mezzo sono stato vittima di un terribile incidente stradale con conseguente trauma cranico, che mi ha lasciato molti problemi a livello di deambulazione, ma tutto sommato riesco a camminare con le mie gambe. Risvegliarmi dal coma sarebbe stato un miracolo, almeno così dissero i medici della sala rianimazione di Lecce ai miei genitori. Sono riuscito tuttavia a sopravvivere, di questo non mi piace vantarmi: molte altre persone in casi simili non non ce l’hanno fatta, non per demerito loro, ma perché il destino o Dio hanno voluto così, purtroppo.

 

In questi vent’anni, di disabilità, ne ho vista di gente: bambini, anziani, uomini, donne, con disabilità più o meno gravi. Ti dirò che anche io mi sono chiesto che cosa abbia fatto di male per ritrovarmi un giorno in un letto di ospedale, con le gambe bloccate a soli 4 anni…

Stando in contatto con alta gente, magari impossibilitata a muoversi autonomamente, mi volto indietro e penso che almeno io non ho bisogno della sedia a rotelle, né di emodialisi, né di trasfusioni.

 

A volte mi fa veramente rabbia, ascoltare persone, magari sessantenni o più, (non che non abbia rispetto per loro, però almeno sono arrivati a quell’età, sani…) che si lamentano di acciacchi, che vorrebbero non avere nessun dolore.

Lo dico a quelle persone che credono che un dolore ad un braccio, sia un problema grave, che non gli permette di fare il loro hobby preferito. Molto spesso gli faccio il paragone con chi sta veramente male, e sovente mi sento dire: “Si vabbè…, però io volevo…” È in quei momenti che mi volto e dico anche io: “Perché non facciamo cambio?...”

 

Anche io quando non ho sonno, mi ritrovo a fissare il soffitto buio ed a pensare ad amici o parenti, costretti ad un’alimentazione particolare privandosi di alcuni cibi, o a trascorrere la loro vita su di un ‘marchingegno’ con quattro ruote. Io ho accettato la mia disabilità, anzi cerco di sdrammatizzare i miei problemi, facendomi slogan il detto: FINCHE’ C’E’ VITA C’E’ SPERANZA. Altresì capisco la malattia degli altri, ma la verità, caro Eugenio,  è che chi sta bene non riesce mai a comprendere cosa vuol dire essere ‘marchiato’ come disabile, vorrebbe sempre il meglio per se.

Condivido e ti ‘rubo’ il

Buona vita a tutti.

roccoschiavano@alice.it

 

 

28/05/09 Non sono mai stato così contento che qualcuno mi rubasse qualcosa...

Eugenio Memmi

 

 

 

 

28/05/09 Caro Eugenio, sai che ti conosco, per l’amicizia ormai quarantennale con tuo fratello, da quando eri ninni, ti ho seguito a distanza nella tua crescita prima di ragazzo e poi di uomo, e ti ho visto crescere anche nella strana veste di editorialista.

Sai anche che in questi anni non ti ho mai scritto e men che meno avrei voluto farlo adesso sotto elezioni. Ma non ho saputo resistere.

E così eccomi qua a dirti che secondo il mio modesto parere con il pezzo “vuoi cambiare?” hai superato davvero te stesso.

Sei riuscito anche sintatticamente a toccare certe corde e certe emozioni che francamente dovremmo un po’ tutti riuscire a provare più spesso.

Durante tutto l’arco della nostra vita, periodicamente dovremmo avere dei momenti di disintossicazione, dalla nostra arroganza, dalla nostra superbia e da tanti altri nostri atteggiamenti negativi, semplicemente andando a fare qualche giro nei vari reparti degli ospedali, o prendersi qualche minuto e farsi un giro al Cimitero, per toccare con mano la vera sofferenza, e la grande dignità che ha la gente nell’affrontarla.

Solo così forse vedremmo le cose con occhi migliori.

