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LETTERA APERTA AI SACERDOTI DI CASARANO, la presenza dei politici nelle processioni è ancora una presenza indispensabile?

di Eugenio Memmi, Casarano 13/03/04

 

Carissimi sacerdoti di Casarano, don Agostino Bove, arciprete della parrocchia del Maria SS. Annunziata, vi scrivo per sottoporre alla Vostra  riflessione se nel 2004 sia ancora valida la consuetudine di invitare in maniera ufficiale nelle varie processioni il sindaco e la giunta comunale.

Se tale connubio nel passato forse aveva una sua giustificazione storica e culturale, la maturità raggiunta dalla popolazione odierna mi sembra che mal sopporti tale presenza, ritenendola non adatta per il tipo di funzione. Indispensabile è la loro presenza in un corteo civile, per una commemorazione pubblica, ci “mancherebbe altro”; non mi sembra invece indispensabile la loro presenza in una funzione religiosa.

Rammento, i vari “siparietti” a cui abbiamo assistito negli ultimi anni soprattutto nella processione del Venerdi Santo quando alcuni rappresentanti politici fanno a gara per essere presenti sia pur per brevi apparizioni a più processioni che in quel momento si svolgono in più paesi, generando insofferenza e sdegno fra la gente comune. Non sarebbe ora di cambiare qualcosa? Se il sindaco, i vari assessori, gli onorevoli, vogliono partecipare ad una processione, liberi di farlo, ma senza fascia, senza il solito codazzo di lacchè, senza carabinieri in uniforme.  La processione è un momento di partecipazione popolare ma anche un intimo percorso di riflessione, questo voler apparire ad ogni costo mi sembra in forte contrasto con la natura stessa della funzione. Con quanto detto, non voglio dire che tutti i nostri rappresentanti politici ne abbiano fatto quest’uso, solamente ho manifestato un senso diffuso di disagio.

Attendendo una Vostra risposta

Saluto cordialmente


Casarano 22/03/04

 

Carissimo Eugenio,

 

sia pure con ritardo, trovo il tempo per risponde, solo a titolo personale, alla tua “provocazione” in merito alla processione del Venerdì santo: Lettera ai Sacerdoti.

 

         Personalmente non ci vedo nulla di anacronistico che il Rettore della Chiesa dell’Immacolata, (chiesa da cui esce la Processione), inviti il Sindaco e la Giunta, come Istituzione democraticamente eletta dai cittadini, ad un momento di grande aggregazione popolare.

 

         Circa i “siparietti” che dici di vedere, credo che sia il caso di parlarne con gli interessati. Che c’entrano i sacerdoti?

 

         Questi hanno il compito soprattutto nella Quaresima, di far riecheggiare per tutti, loro compresi, l’invito essenziale di Gesù:“convertitevi e credete al Vangelo “.

 

         E’ questo ciò che conta, la conversione del cuore, del nostro intimo, soprattutto di quella parte di noi che cerchiamo di nascondere agli altri per ben “figurare”.

 

         Vivendo la conversione si vive già la gioia della Pasqua. Auguri. Con tanta amicizia e  stima.

                                          Don Agostino Bove

 

 


Casarano val bene una messa?

