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LETTERA APERTA ALLA DIRETTRICE DEL TACCO D'ITALIA

di Eugenio Memmi, Casarano 31/05/04

 

 

Egregia direttrice, mi sento in dovere di scrivere una piccola riflessione dopo la sua risposta pubblicata sul mensile da lei diretto indirizzata al mio “direttore” Danilo Lupo. Non ho il piacere di conoscerla direttamente, so bene invece quanto Danilo la rispetti riconoscendole una grande professionalità e competenza giornalistica. Trovo però che le argomentazioni da lei  scritte nella sua rubrica “lettere al direttore” per rispondere alla lettera inviatale da Danilo con il quale spiegava il motivo del suo abbandono come collaboratore del suo mensile, mi hanno profondamentedeluso. “Ululati”, il titolo dato alla sua risposta, un riferimento chiaro al cognome di Danilo ma un modo subdolo per deridere una voce, che per lei comunque è risultato difficile addomesticare. Se mi permette quel titolo, io lo ritengo veramente offensivo per Danilo, il mio DIRETTORE, con o senza titolo, ma prima di tutto il mio migliore amico. A M I C O con tutte le lettere maiuscole!!!

Sicuramente lei dall’alto del suo albo dorato conoscerà il significato di questa parola, ma a volte comprendo bene che è difficile far conciliare gli interessi di bottega con il pensare libero e ironico di alcune persone come Danilo che in certi momenti possono risultare scomodi. Sa qual'è la differenza fra  la sua impostazione editoriale e la nostra? L’AMICIZIA, noi siamo prima di tutto AMICI, amicizia che nasce dal profondo rispetto che ho per Danilo, per la sua esemplare coerenza, per la sua immensa caparbietà nel difendere il pensiero altrui. Sono tante le volte che io mi trovo in difficoltà quando sul sito diamo spazio “alle tante voci scomode” ed io sarei meno propenso a pubblicarle per un certo quieto vivere, mentre lui convinto del valore di ogni singola espressione anche la più scomoda è pronto a scontrarsi con tutti quelli che preferirebbero zittirle. Perciò cara mia direttrice, le accuse che ha rivolto a Danilo, sono veramente infondate, e lei che lo conosce da più tempo lo sa meglio di me, ma non può ammetterlo.