Non mi va di aggiungere altro, a presto e …

Cari saluti

Fernando Venuti

fernando.venuti@telecomitalia.it

 

 

28/05/09 Grazie Fernando, un caro saluto anche a te.

Eugenio Memmi

 

 

 

 

28/05/09 Ciao Eugenio, è la prima volta che scrivo su tuttocasarano ( anche se lo seguo quotidianamente da anni), lo faccio oggi perché spinta dalla tua meravigliosa e riflessiva lettera che forse un po’ tutti dovremmo leggere, rileggere, per poi farci riflettere. Concordo pienamente quello che ha scritto il sig. Farina e devo dire anch’io di sentirmi una moglie ed una mamma fortunata; per carattere non sono egoista, anzi. La lettera del sig. De Maria mi ha rattristato e mi ha toccato profondamente, perché anche “ se non le passi “ a mio parere, chi legge queste situazioni così difficili e particolari ed ha un cuore non può rimanere indifferente, anzi ti fanno star male, forse, anche con un senso di colpa. Capisco che non è facile passare 14 anni della propria vita in questa situazione, però le dico sig. De Maria che il Signore lè ha dato e le dà la forza giorno dopo giorno per andare avanti. Nella sua lettera la frase che mi ha lasciata senza parole è stata “ e poi forse non ho neanche un cuore “. Io credo e sono sicura che un cuore lei cè l’ha, sicuramente più forte e più grande del mio e di qualcun altro. Le Auguro una Vita piena di pazienza, di coraggio e Tanta serenità.

Con Stima e Rispetto

Antonella Baglivo

mauro@plantera.it 

p.s. Un grosso GRAZIE a te Eugenio, persona di grande umanità e valori della vita.

 

 

 

28/05/09 Carissima Antonella, grazie innanzitutto per aver scritto, ma soprattutto per cio che hai detto a Rocco De Maria, il tuo incoraggiamento rivolto all'amico Rocco è stato così bello che ha dato tanta gioia anche a me, e credo che non sarò il solo a sentire questa tua energia positiva e a ringraziarti.

Un caro saluto

Eugenio Memmi

 

 

 

Caro Eugenio, per vari e tanti motivi ho vissuto entrambe le facce della vita moderna di cui parli nel tuo toccante intervento.
Ho conosciuto il dolore profondo,quello che ti lacera il cuore, quello che per anni ti scandisce ogni singolo attimo dell’esistenza. Silenzioso ma imponente.
Fingevo bene sai?! Adesso poi sono diventato un attore da oscar.
So bene, ed è prova provata di sofferenza atroce,di cosa parla il Sig.De Maria, quando si esprime utilizzando il termine “invidia”.
Le ho odiate ed invidiate anch’io le famiglie Mulino Bianco sulle spiagge, nei ristoranti, nei parchi; mi chiedevo perché loro si ed io no e covavo rancore.
Per fortuna il dolore mi ha logorato il cuore ma non la ragione, dunque dopo qualche secondo di smarrimento tornavo in me ed ero felice per loro.
Poi, ad un certo punto, quando pensavo che tutto quello era troppo e disgraziatamente tragico per me, non mi è rimasto nulla. Nemmeno il dolore. Nemmeno le lacrime.
A quel punto conobbi l’altra faccia della vita di cui parli nell’epilogo del tuo intervento.
I traguardi, la ricerca del successo.
Ecco, Eugenio, a volte gettarsi a capofitto nella ricerca di beni e gioie effimere può essere la conseguenza diretta di esperienze tragiche.
Semplicemente perché ti è rimasto solo quello.
Vivere all’insegna del “memento mori” forse ha un senso intimo e non solo una spiegazione apparente.
Ovviamente conosco la tua storia Eugenio e nonostante tutto io mi ritengo più fortunato di te.
Non ti nascondo che nei momenti bui ho pensato anche alla tua situazione ed a quella di tanta gente che, di proposito, vado a vedere negli ospedali quando voglio fortificarmi.
E quanto rido quando osservo la gente che si ostina a non capire nulla dei veri valori della vita…

PS: Quando vuoi regalarti un sorriso leggi il tuo stesso sito…hai la soluzione in casa…di questi tempi poi gli interventi cicciano…io faccio così!