Dal Forum di Tuttocasarano, Casarano 14/03/04

Di Danilo Lupo quasiblu@katamail.com

Vedo che la campagna elettorale si scalda... Eugenio sa che spesso, quando parla di politica, io non condivido l'atteggiamento un po' qualunquista (eugè non t'incazzare! ) dei suoi ragionamenti, in cui tutti sono uguali a tutti. Questa volta, però, Eugenio l'ha proprio imbroccata: anch'io ho sempre pensato che il codazzo di politici che segue la statua della madonna nella processione del venerdì santo è una cosa che ha pochissimo a che fare con la fede e moltissimo a che fare con la propaganda. non mi sembra che il discorso di Eugenio possa essere letto  come un attacco all'attuale sindaco telecomandato da chissà quale altro esponente politico: e da chi poi? alla processione del venerdì santo ci sono andati tutti, da Remigio Venuti a Paolo Zompì a Casto&Coletta quando erano loro a rappresentare  "la massima espressione civile del paese". Il discorso è molto più semplice, a mio avviso, e molto più laico: la processione del venerdì santo è una (a mio avviso bellissima, anche esteticamente) espressione della fede e della religione, due valori importantissimi per chi ci crede, ma a cui la politica non può essere subordinata: la massima espressione civile del paese deve rappresentare tutti, anche quella minoranza che nella processione del venerdì santo non ci crede e che invece vede i suoi rappresentanti sgomitare per avere un posto in prima fila come gli abbonati Rai; la devozione vera sta nelle vecchiette che cantano "vieni o morte", questo inquietante e affascinante canto che è solo casaranese, oppure nei tanti "portatori" delle statue che considerano un onore spaccarsi la schiena per tutto il percorso della processione. Qualche tempo fa un assessore (il nome non lo faccio, ci mancherebbe!) mi raccontò che c'è tutta una tecnica degli esponenti politici per il posto in prima fila: arrivare prima degli altri, piazzarsi in posizione favorevole e, se va male, riuscire ad incunearsi tra gli avversari e spuntare all'improvviso in prima fila compunto e sorridente. Quest'assessore (di centrosinistra) diceva che il massimo esperto di quest'arte è il senatore Costa, ma ho l'impressione che alla sua scuola ci siano andati in parecchi, di tutti i partiti.
Alla fine del '500 Enrico di Navarra, per essere incoronato re di Francia, abiurò il protestantesimo e si fece cattolico, motivando questa improvvisa "conversione" con la famosa frase "Parigi val bene una messa". nei secoli religione e politica si sono intrecciate inestricabilmente ("religio instrumentum regni", religione strumento del potere diceva una massima tardo-medioevale). una delle grandi conquiste della cultura occidentale, dall'illuminismo in poi, è l'aver separato queste due sfere, entrambe fondamentali nella vita delle persone: una critica che molti teorici della cosiddetta "esportazione della democrazia" fanno al mondo arabo è che in quei paesi vigono regimi teocratici, in cui cioè l'autorità civile e politica è anche autorità religiosa, un po' come era il papa nello stato della chiesa, il faraone in Egitto eccetera. beh, io troverei conseguente a questa conquista il fatto che il sindaco non si metta al seguito di una processione religiosa, ma piuttosto, ad esempio, aspetti la processione, anche con la fascia tricolore e la pompa magna di assessori e collaboratori, nelle vicinanze del comune e la veda passare: sarebbe un gesto di rispetto, ma non di subordinazione! d'altronde non mi sembra che i sacerdoti della città vadano ad assistere all'insediamento del sindaco nel primo consiglio comunale dopo le elezioni: eppure il discorso dovrebbe essere reciproco, o no? non si tratta di diminuire la sfera religiosa rispetto a quella politica o viceversa: sono due sfere diverse, entrambe importanti, ma che hanno pari dignità e sono separate.
Questa vi sembra malafede? A me sembra più in malafede chi in processione ci va non per rispetto al clero e ai fedeli, ma perchè non andarci significa perdere un voto. beh, quando un sindaco avrà il coraggio di perderlo, quel voto, avrà acquistato il mio!
saluti a tutti


16/03/04 Nel nostro Forum, questo pomeriggio a proposito delle diverse reazioni seguite a quanto da me esternato, un certo Fabio ha scritto un interessante puntualizzazione.

Condivido pienamente quello che ha espresso Eugenio riguardo alla consuetudine dei nostri politici di partecipare a processioni e manifestazioni religiose solo per il gusto di farsi notare dalla popolazione. In particolare sono due le processioni che subiscono tale invadenza, quella del Venerdì Santo e quella cosiddetta "di gala" nella festa di San Giovanni, a maggio. Permettetemi, però, di osservare che la presenza "istituzionale" è prevista solo per alcune processioni, prima fra tutte quella del "Corpus Domini" che è l'unica prescritta dal Codice di Diritto Canonico e poi quelle dei Santi Patroni, dove il Sindaco e l'amministrazione comunale sono lì a rappresentare la città e non uno schieramento politico (d'altronde il gonfalone cittadino è esclusivamente utilizzato solo in queste occasioni). Per quando riguarda il Venerdì santo, la situazione è ben diversa: la processione che si svolge quella sera è marcatamente di carattere penitenziale e lo si nota, ad esempio, dalla semplicità delle vesti sacerdotali (non si usano piviali, cotte e camici ma solo l'abito talare nero). Sta, quindi, alla coscienza dei politici di non ostentare fascie tricolori, prime file e quant'altro possa turbare la pietà e la devozione della popolazione. Non condivido, invece, ciò che si è detto sulla presenza dei militari in alta uniforme. Il loro servizio è quello di scorta d'onore delle statue e su questo mi sembra che non ci sia nulla da obiettare (anche il Papa celebra in San Pietro con la presenza di Guardie svizzere poste ai gradini dell'altare). Voglio, infine, rammentare che fino al 1984, in Italia, il Cattolicesimo era religione di stato pertanto la presenza di amministratori e politici a tali cerimonie era quanto mai adatta. Solo alcuni esempi del connubio fra politica e religione: un tempo nella processione del "Corpus" il sindaco era affianco all'Arciprete, sotto il baldacchino e lo seguiva reggendo l'ombrello eucaristico, una sorta di parasole riccamente addobbato; durante alcune messe solenni il sindaco aveva l'onore di amministrare il "lavabo" all'arciprete, all'offertorio. Pertanto se i sacerdoti, in buona fede, ritengono giusto di invitare amministratori e politici a processioni e cerimonie, la domanda va rivolta a quest'ultimi: "ma voi partecipate per devozione o per fare parata...?".