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NC'ERA NA FIATA "U MESCIU"

di Eugenio Memmi, Casarano 18/06/04

 

 

La fine della scuola per molte famiglie e per tanti ragazzi segna praticamente l’inizio del periodo estivo e di vacanza. C’è chi questi tre mesi di ferie lo vuole o ha la possibilità di trascorrerlo al mare o in campagna, c’è chi lo trascorre in città. Molte famiglie e gli stessi ragazzi vorrebbero che questo periodo estivo fosse usato  in maniera diversa, che non sia il solito ritrovarsi davanti ad un videogame, oziare davanti ad un televisore, o smanettare davanti al PC per ore e ore. Che fare allora? una volta era consueto mandare in questo periodo i propri ragazzi “allu mesciu”, per far avvicinare gradualmente i propri figli al mondo del lavoro. Penso che moltissimi di voi abbiano fatto questa esperienza, io già a 12 anni andai da un calzolaio, poi da un falegname, uno studio elettrotecnico, e per due estati ho frequentato i ristoranti della marina di Ugento. Era un modo per imparare qualcosa, per capire cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande e nello stesso tempo ricavare qualcosa da consegnare orgogliosamente alla mia famiglia per dimostrare la mia “piccola” ma sentita partecipazione al suo sostentamento. In questo modo ho potuto acquistare un motorino, e altre piccole cose, senza pesare eccessivamente sul bilancio familiare. Ricordo in quegli anni, che d’estate tanti laboratori artigianali avevano diversi ragazzi che giocoforza imparavano il mestiere, così avevo amici che frequentavano  “u mesciu”, idraulico, fabbro, falegname, calzolaio, elettricista, radiotecnico, muratore, piastrellista, imbianchino, le ragazze andavano dalle sarte, dalle ricamatrici ect…. Oggi tutto questo è estremamente difficile da fare, questi “mesci” superstiti sono costretti a dire no alle mamme o ai papà che vanno a chiedere di poter far frequentare il laboratorio al proprio figlio. La legge non lo permette, l’ispettorato del lavoro per la presenza di un ragazzo in un contesto del genere elargisce con grande generosità multe di migliaia di euro. Si sa, l’Italia, è il paese dei paradossi, non si riesce a distinguere lo sfruttamento minorile da altri contesti, i nostri governanti non riescono a capire questo e permettere una maggiore flessibilità, in questo caso comprensibile, senza far aggravare di oneri fiscali per la presenza di un minorenne un piccolo laboratorio, con il consenso dei genitori.

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