 

nefluan2009@libero.it  

 

 

 

28/05/09 Caro amico “Nefluan”, quando la vita ci mostra la faccia più brutta che ha, e siamo  risucchiati in questo vortice, cerchiamo di contrastare con le nostre forze questi eventi infausti, a volte ci si riusciamo, a volte si perde, e rimaniamo schiacciati dal peso di questo “non senso”, fatto di vuoto interiore, di smarrimento. Non è una situazione che va giudicata, ognuno vive e reagisce per come può e sa, si tocca il fondo e ci si rimane per molto tempo. Ma una volta toccato il fondo, abbiamo solo la possibilità di risalire la china, piano piano. Ognuno lo farà seguendo un suo percorso, in base a ciò che sente, in base ai suoi valori. Ti auguro, caro amico, di continuare il tuo percorso e che la tua strada possa diventare sempre più luminosa, serena, in modo che tu possa vivere al meglio la tua vita. Il tempo è il nostro più grande alleato, in questo. La vita è sempre imprevedibile, e merita di essere vissuta, e come dice Tiziano Ferro in una sua canzone : IL SOLE SORGE PER TUTTI.

Buona vita a te

Eugenio Memmi

 

 

 

 

 

28/05/09 Una volta scrissi (non ricordo dove) che oggi cambiare è... rimanere "normale".
Con ciò ho voluto sintetizzare il fatto che ognuno si sente di doversi distinguere dall'altro "per forza" e non perché mi sento di cambiare, di intraprendere un'altra strada, di non pensarla nello stesso modo.
Cambiare è dare una "sterzata" alla propria vita. Più volte l'ho dovuta dare alla mia vita e penso che mi capiterà ancora di doverlo fare, anzi, spero di farlo ancora, vorrà dire che ne sono ancora capace; capace di modellarmi, di migliorarmi.
Per scaramanzia spesso penso che potrei stare peggio in salute. Lo penso perché in questo modo spero di battere contro tempo le cose brutte della vita. Ma ultimamente mi sono accorto che rischio di farmi male da solo e di far stare male chi mi vive attorno. La vita è adesso. Qualcuno vive male o non riesce a vivere proprio. Io intanto sto a scrivere. I momenti belli di certe persone sono solo brevi bagliori che durano miscrosecondi ed hanno ragione chi prova "invidia" verso quelle persone che stanno veramente bene e si godono i loro momenti. Io di cosa mi dovrei lamentare? Nulla. Ma neanche dovrei buttarmi a terra, coprirmi, fustigarmi. Questo non serve, peggiorerebbe la vita, come detto prima, anche di chi mi ruota attorno.
Perciò non te ne fregare e corri se puoi e vuoi correre, respira, mangia, divertiti se puoi fare tutto questo. E' giusto che sia così. Non privarti di cose che puoi avere... solo... non farlo nel disprezzo di altri. Non ti dico di pensare ad "altri che stanno peggio di te", ma di pensare che forse, a volte, posso dare agli altri. Anche una semplice amicizia, una passeggiata, una visita, un incontro... poco. Poi puoi tornare ai tuoi ritmi. Non è un obbligo quanto ho detto, solo una riflessione che nasce da questo piccolo pensiero:
"fare poco... è già cambiare..."
Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com
 

 

 

 

