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CELEBRATA OGGI IN OSPEDALE LA GIORNATA MONDIALE DELL'AMMALATO, C'E' PERO' ANCORA TANTO DA FARE

di Eugenio Memmi, Casarano 15/02/04

 

 

Alla presenza del vescovo delle nostra diocesi, mons. Caliandro, e di don Antonio Mergola sacerdote cappellano dell'ospedale, si è celebrata la "Giornata Mondiale dell'Ammalato", giornata dedicata alla sensibilizzazione dei problemi dell'ammalato e di tutto quello che ruota intorno alla sofferenza. Il sottoscritto che lavora in ospedale conosce molto bene la problematica anche perchè ho avuto la sfortuna di trovarmi ricoverato tre mesi e mezzo nel 2001 presso l'ospedale di Brindisi in seguito ad un incidente occorsomi in quell'anno. Per esperienza vissuta vi posso assicurare che fra i vari aspetti indispensabili e fondamentali per chiunque sia ricoverato vi è la necessità di poter usufruire di un "soggiorno sereno", aspetto che dipende essenzialmente dalla qualità dei rapporti che si stabiliscono fra ammalato e personale di reparto. Devo dire grazie al personale dell'ospedale Perrino di Brindisi, perchè i tre mesi e mezzo trascorsi con loro sono stati nonostante tutto sereni, poichè sono stato assistito da personale cortese, che non mi ha fatto pesare per nulla la lunga degenza. Oggi ho ricevuto un'e-mail da una visitatrice, che già altre volte mi aveva scritto per lamentarsi dell'assistenza che il proprio padre riceve presso il servizio di Dialisi del nostro ospedale, da parte di qualche operatore che avrebbe sicuramente bisogno di un corso accelerato di "umanità". Con questo non voglio additare a questo o quel reparto come cattivo o buono, ma, sicuramente il personale del nostro ospedale, eccelso in talune figure, scade di qualità in altre che avrebbero bisogno di un correttivo, a tal fine esortiamo la Direzione Sanitaria perchè prenda a cuore questa realtà.

 

Carissimo Eugenio

Ti racconto solo l'ultima, il mio papà quando fa la dialisi prende la sua terapia e chiede agli infermieri se per favore gli versano un pò d'acqua nel bicchiere che porta con se proprio per prendere le pillole, ebbene un medico gli ha detto le medicine "prenditele a casa prima di venire per non disturbare gli infermieri!"... ma dove stiamo andando a finire? ...ma i

medici prima di parlare riflettono o sono delle bestie? il malato e in particolare il dializzato, è una persona sofferente che merita compassione e chiede solo un pò di aiuto perchè non può muoversi per parecchie ore attaccato ad una macchina.

Un'altra volta un' infermiera a cui aveva chiesto un pò d'acqua gli ha risposto "chiedilo all'inserviente perchè lei era molto occupata", (poi lei è un infermiera professionale non è mica un inserviente!!!), e ancora un'altro gli ha detto, con fare ironico "ma vuoi anche un pò di ghiaccio dentro?" ...ma non siamo mica in estate! io glielo darei a lui in faccia il ghiaccio!!!

Oltre a rimanere profondamente delusa per la mancanza di umanità delle persone che dovrebbero compiere il loro lavoro per umanità e non solo per una questione economica, penso che, se non vogliono fare entrare dentro la stanza della dialisi i parenti dei malati però poi dovrebbero dare quell'assistenza elementare; gli ha solo chiesto un pò d'acqua, cosa provano dentro dopo aver risposto male ad un malato anziano e sofferente come mio padre.

Cosa hanno al posto del cuore? Poi però penso a quelle persone che lavorano bene e che per fortuna in quel reparto ci sono e che sono dolcissime e umane e credo che per ognuno c'è una giustizia. Non voglio augurare a nessuno di passare quello che sta passando mio padre però forse solo provando sulla loro pelle capirebbero cosa vuol dire essere malati e non infermieri.

Adesso mio padre l'acqua se la porta da casa in una piccola bottiglietta per non disturbare.

Grazie


 

La riflessione dell'amico Paolo Argnani su quanto scritto.

Ciao Eugenio, ho letto la pagina con cui hai pensato di ricordare la giornata del malato. La lettera che vi hai pubblicato, mi ha riportato alla mente alcuni episodi simili, fra i quali ricordo in modo particolare quello in cui mi dovevo recare in ospedale da mio padre che, essendo stato operato al cervello, necessitava di un aiuto per mangiare: niente da fare, durante la distribuzione del cibo non si poteva entrare! La regola è la regola! Quello che si sarebbe poi rivelato uno degli ultimi suoi pasti, fu un pasto freddo, grazie al senso del dovere di gente che fra l'altro ci tenne anche a farmi pesare l'assurdità della mia richiesta (usare anche il buon senso oltre alle regole).

Di episodi penso che ne potremmo avere tutti da raccontare, ma la nostra amica (mi permetto di chiamarla così anche se non la conosco) non dimentica di notare che ci sono anche persone che hanno altri criteri, che sanno essere dolci ed umane. Io penso sia importante non collaborare con un mondo che tende a tenere nascoste tali persone. Esiste un modo più vero di rapportarsi con persone e cose; non bisogna scoraggiarsi se queste sembrano essere solo delle eccezioni. A tal proposito ti scrivo un racconto che ha citato la vedova Coletta (Carabiniere morto nella strage di Nassiriya) in occasione di un incontro/testimonianza con alcuni ragazzi e che ho letto in una rivista: 

DIO SI SERVE DI NOI 

Una tempesta terribile si abbattè sul mare... acqua vento gelido... scaraventando le stelle marine sulla riva... Migliaia e migliaia di stelle marine. Le stelle marine erano quasi immobili, stavano morendo. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente: All'improvviso il bambino lasciò la mano del papà, si chinò... raccolse tre piccole stelle e le riportò in acqua, poi tornò indietro e ripeté l'operazione... un uomo che era lì gli disse: "Ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, sono troppe e questo succede su tante altre spiagge... non puoi cambiare le cose". Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un'altra stella e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui". L'uomo fece la stessa cosa... poi erano in 4, poi in 100, 200, migliaia di persone cha buttavano stelle di mare in acqua.

saluti da Paolo