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politica: ritrovare la strada smarrita

di Eugenio Memmi, Casarano 02/04/04

 

In questi giorni di intensa, frenetica, caotica campagna elettorale, ci troviamo spesso a parlare di programmi elettorali, ascoltiamo le più disparate proposte da destra a sinistra. Tanti proclami, diffusi sulla stampa, a voce,  hanno l’intento di convincere quanta più gente sulla giustezza delle proprie idee politiche, pur di tirare “acqua al proprio mulino”, assistiamo o subiamo senza accorgercene le varie strategie politiche figlie di accordi sofferti o se non addirittura “incestuosi”.

Chi ci salverà da questo “vecchio” modo di fare politica, dove la chiarezza, la trasparenza, la coerenza è osteggiata?

In tanti a Casarano lamentano la mancanza di figure politiche di peso che in un contesto storico e sociale sono determinanti per la crescita di un paese. I massimi esponenti politici fuori Casarano sono i due consiglieri provinciali, il dott. Franco Pisano (DS) e Claudio Casciaro (Margherita); grazie alla loro presenza siamo riusciti a non perdere il carro della Provincia che ci ha permesso di ottenere lusinghieri risultati. Alla regione, a Roma, non riusciamo più ad esprimere figure da candidare, perché?

I Ria, i Fitto, sono il risultato di una “scuola” politica nei loro paesi o elementi dalle spiccate capacità che hanno saputo emergere? Non lo so!

Non conosco le realtà di Taviano e Maglie; conosco meglio quella casaranese. Grazie a questo sito, ho avuto l’opportunità di conoscere molte persone, e comunque non ho la presunzione di sapere tutto di tutti, al contrario, riconosco i miei tanti limiti. Questo però non mi impedisce di lanciare alcune riflessioni da implementare con le vostre.

Da parte mia, noto questo - sedi di partito semideserte, “sezioni” che la gente non sente proprie.

Tutto questo nasce sicuramente dall’immagine che la politica ha dato di se, dai messaggi negativi che dai loro protagonisti riceviamo. Perché allora la gente dovrebbe frequentare le sedi di questi partiti, per puro masochismo?

Ed i partiti che fanno per avvicinare la gente?

Come si può sperare di creare una classe dirigente se manca la partecipazione?

Se paragoniamo la politica allo sport, possiamo affermare che nelle sezioni manca il vivaio dei giovani, da dove poi emergerà il campione. Ma i giovani, per potersi avvicinare alla politica hanno bisogno di confrontarsi con persone con la P maiuscola, i giovani vanno in cerca di valori, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a realizzare i loro sogni non a reprimere ciò che di bello sentono. Francamente la politica locale e nazionale non lo permette e se riflettiamo un po’ ci accorgiamo subito, che non vediamo un volto nuovo nella politica da decenni, sono sempre gli stessi, si riciclano, passano da destra a sinistra e viceversa con disinvoltura, tanto sottile ormai è diventata la differenza fra i due schieramenti politici. Se una certa differenza ancora c’è fra sinistra e destra nell’impostazione o nelle origini, nella sostanza hanno raggiunto quasi la parità, come disse il buon profeta G. Gaber nella sua ultima canzone. Tutto questo dovrebbe far riflettere i nostri politici, questa involuzione, frenata apparentemente con la fine della I Repubblica, sta continuando sempre più ad accentuarsi, non vorrei che avvenisse come sta succedendo nel calcio, dove la mancanza di un certo rigore morale e sportivo ne sta decretando la fine. I politici, se vogliono il bene di Casarano e di questa nazione devono rimettersi in discussione, fare una seria autocritica ed iniziare da subito a trovare nuove strade di aggregazione che avvicinino i giovani alla politica se vogliamo dare un futuro, ricominciare tutto da zero, aprire le porte del palazzo ai cittadini, dar loro la possibilità di poter partecipare direttamente alla vita politica e amministrativa, facendoli riappropriare di uno strumento “la politica” che deve essere al servizio della collettività. C’è bisogno che ogni partito di Casarano estirpi “la gramigna” cresciuta all’interno del proprio orticello, per dare la possibilità alle piante sane di poter crescere. Voi signori capigruppo, segretari, amministratori conoscete  perfettamente tutto questo, ma non fate tutto quello che dovreste fare perché ritorni la pulizia, la trasparenza, la partecipazione, anzi vedete tutti quelli che vi dicono queste cose come un avversario. Senza quasi accorgervene vi siete allontanati dalla realtà, dalla semplicità del fare le cose,  impantanandovi nella melma del compromesso.


Casarano 03/04/04 - Ci scrive Francesco De Vita

areamoderatacasarano@libero.it

 

Caro Eugenio,

 

Non ho parole per complimentarmi per la tua dovizia nell'esporre il mondo della politica.

 

La tua esposizione, va intesa come una sorta di chiamata alle armi, (della forza di volontà), necessaria e determinante se si vogliono cambiare le cose.

 

Nel tutto, vorrei offrirti un tassello, che potrebbe far comprendere meglio la causa di questo teatrino:

 

Un giorno l'uomo era solo; poi il Signore gli procurò una donna.

L'uomo e la donna procrearono e diedero vita ad una famiglia; La procreazione andò avanti e tante famiglie

formarono una comunità, che a loro volta formarono un paese, una città e via via sino allo stato.

 

L'uomo, stando in compagnia aveva bisogno di regole civili di convivenza ed organizzazione.

Da qui nasce la Pubblica amministrazione (quella moltitudine di uomini e donne, al servizio della Cittadinanza).

 

Ma avvenne un giorno che, la pubblica tribù, resasi conto del potere che aveva in mano, stanca di essere al servizio, iniziò a formulare regole e norme avulse dal contesto della cittadinanza che sta nel privato.

 

I più furbi imbraccarono il mondo della politica. Vuoi un dato: Quasi il 90 % dei politici, appartiene al mondo del lavoro pubblico.

 

E si caro Eugenio. E' proprio qui il bandolo della matassa. Ma cosa vuoi che gliene importi al politico degli ideali, delle coerenze, delle concretezze degli interventi o della salvaguardia del lavoro. Comunque vada, nessuno potrà mai negargli lo stipendio mensile ed il giorno che deciderà di mollare la politica,  sospenderà l'aspettativa oe continuerà tranquillamnete a fare qualcosa, perchè nessuno gli ha tolto il posto.

 

Il furbo che è finito a lavorare nel settore pubblico, ad un certo punto si sente appiattito.

Ci sono due strade per acquisire visibilità e notorietà, con tutti i tornaconti positivi: Sindacato e Politica. (alèee ....stricame tuttu).

Come fai ad accettare la privatizzazione che è legata al concetto di risultato con merito, profitto e competitività, quando U POSTU serve solo per essere tale, assentarsi quando si vuole, certificare con complicità periodi più lunghi, essere presenti per riposarsi di altre fatiche extra POSTU ecc. ecc., per non parlare di benefit, buoni pasto, 13a 14a, BUONUSCITA milionaria, Lauta Pensione ed alleggerimenti del tipo, chiesa servi e chiesa manci.

 

Se l'uomo (inteso come società privata) non si rende conto che deve trovare il modo ed il tempo per avviare ed esercitare un controllo ai Politici per il rispetto delle regole, penso che finirà male per tutti ! ! !

 

Io, spero che me la cavo. ! ! !