31/05/09 Caro Eugenio, ho trovato molto interessanti le tue riflessioni sulla propensione alla lamentela. Vorrei fare un commento dal punto di vista psicologico su alcune questioni che ritengo importanti. In particolare, vorrei sottolineare la parola “magica” che potrebbe essere il punto di svolta per chi lotta per costruire il suo benessere interiore: l’accettazione di ciò che è capitato. Nel tuo, come in altri interventi, se ne è parlato, ma vorrei sottolineare l’importanza di questa disposizione interiore che, se è sincera, può portare a vivere bene anche chi ha seri problemi. Questo non vuol dire che la vita piena di limitazioni di chi ha serie difficoltà sia uguale a quella di un altro che non ne ha, ma vuol dire semplicemente che la serenità e il benessere interiore di chi si trova nella prima condizione può essere uguale (se non superiore) a quello di un altro che sembra o è senza problemi. È sotto gli occhi di tutti come persone diverse reagiscano in modi diversi alla stessa situazione: ad esempio, di fronte alla morte improvvisa di una persona cara (o alla fine di una storia d’amore importante), c’è chi reagisce con disperazione non riuscendo mai a superare il dolore (per tutta la vita!) e chi, invece, pur provando dolore, riesce a reagire trovando altre ragioni per impegnarsi, per rendere la sua vita ancora degna di essere vissuta, riuscendo così a provare ancora gioia, ad essere entusiasta, a stare bene e a far stare bene gli altri. Lo stesso discorso vale per coloro che hanno una disabilità o una persona disabile in casa, che limita fortemente la propria libertà: ci sono persone che, nonostante questo, riescono ugualmente ad essere felici, altre che non ce la fanno. Le situazioni, però, sono identiche. Allora cosa cambia, perché alcuni sono fondamentalmente sereni e, possiamo dirlo, anche felici, e altri no? La differenza sta nella sincera accettazione degli eventi che non possono essere cambiati. Se c’è una possibilità di migliorare le cose esterne, è giusto prodigare ogni sforzo per raggiungere tale obiettivo, ma se le condizioni esterne sono immutabili, l’unica cosa che possiamo fare per stare meglio è cambiare ciò che è dentro di noi, ovvero accettare dal più profondo del cuore ciò che ci è capitato. È inutile e dannoso arrabbiarsi per ciò che non può essere cambiato. È anche inutile e dannoso per noi stessi fingere di essere allegri e positivi se nel nostro intimo non lo siamo realmente. Il bello è che noi possiamo realmente essere felici, nonostante tutti i guai che ci possono capitare, “solo” lavorando sui nostri pensieri e giungendo, ripeto, ad una serena accettazione di ciò che non dipende da noi, su cui noi non abbiamo alcun potere, come può essere la morte di una persona, un trauma subito in tenere età, una disabilità, un terremoto ecc. 

La lamentela poi, che tutti, chi più chi meno, ci troviamo a praticare, è, in fondo, legata alla pretesa che le cose siano diverse da come sono e al rifiuto di accettare la realtà così com’è, nel qui e ora. Inoltre, ci fa impiegare tempo ed energia e rende passivo chi ci ascolta che, suo malgrado, viene risucchiato dentro il nostro gioco distruttivo. Se riuscissimo a vedere quello che in ogni vita c’è di bello (perché c’è sempre qualcosa di bello) ciascuno di noi potrebbe “godersi” la propria vita al massimo delle proprie possibilità, traendone estrema soddisfazione, nonostante i suoi limiti. Sicuramente guardare a chi sta peggio di noi aiuta a relativizzare i nostri guai, ma sarebbe sufficiente anche guardare oggettivamente la propria realtà e qualcosa di buono la troveremmo sempre, dall’amore delle persone care alla gratitudine di una persona a cui abbiamo fatto del bene, dalla soddisfazione di aver svolto bene un lavoro al piacere di condividere un bel tramonto con una persona cara, dal piacere di leggere le riflessioni di chi si impegna a costruire un mondo migliore alla soddisfazione di aver fatto di tutto per migliorare la propria vita o quella degli altri.

