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IL CROGIULO DELLA SOFFERENZA AFFINA SENSIBILITA' E COMPRENSIONE

di Eugenio Memmi, Casarano 04/06/04

 

 

Alcuni giorni fa, parlando con un mio amico, mi diceva – sai Eugenio, non penso che io oggi sarei la persona che sono, se nella mia vita non avessi vissuto tutte quelle esperienze che ho fatto. Ho fatto tante e intense esperienze, ti posso assicurare però, che la sofferenza interiore è stata quella che mi ha fatto maturare di più e conseguentemente accettare negli altri atteggiamenti o situazioni che prima non riuscivo a giustificare. Il discorso di questo mio amico sotto certi aspetti lo condivido anch’io anche se mi sento di fare alcune riflessioni. E’ vero, ed è successo anche a me che le esperienze “negative” che ho vissuto  mi hanno portano a comprendere che nella vita non tutto è bianco o nero, ed i giudizi che ero portato a dare alcuni anni fa, oggi comprendo che non li farei più, proprio in virtù di ciò che la vita mi ha insegnato sulla mia pelle. Oggi sono più aperto a comprendere, ad accettare gli altri proprio perché la vita mi ha sbattuto in faccia giorno dopo giorno tante e tali situazioni che sarei uno stupido se non facessi tesoro di tutto quello che di brutto o di bello mi è capitato. Se questa è la mia esperienza e quella del mio amico, non si può certo dire che tale percorso di crescita sia applicabile per tutti poiché ognuno ha il suo personalissimo cammino da compiere che lo portano poi ad assumere determinate posizioni davanti a certi avvenimenti e comunque esistono delle persone dalla grandissima intelligenza, dalla grande apertura mentale che pur avendo avuto ancora non tante esperienze, hanno invece una grande maturità nel saper cogliere e rispettare con convinzione ciò che è diverso dai soliti canoni comportamentali. E’ bello in questa mia riflessione farvi comprendere come ad esempio davanti ad uno stesso problema le persone diano delle risposte diverse proprio per quanto affermato finora. A questo punto qualcuno potrebbe anche dire - auguri disgrazie a catena a tutti per poter capire a fondo il senso della vita? No, non è bello e soprattutto la vita per certi versi non ce la scegliamo noi di vivere è lei che ci viene incontro. E’ anche vero che uno si può anche preparare ad affrontarla uscendo dal proprio guscio per avvicinarsi alle tante realtà presenti sul territorio, di volontariato, sportive, ecclesiali, sociali, in un certo senso aiutano a conoscere alcuni fenomeni sociali, comprenderli e accettare meglio le diversità presenti intorno a noi. Visto che anch’io ho fatto queste esperienze, posso dire senza ombra di dubbio che l’esperienza che ti forgia, che ti modella l’anima, come una lamina infuocata che prende la forma dalle martellate del fabbro su un incudine e ti segna veramente, è ciò che vivi in prima persona. Un conto è sapere che la vita può essere dura, un conto è sentirlo su di se, nell’ultimo film di Mel Gibson, The Passion, abbiamo visto che anche Gesù alla fine aveva i suoi tentennamenti, le sue incertezze, tutta quella “Passione” anche per lui si stava dimostrando eccessivamente pesante da sopportare; questo che cosa ci può insegnare, che se un Dio fatto uomo ad un certo punto si sente solo, quasi abbandonato da quel padre che sente un po’ lontano, noi che dovremmo essere per certi versi, la sua lontana e brutta copia dobbiamo essere più tolleranti con noi stessi, riconoscendo i nostri limiti ma quello che più conta è riconoscere negli altri tutto questo.