P.S. Un piccolo consiglio: anche quando abbiamo un problema veramente serio, che interessa tutto l’arco della nostra vita, come una persona non autosufficiente da accudire, non concentriamoci solo su quello! So che è difficile, ma è necessario trovare anche solo una mezz’oretta ogni tanto per permettere alla nostra mente di stare a contatto con delle cose che ci piacciono, per rilassarsi, per poi svolgere meglio anche il nostro compito di stare accanto a questa persona, che beneficerà della nostra nuova carica. Ma dobbiamo coltivare diversi interessi, non possiamo dedicare tutta la nostra vita ad una sola cosa, sia essa il lavoro, una persona, un ideale… e non sentiamoci in colpa se ci prendiamo i nostri spazi e siamo capaci di divertirci (davvero!) anche se in casa abbiamo da anni una situazione molto critica: ne abbiamo tutto il diritto, per il bene di noi stessi e di chi ci sta intorno. Rileggendo quanto ho scritto mi rendo conto che, detto così, sembra tutto molto semplice da realizzare. In realtà sono perfettamente consapevole delle difficoltà che si incontrano nel cambiare atteggiamento nei confronti della vita dopo che, per anni, abbiamo strutturato un certo modo di porci. E posso immaginare le difficoltà reali che comportano situazioni molto dure come un lutto o una disabilità. Purtroppo però l’esperienza della sofferenza e del dolore è ineliminabile nella vita di ciascuno di noi, per cui l’unica cosa che possiamo fare per stare bene è imparare ad accettarla e a viverla nel migliore dei modi. Il mio modo di trattare la questione, che potrebbe sembrare un voler banalizzare l’esperienza di chi quotidianamente si confronta con certe problematiche, nasce invece dall’aver conosciuto personalmente delle bellissime persone che hanno messo in pratica quanto sopra riportato e che, nonostante i gravi colpi inferti dalla vita, dopo un certo periodo di “assestamento” sono riusciti a ritrovare la gioia di vivere e la voglia di fare e il loro cuore (e il loro volto) sorride sinceramente anche agli altri.

Dott.ssa Daniela Giorgino

daniela.giorgino@virgilio.it 

 

 

 

 

 

 

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Verso le elezioni del  6 - 7 giugno 2009

Dibattito fra i 4 candidati sindaco

Claudio Clasciaro, Enrico Fattizzo, Francesca Fersino, Ivan De Masi

 

 

 

 

               

 

 

 

 

http://www.percorsidarte.org/

 

 

09/01/09 I giovani e i loro problemi.

Di Mario Casto

 

27/05/09 Democrazia 2.

Di Piergiorgio Caggiula

 

 

27/05/09 Non farò 2000 km per venire a votare questi candidati.

Di Andrea Stefano

 

 

27/05/09 Confronto e 488: chi? cosa? ... o quando?

Di Fernando Stefanelli

2 commenti 

 

 

27/05/09 Per fortuna che c'è De Masi.

Di Paolo Sabato

 

 

27/05/09 Stadio Capozza e Virtus: tante incognite... elettorali.

Di Marco Memmi

 

 

26/05/09 “Caro sig. Memmi, ma il Re.. è nudo?” Lettera di un Casaranese a Roma.

 Di Francisco La Manna

3 commenti

 

 

26/05/09 Lettera agli ingenui ma non solo.

Di Alessandro De Marco

 

 

25/05/09 Sono un uomo libero... Di Francisco La Manna

 

 

24/05/09 Un casaranese tra gli eroi dell'Aquila.

Di Luca Greco

 

 

23/05/09 Un ricordo.. un augurio... un consiglio...

Di Francisco La Manna

 

 

22/05/09 Casarano merita la sua festa. Di Antonio Toma

11 commenti

 

 

22/05/09 Che confusione... di Daniele Morelli

 

 

22/05/09 La gente vuole il confronto a 4 dei candidati sindaco.

Di Marco Memmi.

4 commenti

 

http://www.pieroricca.org/

 

 

 

 

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